“Intervista” Billè: «Un intervento, e subito per rilanciare i consumi»

03/05/2002





«Un intervento, e subito per rilanciare i consumi»

ROMA — «La chiave è fare ripartire i consumi. Senza di ciò è inutile farsi illusioni, l’Italia continuerà a stentare sia sul versante della crescita, sia su quello dell’occupazione». Sergio Billè, presidente della Confcommercio, punta al sodo: senza sostegno ai consumi il resto sono solo chiacchere.
Lei non crede alla previsione del governo che il Pil italiano quest’anno crescerà del 2,3%?
«Non ci facciamo illusioni. La Commissione Europea stima una crescita dell’1,5% per l’Europa e tra l’1,3 e l’1,4% per l’Italia. La stessa previsione del nostro centro studi».
Eppure la locomotiva Usa è già ripartita.
«Vero, ma il vagone europeo stenterà ad agganciarsi».
Perchè?
«I motivi sono due. Il primo è che l’Europa e l’Italia non hanno l’elasticità degli Usa. Ciò nel bene e nel male, nel senso che assorbono meglio le fasi di crisi, ma sono più lente quando si tratta di accelerare».
Il secondo motivo?
«I vincoli del patto di stabilità ci impongono rigidità che gli Usa non hanno perchè trasferiscono tutto sul deficit commerciale. E’ come se l’Europa avesse sempre il freno a mano tirato. In più l’Italia per riparare il suo debito pubblico deve usare ogni anno circa il 3% del Pil».
E allora che si fa?
«Forse dobbiamo cominciare a chiederci se gli stretti vincoli di Maastricht siano l’unica terapia per uscire dall’imbuto».
Diventa anche lei euroscettico?
«No, ma esorto a guardare in faccia i problemi e a ragionare sulle possibili soluzioni».
Appunto, guardiamo i problemi italiani.
«Un dato è certo: i consumi in Italia determinano il 70% del Pil. Se i consumi non decollano il Pil non può crescere».
E la previsione del governo?
«Credo sia un obiettivo politico e come tale è legittimo. Però finora non ho visto azioni vere per realizzarlo».
A che cosa si riferisce?
«Al fatto che l’erosione del potere d’acquisto della famiglia media, cominciata nel ’92, non si è mai fermata. I cittadini hanno fatto sacrifici senza avere nulla in cambio. Anzi, è successo di peggio».
Ossia?
«Negli ultimi dieci anni le imposte locali sono più che triplicate. La riduzione della pressione fiscale generale è stata assorbita da quella locale. Insomma, i cittadini hanno sempre meno soldi e frenano i consumi. In più ora c’è anche la conflittualità sociale».
Questo che c’entra?
«Semplice, i consumatori hanno nuove incertezze. A questo punto bisognerebbe chiedersi quanto costa la battaglia sull’articolo18. Abbiamo tenuto il paese ingessato per quattro mesi senza concludere nulla».
Dove colpisce di più la crisi dei consumi?
«Sui beni durevoli. Il crollo negli acquisti di auto, elettrodomestici, oreficeria, tecnologie, sono la prova. Poco brillante è anche l’abbigliamento. Tengono, invece, i consumi alimentari anche se ci sono segnali di crisi pure nella grande distribuzione».
Domanda da un milione di dollari: come se ne esce?
«E’ sempre più urgente la riforma fiscale proposta da Tremonti. Se non si agisce subito gli effetti saranno devastanti. Questo è il rebus che deve risolvere il governo».
In sostanza, vanno calate le tasse?
«Di certo non si possono chiedere altri sacrifici, nè alle imprese, nè ai cittadini. La riforma fiscale va fatta e subito».
Da dove bisognerebbe cominciare?
«Dall’Irpef diminuendola di almeno un punto l’anno già da quest’anno, non dal 2003. Sarebbe anche un segnale di fiducia per i cittadini. Va pure abbattuta subito di almeno un 20% l’Irap per la quota del costo del lavoro. Ancora: va ampliata la sfera di applicazione della Tremonti bis».
Tremonti lo ha promesso dal prossimo anno.
«Rimandare tutto al 2003 potrebbe avere un effetto psicologico molto negativo. Le strade da battere sono tre: restituire denaro alle famiglie per permettergli di spendere di più, abbattere i costi dello Stato, dare più ossigeno alle imprese. Il resto sono chiacchere che non producono risultati».
di Nuccio Natoli