“Intervista” Bocca: «Aspettiamo russi e cinesi»

25/11/2002



            25 novembre 2002


            TURISMO
            Bocca (Presidente Federalberghi)
            «Aspettiamo russi e cinesi»
            M.Se.


            Il trend in discesa a causa del rallentamento dell’economia è innegabile. Ma altrettanto certa è la possibilità di riscatto, grazie a due nuovi mercati che si aprono al settore alberghiero italiano: quello russo e quello cinese. Ecco perché il presidente di Federalberghi, Bernabò Bocca, evita di usare toni troppo improntati al pessimismo e invita a esplorare tutte le potenzialità per un ulteriore sviluppo. Presidente, i dati congiunturali del 2002 restano poco lusinghieri, ce li ricorda?
            A oggi, abbiamo una flessione dello 0,4% in termini di presenze; il calo delle entrate valutarie turistiche del 2002 si attesta sul 7% in meno e quindi il fatturato annuo dovrebbe registrare 2 miliardi di euro in meno rispetto al 2001. In termini occupazionali, registriamo invece un calo di 25mila assunzioni.
            Quali sono le cause dell’attuale crisi?
            L’effetto "11 settembre" si è esaurito nella prima metà dell’anno, adesso è la crisi mondiale dell’economia che induce le famiglie a tagliare i costi delle vacanze. Sul nostro Paese ha pesato soprattutto il calo del turismo proveniente dal Nord America, che è quello più "ricco".
            Ci sono spazi per poter invertire il trend?
            Ci sono due mercati che noi dobbiamo aggredire: quello russo e quello cinese. Il primo è rimasto fin qui lontano dall’Italia a causa delle lungaggini necessarie per ottenere il visto turistico: la scarsa presenza di personale presso i consolati comportava un mese di attesa per ottenere il documento. Grazie alla nostra battaglia, in Finanziaria sono stati destinati un milione e mezzo di euro per aumentare gli organici necessari a tagliare questi tempi di attesa.
            Quali sono invece le potenzialità del mercato cinese?
            Il 5% della popolazione cinese ha un reddito medio-alto e aspira a compiere un viaggio in Italia. Si tratta di 60 milioni di persone che, in buona parte, vorrebbe venire in vacanza nel nostro Paese, ma non può farlo. Manca infatti un trattato bilaterale fra l’Unione europea e la Cina che consenta di rilasciare ai cinesi un visto turistico. Poiché la trattativa va per le lunghe, la Germania si è mossa autonomamente e accoglie già un gran numero di cinesi nei propri alberghi di Monaco e di Francoforte. Noi chiediamo alla Ue di accelerare i tempi oppure spingeremo il Governo a fare da solo.
            E sul fronte interno?
            Desideriamo che il settore dei trasporti venga valorizzato, perché oggi i destini del turismo sono legati a doppio filo con la raggiungibilità dei posti di villeggiatura.