“Intervista” Bombassei: la concertazione è a senso unico

13/07/2007
    venerdì 13 luglio 2007

    Pagina 5Primo Piano

      LA CONFINDUSTRIA

        Bombassei: ma la concertazione è a senso unico

          «La fanno solo con i sindacati. Epifani è il regista. Amato sbaglia: la mobilità lunga pesa molto meno dell’anzianità»

            Roberto Bagnoli

            ROMA- Non è piaciuta per nulla a Confindustria la «punzecchiatura» prima fatta dal ministro dell’Interno Giuliano Amato poi ripresa dal segretario Cgil Guglielmo Epifani che hanno criticato gli imprenditori di fare il doppio gioco: da una parte il vertice chiede di alzare l’età pensionabile, dall’altra gli imprenditori vogliono mandare via i cinquantenni. Per il vicepresidente di Confindustria Alberto Bombassei ( foto) «la frase è un escamotage dialettico, occorre distinguere tra le esigenze che talvolta si presentano in azienda e gli interessi del Paese».

            E’ lo stile di Amato, una battuta…

              «Sarà stata anche una battuta o un svista ma poi il giorno dopo anche il segretario della Cgil Guglielmo Epifani ha ripreso lo stesso concetto seguito, anche se non è stato riportato sulla stampa, dal ministro del Lavoro Cesare Damiano. Un clima non gradevole, da concertazione al contrario».

              Forse esagera. Altri ministri la pensano come voi.

                «E’ vero. Le parole di Massimo D’Alema, Emma Bonino e Barbara Pollastrini dimostrano che anche a sinistra c’è chi pensa sia antistorico il comportamento di opporsi all’aumento dell’età pensionabile, una tendenza ormai accettata da tutta Europa».

                Epifani ha detto che ci sono molti imprenditori grandi e piccoli, tra cui banchieri che lo sostengono a tener duro, a non fare accordi sulle pensioni.

                  «Non so chi abbia sentito Epifani, forse sarebbe più serio fare nomi e cognomi. E poi non si può generalizzare: anche tra gli operai ce ne sono molti che sono d’accordo con le proposte di Confindustria ma questo non significa nulla. E, in ogni caso, non usiamo quella tecnica. Noi, come associazione delle imprese, chiediamo di alzare l’età pensionabile solo perché il sistema rischia di non essere più sostenibile con l’allungamento della vita media. E’ un fatto di responsabilità».

                  Forse il numero uno della Cgil si riferisce alla mobilità lunga.

                    «E’ un errore clamoroso che Epifani non può commettere. La mobilità lunga non c’entra niente con le pensioni, rientra nel capitolo ammortizzatori sociali per affrontare crisi aziendali. Sono casi eccezionali e comunque decisioni prese in accordo con i sindacati che riguardano 6 mila persone all’anno contro i 130 mila pensionati. Si tratta di due concetti diversi, chi specula su questo non dice la verità ».

                    E cosa ne dice di Epifani che ha chiesto a Rifondazione di fare passo indietro?

                      «Mi ha colpito. Soprattutto perché dimostra che il vero burattinaio di tutta questa partita è il sindacato e, in particolare, la Cgil. Un sindacato che è riuscito a piegare pure un ministro rigorista come Tommaso Padoa-Schioppa».

                      Anche Raffaele Bonanni (Cisl) ha chiesto ai partiti di starne fuori…

                        «Sarà anche così però alla fine quelli che sono stati tagliati fuori da questa partita siamo stati noi. Non fu così nel 1995, ai tempi della riforma Dini: noi al tavolo c’eravamo eccome anche se alla fine non firmammo. Voglio dire che questa concertazione è solo tra sindacato e governo».

                        Che fine ha fatto il patto sulla produttività?

                          «Me lo sto chiedendo anche io. Tutto le attenzioni sono sulle pensioni e il resto è finito in secondo ordine. Su una considerazione sono d’accordo con Epifani: quando dice che tutta la trattativa è "una maionese impazzita"».

                          E le vostre proposte per l’eliminazione dei contributi aggiuntivi sugli straordinari?

                            «E’ un capitolo che dovrebbe stare all’interno dello stanziamento di 300 milioni indicato dal governo. Purtroppo continua a mancare il quadro complessivo del confronto impedendoci di formulare le nostre proposte».