“Intervista” Bonanni: «Gli statali non sono il primo problema»

08/01/2007
    domenica 7 gennaio 2007

    Pagina 4 – Primo Piano

    Intervista
    a Raffaele Bonanni

    «Gli statali? Non sono
    il primo problema»

      STEFANO LEPRI

      ROMA
      «Io dico questo a Romano Prodi: basta affrontare ogni questione separatamente; ci faccia invece una proposta complessiva, di un patto per rilanciare lo sviluppo»: Raffaele Bonanni, segretario generale della Cisl, non pare proprio entusiasta dell’offerta del leader della Cgil Guglielmo Epifani di trattare sulla mobilità degli impiegati pubblici.

      Non dice di no, Bonanni, ma sostiene di non capire questa subitanea attenzione al pubblico impiego: «Occorre mettere in piedi, come lo stesso Epifani sa bene, uno scambio complesso, perché patto per la produttività nel settore privato e nel settore pubblico, riforma del capitalismo italiano malato, sono parti di un unico quadro».

      Non vorrà negare che l’efficienza dello Stato sia un problema urgente…

        «Niente affatto. Ma in questi giorni viene usato per distrarre l’attenzione. Anzi, già che è l’Epifania, auguro una calza piena di carbone al professor Pietro Ichino, che se la prende con gli statali dicendo che sono nullafacenti. Carbone di zucchero, naturalmente».

        Il ministro della Funzione pubblica, Luigi Nicolais, ha detto a La Stampa che riformare la pubblica amministrazione è più urgente che riformare la previdenza.

          «Qui è il governo che se la canta e se la suona. Ripeto, noi come Cisl ci aspettiamo una proposta complessiva, e siamo indisponibili a negoziare su un solo pezzo. In Italia occorre accrescere la produttività di sistema, ovvero in tutti i settori. Siamo del tutto favorevoli a una stagione riformista che introduca una maggior concorrenza. Ma non solo. E’ stato l’amministratore delegato della Fiat, Sergio Marchionne, ad affermare che le auto prodotte a Termini Imerese costano l’8% in più per l’inefficienza del sistema dei trasporti. Il forte calo del deficit credo debba convincere il governo a spendere di più in infrastrutture».

          Vediamo però, in questo quadro d’insieme, che cosa si può discutere per gli statali.

            «Su compensare produttività e merito la Cisl è senz’altro d’accordo. Su certe altre questioni sono anche più radicale di Epifani: ad esempio, occorre togliere le mani della politica dall’amministrazione. All’inizio degli Anni 90 si erano compiuti degli sforzi in questo senso, poi siamo ritornati molto indietro. Occorre che l’amministrazione pubblica sia come una azienda privata: gli azionisti danno indicazioni, il management le realizza. L’unica differenza è che gli azionisti sono gli elettori, rappresentati dai politici».

            Se ho capito bene, lei vuole tornare all’inamovibilità dei dirigenti pubblici. Niente spoils system.

              «Guardi che in Francia, la cui amministrazione ha fama di grande efficienza, la tecnostruttura è stabile. Resta, quando i governi cambiano».

              Di compensare la produttività degli statali si parla da anni. Poi, anche per la difficoltà di misurarla, si finisce per distribuire i soldi in più tra tutti.

                «No. Non è affatto difficile misurare la produttività dei pubblici dipendenti, in termini di procedure. Si misura quanto tempo ci si mette a sbrigare le pratiche, in parole povere. Con l’informatica diventa anche più facile. Per l’informatica anche occorre spendere: lo sa che il 95% delle amministrazioni non ha la banda larga? Come Cisl vogliamo anche chiedere un fondo per la formazione permanente dei pubblici dipendenti. Le aziende private riqualificano; occorre farlo anche nel pubblico».

                E sulla mobilità? Spostare gli impiegati da dove hanno poco lavoro a dove servono?

                  «Da amministrazione ad amministrazione nella stessa provincia, senz’altro. Ma da città a città, dal Sud al Nord: ci rendiamo conto che si parla di persone, con una famiglia, dei legami? Nemmeno per le aziende private è facile».

                  Nicolais dice che ci sarà un fondo per la mobilità.

                    «Un accordo si può trovare. Ma ne approfitto per ricordare due dati: lo statale medio non va oltre i 1200 euro mensili, meno di un metalmeccanico; e di pubblici dipendenti ne abbiamo meno della Gran Bretagna».