“Intervista” Bombassei: «stravolto l’accordo welfare»

23/11/2007
    venerdì 23 novembre 2007

    Pagina 33 – Economia

    Confindustria «Così salta la concertazione»

      «Hanno stravolto l’accordo welfare»

      Bombassei: modifiche inaccettabili

        «Sui contratti a termine
        avevamo concordato
        qualche modifica solo
        per limitare gli abusi,
        ma sono state stravolte»

        Roberto Bagnoli

        ROMA – «Noi non ci stiamo, se il testo resta così dobbiamo considerare finita la fase della concertazione». Al telefono dal suo ufficio di Stezzano, provincia di Bergamo dove ha sede il centro di ricerca e sviluppo della Brembo, il vicepresidente di Confindustria Alberto Bombassei ha un diavolo per capello. Le modifiche al protocollo sul welfare fatte ieri dalla Commissione lavoro della Camera non sono affatto gradite agli imprenditori. «Cosa abbiamo discusso a fare in questi mesi se poi fanno quello che vogliono? si chiede amareggiato Bombassei – a cosa serve la concertazione se non a farci perdere tempo e basta?»

        Andiamo con ordine, che cosa non accettate?

        «Soprattutto le variazioni sui contratti a termine. Avevamo concordato di cambiare insieme al governo e ai sindacati alcune cose, nel senso di trovare dei correttivi per evitare gli abusi, e ci troviamo di fronte a uno stravolgimento inaccettabile».

        Ma quali sono questi punti inaccettabili?

        «A luglio avevamo stabilito che dopo 36 mesi ci potevano essere altri rinnovi ma con la presenza di un sindacalista. Poi il governo ci ha chiesto di limitare a una volta sola la proroga dopo 36 mesi ma la durata di questo rinnovo la dovevano stabilire le due parti interessate. E invece salta fuori dalla Commissione la durata di 8 mesi. Un diktat assurdo ».

        Immagino ci saranno altre cose…

        «Certo. Vogliamo parlare dei criteri stravolti per definire i lavori usuranti? O l’abrogazione dello staff leasing nonostante ci fosse l’intesa di affrontare il tema in un tavolo specifico coi sindacati e con l’esecutivo? Senza parlare dell’introduzione di poche ma diaboliche parole per stabilire che il lavoro subordinato deve essere "di regola" a tempo indeterminato. Ma così si torna indietro di 40 anni! Sono veramente schoccato da questo comportamento».

        In concreto quali danni vi comporta la proroga di otto mesi?

        «E’ un ingiustificato limite all’organizzazione produttiva che rischia di penalizzare per primi i lavoratori. Poi è anche una questione di principio. Cosa abbiamo discusso a fare per giorni e nottate intere se poi la maggioranza che sostiene il governo la cambia a suo piacere? Senza contare che, alla fine, le modifiche sono volute dalla sinistra radicale che porta avanti una cultura anti- industriale che dà veramente fastidio. A qualcuno magari secca ma le cose stanno così ».

        Torna ad accusare il ministro Damiano di fare il gioco del suo ex sindacato?

        «Per carità, non torniamo su quel terreno. Voglio dire che se al governo il testo non andava bene, doveva chiamare le parti sociali e chiedere di modificarlo! E’ la base della concertazione. O no?»

        Confindustria in nessun modo è stata contattata?

        «Assolutamente no. Le variazioni le abbiamo apprese dalle agenzie di stampa. E vorrei far notare che sono state votate a maggioranza, contro il parere del governo, anche dagli esponenti del nascente partito democratico che si ostina a definirsi riformista. Se il buongiorno si vede dal mattino…»

        Gianni Pagliarini (Pdci), presidente della Commissione Lavoro alla Camera ha detto che voi non avete capito gli emendamenti.

        «Stia tranquillo, noi li abbiamo letti e compresi benissimo. Lo vede anche un bambino che ci sono delle differenze sostanziali con il vecchio testo ».

        E quindi cosa farete?

        «Se non si torna, nei successivi passaggi parlamentari, al testo concordato tra le parti sociali significa che si vuole uccidere il metodo della concertazione. Un capolavoro!».

        Però nel protocollo ci sono anche molte cose positive per le imprese, come i bonus per lo straordinario e i premi aziendali…

        «E’ vero, ma non ci dimentichiamo che il negoziato doveva avere al centro il rilancio della competitività e invece andiamo nella direzione opposta ».

        Non è eccessivo?

        «Purtroppo no. Si favorisce la delocalizzazione delle imprese. Se io dovessi scegliere un investimento per la mia azienda con queste regole avrei dei forti dubbi a puntare ancora sull’Italia».