“Intervista” Billè: rilancio dei consumi e riforma fiscale

12/05/2003



            12 maggio 2003

            intervista
            Raffaello Masci

            IL PRESIDENTE CONFCOMMERCIO: «SERVE IL BASTONE DELLA SEVERITA’ NELLA SPESA MA ANCHE LA CAROTA DEL SOSTEGNO ALLO SVILUPPO»
            Billè: rilancio dei consumi e riforma fiscale
            «Urgenti nuove misure per fare ripartire la domanda»

            DOPO una annata buona trascorsa in sostanziale freddezza, sabato scorso i rapporti tra Confcommercio e Berlusconi sembra siano stati ricomposti. Le richieste della massima organizzazione del commercio e del turismo sono restate le stesse, quelle finora inascoltate, e sintetizzabili in una politica per il rilancio dei consumi. Il clima però è apparso più disteso e l’obiettivo dei commercianti più abbordabile. Ne parliamo con il presidente Sergio Billè.

            Presidente, avete cominciato a ricorteggiare Berlusconi dopo un periodo di freddezza?

            «Intanto noi non abbiamo mai abbandonato il confronto con il governo. E poi, se lei ricorda, sabato ho parlato di una metà del Paese con i piedi nell’acqua e dell’altra metà che rischia di caderci: non mi pare che fosse propriamente un peana al governo. E poi, siamo seri, noi siamo una organizzazione di imprenditori, con chi dobbiamo affrontare i nostri problemi se non con il governo, forse con Bertinotti?».

            Eppure non mi pare che nelle sue parole ci fosse più lo spirito pugnace di un tempo.

            «Ricordi bene, e vedrà che non abbiamo risparmiato alcuna critica al governo. Gli abbiamo ricordato che per i consumi doveva fare di più e non l’ha fatto, che la battaglia per l’articolo 18 è stato un infortunio, che non ha prodotto nulla se non una tempesta di sabbia conclusa con un dissennato referendum. Gli abbiamo tuttavia dato atto delle riforme attuate e di quelle avviate. Come era giusto. Noi non dobbiamo né fare campagna elettorale né demonizzare».

            Che c’era scritto nel cahier di richieste?

            «Abbiamo presentato dieci punti al presidente del Consiglio».

            Ce li riassuma.

            «Due cose principali: interventi a sostegno della domanda interna, una accelerazione della riforma fiscale».

            Ha avuto l’impressione che il presidente del Consiglio abbia recepito il messaggio?

            «Credo proprio di sì. Per quella che è la sua formazione ha chiarissimi i problemi. Tant’è che si è preso l’impegno di abolire l’Irap, e anche di avviare una politica seria di rilancio dei consumi. Tutte cose che deve fare non solo per noi, ma nell’interesse di tutto il Paese, della ripresa che si annuncia come lui stesso ha sottolineato e – infine – anche per conservare quel consenso che gli italiani gli hanno dato».

            Tutto questo, tradotto in pratica, vuol dire far pagare meno tasse sia agli imprenditori che ai cittadini. Ma Berlusconi ha anche ricordato che l’Agenzia delle entrate si lamenta degli scarsi introiti. Come facciamo?

            «No, no, siamo chiari: il rigore ci serve, ma deve sposarsi con lo sviluppo. La crisi congiunturale non può essere una scusa per non fare la riforma fiscale. Il ministro Tremonti si scontra con un problema che hanno avuto molti suoi predecessori prima di lui, da Quintino Sella in giù. Serve, come sempre, il bastone della severità nella spesa, con la carota del sostegno all’economia e quindi al consumo. Serve il controllo dei conti ma serve anche l’iniziativa politica».

            Per esempio in che cosa?

            «Intanto il nostro è un dissesto di tipo strutturale e non congiunturale, come quello della Germania, e quindi bisogna intervenire con cambiamenti altrettanto strutturali e complessivi. Alcuni provvedimenti del governo, invece, non hanno avuto successo proprio perché settoriali».

            A che cosa pensa?

            «Alla Tremonti bis, per esempio, che ha agito sulla produzione senza avere capacità di stimolare la domanda: così ora siamo pieni di frigoriferi e non sappiamo a chi venderli».

            Fare delle riforme strutturali richiede un consenso largo…

            «… che il governo ha, in entrambi i rami del Parlamento. E comunque – capisco cosa vuole dire – c’è bisogno di una maggiore serenità nella vita politica del nostro Paese. Non è possibile che si assista a questo spettacolo da Colosseo tutti i giorni. Simili show vanno bene per i grandi cantanti, non per fare le riforme. Si calmino tutti, abbassino i toni sia a destra che a sinistra. Il paese ha bisogno di riforme e non di risse sterili».