“Intervista” Billè: «Ora soldi alle famiglie»

11/03/2004

Mercoledì 10 Marzo 2004
L’INTERVISTA
Billè: «Ora soldi alle famiglie e non alle imprese»
Il presidente di Confcommercio domani dal premier: «Gli dirò che deve fa gol lui, o retrocediamo tutti»
di LUCIANO COSTANTINI

ROMA «Ho comperato un biglietto per Lourdes». Scuote la testa Sergio Billè, presidente di Confcommercio. E sospira: «Servirebbe un miracolo perchè qui si fanno solo chiacchiere. Non fa una grinza il ragionamento di Berlusconi quando sostiene che diminuendo le tasse, lo Stato finirebbe col guadagnarci perchè le minori entrate sarebbero compensate da una maggiore circolazione di denaro. Ma mi chiedo, se così è, perchè il suo governo da questo orecchio non ci sente? Se l’esecutivo deciderà di mettere in pratica il convincimento del suo premier la coltre di sfiducia che grava sull’economia scomparirà e anche riforme ineludibili, come quella delle pensioni, diventeranno meno indigeste per tutti. Senza uno scrollone non andiamo da nessuna parte».
E sarebbe il governo a dover dare lo scrollone?

«E certo. Perchè ormai è una pia illusione che possano essere gli Stati Uniti, l’Europa o Babbo Natale a risolvere i problemi. Fa ridere il governatore centrale Trichet quando dice che i consumatori europei devono tornare a spendere. Ma cosa ha fatto sino ad oggi la politica europea, se non ammazzare i consumi?».

Magari servirebbe un tavolo negoziale.

«Ma lasciamo perdere i tavoli. Certi inviti bypartisan alla non belligeranza fanno ridere. Tutti sappiamo che maggioranza e opposizione continuano a parlarsi tenendo i coltelli sotto i tavoli. A Berlusconi voglio dire: guardi che continuando a fare melina a centrocampo, passaggi e passaggeti, l’Italia rischia di finire in serie B e porterà all’irreversibile caduta del sistema industriale e al ristagno dell’economia. Il governo ha una sola punta, si chiama Berlusconi e questa punta, qualche gol, deve farlo. Non so se oggi sia il Milan a portare fortuna al Cavaliere o il Cavaliere a portare fortuna al Milan».

Allora, ridurre le tasse e poi?

«Non mi illudo che le tasse possano essere diminuite domani, ma qualche congruo segnale va dato. Per esempio, allarghiamo il fronte di deducibilità per le imprese. E poi va ridotta l’Irpef. Continuiamo, invece, a dividere la ricchezza con i vecchi criteri. Il direttore generale del Tesoro, Domenico Siniscalco, ha proposto quello che io avevo già consigliato tempo addietro, sospendere per un anno tutti gli incentivi alle imprese per offrirli al mercato. Sono 80 mila miliardi di lire che vengono distribuiti alle aziende, be’ diamoli ai cittadini. E poi parliamo di benzina».

Parliamone, appunto
.
«Non è possibile che ogni volta che l’Opec fa uno starnuto a noi venga la febbre alta. Per un sistema come il nostro, che si regge sul trasporto su gomma, non è più sopportabile che il 70% del prezzo dei carburanti se ne vada in tasse».

Lei dice cosa dovrebbero fare il governo e i petrolieri. Ma voi commercianti cosa siete disposti a fare? Per esempio, sull’euro o sulle pensioni?

«
Il Mondo , che sicuramente è più vicino di noi alla Confindustria, due settimane ha messo in copertina le faccie di chi ha taroccato i prezzi. Purtroppo o per fortuna, la mia non c’era. Ce la prendiamo sempre con le zucchine invece di guardare ai cartelli e agli oligopoli che governano la distribuzione».
Cioè voi non avete colpe?

«Non ho detto questo, ma il commerciante quando alza una saracinesca ha la certezza dei costi e non quella dei guadagni. Purtroppo trasferisce sui prezzi l’indotto dei costi stessi».

Presidente, sulle pensioni sareste disposti a fare un sacrificio?

«Alt, andiamo a vedere chi ha prodotto i maggiori dissesti. Si dice che noi paghiamo un contributo del 17%: vero. Ma non abbiamo le stesse prestazioni dei lavoratori dipendenti. E poi in effetti siamo già ad una aliquota del 20% perchè sull’assistenza abbiamo diritto al 50% di quello che spetta al lavoratore dipendente e andiamo in pensione un anno più tardi. E soprattutto non si tiene conto degli ammortamenti che altri settori previdenziali hanno effettuato senza conseguire vantaggi. Mi sa dire cosa sia migliorato nelle Ferrovie o nella scuola?».

Ma sereste disposti ad accettare un tasso di contribuzione più alto?

«Con questa logica no».

E sul sistema del risparmio, cosa dice?

«Semplice, non ha funzionato. Si deve fare in fretta la riforma dei controlli. Mi pare che vecchi e nuovi poteri si stiano, invece, interrogando su come dovrà essere il nuovo sistema. I bizantinismi, le quasi scelte e le quasi soluzioni danneggiano solo il risparmiatore che di fatto ha smesso di investire».

Tutte queste cose che ha detto, non crede di doverle dire al premier?

«E infatti giovedì mattina (domani;n.d.r.) gliele dirò. E farò anche appello al suo essere l’unica punta, l’autentico numero 9. Altrimenti retrocediamo tutti».