“Intervista” Billè:«Un club che ha sbagliato tutto»

06/09/2002


 
VENERDÌ, 06 SETTEMBRE 2002
 
Pagina 9 – Economia
 
L´INTERVISTA
 
Il presidente della Confcommercio: falso in bilancio e sommerso non servono a chi fa la spesa
 
Billè contro Berlusconi e D´Amato "Un club che ha sbagliato tutto"
 
 
 
"Un cumulo di errori commessi, senza nemmeno un barlume di autocritica"
 
LUCIO CILLIS

ROMA – Attacca il governo. Prende per i capelli Confindustria. E dice: «No, questa volta proprio non ci sto. Confesso che leggendo certe analisi sulle cause che hanno prodotto questa situazione (l´intervista al presidente degli industriali, Antonio D´Amato sul Sole 24 Ore di ieri – ndr), analisi che non contengono nemmeno un barlume di autocritica, per il cumulo di errori commessi, quasi che questa crisi fosse arrivata per partenogenesi, mi viene la pelle d´oca…». L´affondo è duro, frontale, ma non proviene dal mondo della politica. Il protagonista è il leader di Confcommercio: Sergio Billè distribuisce bacchettate sui nodi che legano lo sviluppo. Picchia duro sul Pil che rantola, sulle «briciole da un milione al mese» riservate ai pensionati e su misure come «falso in bilancio, scudo fiscale, sommerso che non servono a chi deve fare la spesa ogni giorno». Nel mirino entra così il governo e lo stesso premier Silvio Berlusconi. Assolto, invece, anche se con qualche zona d´ombra sul suo operato, il ministro Giulio Tremonti.
Presidente, il suo è un attacco molto deciso…
«Oggi paghiamo il prezzo di decisioni sbagliate, assunte nell´estate dello scorso anno da un ristretto e privatissimo club di soci (noi ne fummo esclusi) che ha messo al primo posto il rilancio dell´offerta industriale e non quello dei consumi».
Forse non è tutta colpa di quello che lei chiama "club", ovvero l´asse Confindustria-governo. Non scontiamo anche l´11 settembre?
«Ma è questa la cosa più grave: nemmeno dopo quella tragedia s´è visto un mutamento nella rotta dell´esecutivo».
Colpa di Tremonti, allora…
«Non voglio scaricare tutte le responsabilità sul ministro dell´Economia, sottoposto a forti pressioni per mantenere quella rotta. Il risultato è sotto i nostri occhi: nonostante gli incentivi, la produzione è sott´acqua, i consumi sono in una fase di avvitamento, vicini alla crescita zero. Per non parlare del crollo delle entrate».
Forse poteva far scattare anche lei l´allarme.
«Ma vai un po´ a suonare e a scampanellare a quel ristretto club di soci… È stato tutto inutile. E poi, non contento di questo, il club non ha affrontato con gradualità e prudenza la riforma del lavoro. Visto il difficile momento economico non c´era bisogno di dare un calcio sugli stinchi al lavoratori modificando l´articolo 18».
Lei ha firmato il Patto, però.
«Parliamone allora: è un tentativo di far inghiottire alla gente la riforma dell´articolo 18, avvolgendola con un po´ di mollica di pane. Meglio di niente, certo, ed è solo per quello che abbiamo allora definito "spirito di servizio" che lo abbiamo firmato».
Un bilancio negativo dell´operato dell´esecutivo, dunque…
«Mi auguro che il governo si ravveda, metta in ferie i club e decida di fare l´unica cosa che questo paese chiede da un pezzo: una vera riforma fiscale. Solo così si potrà porre fine al tormentone su prezzi e tariffe, che prima di spaventare i consumatori spaventa i commercianti, molti dei quali, proprio per il crollo dei consumi, non vedendo vie d´uscita dal tunnel, sono vicini alla canna del gas…».
Sui prezzi però non ci sono stati abbagli collettivi: qualcuno, anche tra i suoi associati, ha giocato sui rincari.
«Dico solo che in ogni filiera c´è anche la mela marcia. E l´unico modo per bloccare i prezzi è far ripartire il mercato».
Il condono, infine…
«Dulcis in fundo: per un governo che aveva dichiarato guerra al sommerso, è un provvedimento che ha il sapore del paradosso. Molti però lo aspettano, lo hanno messo in conto cominciando ad evadere le tasse. Comunque, prima lo si fa meglio è. A patto che quelle entrate prendano la via degli investimenti…».