“Intervista” Billè: Siamo al verde, ma vedo rosa

17/12/2003


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18 dicembre 2003 N.51










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PROSPETTIVE: LE PREVISIONI DEL PRESIDENTE DELLA CONFCOMMERCIO



Siamo al verde, ma vedo rosa

 
di
 Bruno Vespa

11/12/2003
  



«Sarà un Natale migliore del precedente» dice Sergio Billè. Pronto ad alzare le barricate contro un fisco vessatorio.

 
Per la prima volta, da più di due anni, sul volto di Sergio Billè, fisiognomicamente portato all’ottimismo, è tornato il sorriso.

«È presto per un bilancio» dice «ma credo che questo Natale sarà migliore di quello dell’anno scorso».
Martedì 9 dicembre la Confcommercio ha diffuso un documento di previsione per il 2004: «Cauta ripresa dei consumi e rallentamento dell’inflazione» è il titolo. Aumenteranno prodotto interno lordo, investimenti, consumi delle famiglie, occupazione. «Attenzione» avverte tuttavia il presidente dei commercianti «i primi segnali di ripresa che stiamo vedendo sono lucciole. Le lanterne arriveranno tra sei mesi».





Sergio Billè, 56 anni, messinese. E’ alla guida di Confcommercio dal 1995


Dove vede la luce?

La Germania ha rialzato la testa: è la nostra locomotiva, tira più degli Stati Uniti. Questo spiega l’atteggiamento del ministro Giulio Tremonti: non potendo sforare lui, ha autorizzato i tedeschi a farlo. Si è messo nella loro scia e ha fatto bene.

E il resto del mondo? E l’Italia?

Il ciclo economico mondiale sta invertendo la rotta, sia pure a singhiozzo. E nonostante tutto credo ancora nelle capacità reattive del nostro mercato.

Pur di spendere gli italiani stanno indebitandosi.

È vero, ma lo fanno per uno scatto di reni che in casa nostra è arrivato dopo la strage di Nassiriya. Tutti si sono accorti allora di essere a un passo dal baratro. Tutti hanno cercato una svolta, anche a costo di indebitarsi.

E il governo? Continua la sua polemica con Silvio Berlusconi?

Berlusconi ha ragione quando dice che è impossibile governare un paese in cui tutti vogliono tutto. Fare vere riforme è un mestiere da acrobati. Pensi alle pensioni. Anche i sindacati sanno che la riforma è indispensabile, ma nessuno è disposto a rinunciare alle sue posizioni di principio. Però…

Però?

Il governo si è mosso in maniera poco accorta, come fece per l’articolo 18. Principio giusto, strategia sbagliata. Non ha tenuto conto dell’effetto rimbalzo che l’annuncio avrebbe prodotto nel Paese. Rimbalzo di cui i sindacati approfittano per mantenere intatto il loro potere. Esattamente come fecero per l’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori.

Che cosa chiede a Berlusconi per aiutare la ripresa?

Il sistema industriale italiano ha perso competitività negli ultimi tre anni e va aiutato a recuperarla. Ma se vogliamo un rilancio vero dell’economia, dobbiamo trasferire gli incentivi dalla produzione ai servizi: sono l’unico settore, in questo momento, a poter creare ricchezza e occupazione.

Chiede incentivi fiscali?

Chiedo all’Europa di dare un senso compiuto alla sua politica. L’Europa è un gigante senza testa. Finora abbiamo assistito a un improduttivo girotondo sulle regole: abbiamo invece bisogno di incentivi fiscali per infrastrutture e investimenti.

Le grandi opere si impigliano spesso nella doppia rete dei finanziamenti e delle autorizzazioni.

C’è una eccessiva stratificazione di poteri tra Stato, regioni, province e comuni. Sono in rotta di collisione su tutto: distribuzione delle risorse, scarico delle scorie nucleari, infrastrutture. Quest’ultimo è il problema più grosso. Basta pensare ai treni ad alta velocità e all’autostrada Salerno-Reggio Calabria. In dieci anni i cantieri sono stati aperti, chiusi, riaperti. Quando tutto funzionerà, forse saranno opere già superate.

Torniamo ai prezzi di questo Natale. C’è stato negli ultimi mesi un aumento generalizzato e ingiustificato e la Guardia di finanza sta ricavando dati che possono determinare un ritocco verso l’alto degli studi di settore che vi riguardano, presumendo guadagni superiori al previsto.

Per capire le ragioni che hanno portato a quest’anno orribile sul fronte dei prezzi, bisogna ricordare che la caduta verticale delle esportazioni e dei consumi interni ha ridotto quasi a zero i margini di profitto per ogni tipo di impresa e prodotto due risultati: reazioni talvolta isteriche degli operatori e bei guadagni per gli speculatori che ci hanno sguazzato.

Sarà pur vero, ma chi ci rimette sono i consumatori.

Suggerisco un antidoto: ricostituire il potere d’acquisto delle famiglie e rilanciare le esportazioni: i prezzi scenderanno. D’altra parte, nel libero mercato i calmieri non hanno mai funzionato.

La Guardia di finanza, intanto, indaga…

Vada pure a controllare i conti delle imprese, ma guardi anche il loro fatturato che non è mai stato così in sofferenza negli ultimi dieci anni. Tutto il sistema fiscale, a cominciare dagli studi di settore, è nato nella previsione di una economia in espansione. Abbiamo avuto un’economia depressa e gli stessi condoni sono una nuova tassa…

Ma sono anche un enorme sollievo per chi era in difetto con il fisco.

D’accordo, noi abbiamo i libri aperti per i controllori ma chiediamo una politica che rilanci i consumi. Anche i prezzi torneranno in equilibrio. E a proposito di tangenti…

Tangenti?

Sì, tangenti. Dentro e fuori la pubblica amministrazione ha ripreso a correre una sorta di corruzione da economia parallela. Tangentopoli è nata per un eccesso di espansione. Qui le cause sono opposte. Ma gli effetti perversi rischiano di essere gli stessi.