“Intervista” Bonanni: «basta con le ingerenze dei partiti»

05/07/2007
    giovedì 5 luglio 2007

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    Intervista: Raffaele Bonanni/Segretario generale della Cisl

      «Ora basta con le ingerenze dei partiti»

      di Giorgio Pogliotti

      ROMA
      «I partiti facciano un passo indietro, la trattativa sulle pensioni si è caricata di troppi significati politici. È comprensibile che si occupino di temi come la previdenza, ma le minacce di far cadere il governo se al tavolo negoziale non vengono approvate determinate proposte suonano come un’invasione di campo che deve finire, per consentire alle parti sociali di portare a termine la trattativa».

      Nel lanciare questo monito, il leader della Cisl, Raffaele Bonanni, sottolinea che lo scalone della legge Maroni «è solo uno dei problemi, non è il problema », mentre la proposta del ministro Damiano — uno scalino a 58 anni per il 2008, con incentivi e verifica dopo un triennio — rappresenta «una buona soluzione » che «rispetta il principio della libertà di scelta».

      Lei parla di strumentalizzazione della politica, però anche il sindacato è apparso sensibile alle sirene dei partiti.

        Occorre essere chiari. Laddove ci fosse anche solo una parte del sindacato che risponde a stimoli politici, ciò va considerato un errore perché è una rinuncia all’autonomia, che è un valore da preservare sempre. Non solo dobbiamo essere, ma dobbiamo anche apparire autonomi.

        Come uscire dal "cul de sac" sulle pensioni?

          Con la proposta Damiano che garantisce lo stesso equilibrio finanziario con scalini, un meccanismo premiale per chi resta, e una verifica dopo un periodo sperimentale, superando il problema lavori usuranti che, peraltro, riguardano trasversalmente il mondo del lavoro.

          Per il Tesoro questa proposta non offre garanzie sui risparmi.

            Non è vero. Al termine dei tre anni c’è la verifica: se rispetto ad un x di persone previste, ad andare in pensione sono x+y, l’equivalente di questo y dovrà essere coperto innalzando l’età pensionabile.

            Dopo un triennio si salirebbe a 60 anni.

              Ripeto: la proposta garantisce l’equilibrio finanziario.

              Come replica a chi accusa il sindacato di proteggere solo chi è in procinto di andare in pensione e non quella platea di giovani che non sa quando e come ci andrà?

                Il programma del Governo parla di abolizione dello scalone, ma a noi ci chiedono di essere più rea-listi di loro. Abbiamo mostrato grande responsabilità accettando gli "scalini", ma ora spetta al Governo presentarsi al tavolo con un’unica proposta. Non si sente parlare che di scalone, possibile che nessuno si sia accorto delle novità per i giovani?

                Si riferisce ai 600 milioni per il pacchetto giovani?

                  Esattamente. La contribuzione figurativa piena sui periodi coperti da disoccupazione interessa gran parte dei lavoratori in edilizia, agricoltura, o nelle piccole imprese. I periodi compresi tra un licenziamento e la riassunzione saranno coperti dai contributi in modo da arrivare ai fatidici 40 anni per andare in pensione con il massimo. Questi lavoratori non raggiungono quasi mai il massimo, perché non vengono conteggiati i periodi di disoccupazione. La totalizzazione per il cumulo dei periodi contributivi e il sostegno per il riscatto della laurea, per conteggiare ai fini pensionistici i 4 anni di università, il cui riscatto è oggi troppo oneroso.O l’aumento dal 3 al 5% del salario di produttività soggetto ad un’esenzione contributiva, accompagnato dalla copertura previdenziale. Tutte misure a sostegno dei giovani.

                  Parla di invadenza dei partiti. Non pensa anche il sindacato abbia delle responsabilità?

                    Per arginare l’invadenza della politica serve un nuovo protagonismo nelle relazioni industriali tra le parti sociali. Propongo a Confindustria di confrontarci prima per presentarci a Palazzo Chigi con una proposta unitaria sugli incentivi ai contratti di secondo livello