“Intervista” Bombassei: «Siamo al paradosso»

15/06/2007
    venerdì 15 giugno 2007

      Pagina 5 – Primo Piano

      Alberto Bombassei

        «Produttività, siamo al paradosso
        Offriamo più soldi e la Cgil blocca»

        Roberto Bagnoli

          ROMA- «Oggi è il momento della verità per concordare con il governo e i sindacati cosa veramente fare per aumentare salari e produttività ». Alberto Bombassei, vicepresidente di Confindustria per le relazioni industriali, condivide l’allarme di un sistema di relazioni industriali che non funziona più e spera che «l’amico Epifani» riesca a disinnescare i freni schiacciati da una parte della Cgil.

          Ichino sul Corriere ha parlato di «contratto impossibile» e di relazioni industriali bloccate.

            «Ha perfettamente ragione. D’altra parte, fino a che non avremo una maggioranza sindacale che la pensa allo stesso modo non potremo mai cambiare niente. In questi tre anni, è bene ricordarlo, il contenzioso è stato dentro il sindacato non con le aziende».

            Insomma, per voi imprenditori è sempre colpa del sindacato…

            «Per essere più preciso direi della Cgil. Proprio adesso che si intravede una linea comune con una parte del sindacato e con la parte più innovativa del governo, mi piacerebbe che anche la Cgil riuscisse a smarcarsi dalle sue correnti più integraliste e accettare di riscrivere regole ormai vecchie».

            Il professore però parla anche di regole di base che vanno condivise…

            «Ma le regole di base oggi devono andare nella direzione presa dal resto d’Europa: coinvolgimento dei lavoratori, massima flessibilità, una parte del salario legato alla produttività. Sono regole che si condividono o alla fine bisogna ammettere che è in crisi la rappresentanza».

            Di questa crisi voi imprenditori non avete qualche colpa?

            «L’autocritica non ci manca ma in questa vicenda proprio non le vedo. Pochi mesi dopo l’esordio della Confindustria di Montezemolo, nel famoso luglio del 2004, presentammo al sindacato un documento per iniziare a discutere nella massima trasparenza di nuovi modelli contrattuali. Tutti sanno come è andata a finire: Epifani si alzò e se ne andò ».

            Sono passati quasi tre anni. E nel frattempo?

            «Nel settembre 2005 la Confindustria elaborò un documento specifico invitando ancora il sindacato a raggiungere una posizione comune. Purtroppo stiamo ancora aspettando ».

            Il ministro dell’Economia Tommaso Padoa-Schioppa vi ha dato una bella mano: ha detto che il sindacato o si rinnova o è destinato a sparire.

            «Naturalmente condivido. Il fatto paradossale è che al centro non c’è solo il destino del sindacato ma i posti di lavoro. Quando va in crisi il sistema produttivo, incapace di rinnovarsi e di competere, alla fine le aziende sono costrette a ridimensionarsi o a chiudere. Bisogna stare molto attenti. Come è paradossale che, in questa fase, siamo più noi imprenditori a indicare la strada per aumentare i salari che non il sindacato. Lo dico senza presunzione e con amarezza».

            Oggi riprendono i tavoli col governo. Che previsioni fa?

            «L’impegno, preso a marzo, era di chiudere il negoziato entro la fine di giugno su tutte le principali questioni aperte come le regole contrattuali e gli ammortizzatori sociali. Francamente mi sembra improbabile trovare una soluzione in due settimane ».

            E allora cosa succede?

            «Succede che si perde un altro anno. Perché se il governo non indica adesso le risorse da destinare per sostenere i nuovi assetti contrattuali e metterle nel Dpef, tutto va all’anno prossimo. Un vero peccato perché ci sono le condizioni per trovare la convergenza. Il ministro del Lavoro Cesare Damiano ci ha messo grandissima volontà, Padoa- Schioppa ha promesso le risorse, Cisl e Uil sono d’accordo. Si sta discutendo di come mettere più soldi in tasca ai lavoratori e la Cgil non ci sta. E’ incredibile».