“Intervista” Billé: referendum, a rischio 100 mila posti

11/03/2003





11 marzo 2003

INTERVISTA

Billé: referendum, a rischio 100 mila posti Ma preoccupa il 70% nei sondaggi per il «sì»

      ROMA – «Il referendum è una bomba a tempo che la sinistra e il sindacato non sanno più cosa fare per disinnescare perché, se passa il sì, finirebbe per danneggiare le piccole imprese che sono le uniche a creare occupazione». Il presidente della Confcommercio Sergio Billé, che oggi a Milano termina il suo tour in giro per l’Italia contro il referendum, butta lì anche una cifra: centomila sarebbero i posti di lavoro a rischio se la gente vota le idee di Bertinotti. E rivela che un sondaggio Datamedia dà per il sì oltre il 70% dei votanti. Preoccupato?
      «Sì. E mi auguro che anche la Cgil rifletta sulla inopportunità di questo referendum che farebbe tornare, per usare un’azzeccata metafora di Giuseppe De Rita, fili d’erba quel milione di imprese che proprio grazie a questo regime differenziato sono diventate cespugli».

      E la proposta di Guglielmo Epifani?

      «Non mi sembra il caso, troppo macchinosa. Allora è meglio andare al referendum».

      Eppure qualcosa bisognerà fare…

      «La mia proposta è di rivedere tutto lo Statuto dei lavoratori, per riscrivere regole che hanno ormai trent’anni. Ma facciamolo quando i cespugli sono diventati alberi e non adesso con i venti di guerra che soffiano su una crisi internazionale già pesante. E’ una follia».

      Non lo si poteva evitare?

      «Se il governo e la Confindustria non avessero sfrucugliato l’articolo 18, come io avevo chiesto, non ci troveremmo in questa situazione. E col referendum, dopo il danno dei 32 milioni di ore di sciopero verificatesi l’anno scorso, la beffa finale per il mondo delle piccole imprese».

      Nel suo tour ha visitato 14 città. Impressione finale?

      «Devo dire che la nostra posizione ha trovato consensi a destra come a sinistra. I dati dimostrano che la grande industria italiana è ormai alla frutta: nel 2002 ha perso 35 mila posti di lavoro e dovrà affrontare nuove pesanti ristrutturazioni. E tutto questo nonostante abbia ricevuto dallo Stato un lungo elenco di aiuti».

      E voi niente, neanche da questo governo?

      «Poca roba, briciole. Pure l’ultima Finanziaria è stantia, non tiene conto della nuova realtà economica: oltre il 40% del prodotto interno lordo arriva dalle nostre imprese. Noi abbiano bisogno di tre cose: pace, serenità e ripresa. All’orizzonte non ne vedo nemmeno una».

      Che cosa chiede al governo Berlusconi?

      «Una forte defiscalizzazione degli aumenti della benzina. Da fare subito per neutralizzare gli effetti perversi che si potrebbero innescare con la guerra. E poi il ministro Tremonti qualche mese fa ci aveva promesso un decreto per stimolare i consumi. Lo aspettiamo ancora».

      Teme davvero che questo referendum possa passare?
      «Bisogna stare attenti. Potrebbero saldarsi a destra e a sinistra strani regolamenti di conti. Noi abbiamo fatto fare a Datamedia un sondaggio e il risultato non è confortante: tra i votanti oltre il 70% è per il sì. Certo il problema è il quorum».
      Voi che cosa preferite: astensione o accorpamento con le amministrative?

      «Molto dipende dalla data del referendum. Se ci sono le condizioni per fare un election day come chiede il ministro del Welfare Roberto Maroni è un conto. Altrimenti è meglio l’ultima data di giugno sperando in una giornata calda».
Roberto Bagnoli


Economia