“Intervista” Billè: «Niente indulgenze plenarie a noi il condono non basta»

30/09/2002

 
DOMENICA, 29 SETTEMBRE 2002
 
Pagina 10 – Economia
 
L´INTERVISTA
 
Parla il presidente di Confcommercio, Sergio Billè
 
"Niente indulgenze plenarie a noi il condono non basta"
 
il fisco
Serve una vera riforma fiscale che renda equo per tutte le aziende il peso delle tasse
 
LUISA GRION

ROMA – Non è un regalo fatto ai commercianti, come qualcuno potrebbe credere. Anche perché d´ «indulgenze plenarie» la categoria dice di non avere alcun bisogno. Per Sergio Billè, presidente della Confcommercio, il condono di Tremonti è come la Dc per Montanelli: se proprio si deve, si fa. Ci si tappa il naso e si paga. Ma sempre ammesso che serva a qualcosa, il governo non pensi di cavarsela così.
Presidente, in fondo alla modica cifra di 300 euro un commerciante o un professionista può star sicuro che non vi sarà alcun controllo fiscale sulle carte presentate per la dichiarazione. Non è un affare?
«Per niente. Il Giubileo è finito da un pezzo e a noi non servono indulgenze plenarie.
Altroché condono, qui ci vuole una vera riforma fiscale che renda equo, per tutte le aziende, il peso delle tasse da versare e che permetta a tutti di usufruire del monte-incentivi. Un condono non risolve niente di tutto questo»
Ma la formula in sé, par di capire, non la scandalizza

«Sono espedienti utili per fare cassa e si fanno da cinquant´anni»
Lei, ai suoi, consiglierà di pagare?
«Sì, ma tappandosi il naso e mettendo in chiaro una cosa: questa volta vogliamo vedere cosa offre il piatto in cambio. Il governo deve farci vedere le carte»
Ovvero?
«Vogliamo una riforma fiscale che ripari i danni subiti dalle piccole aziende. Non lo dico io, ma Mediobanca: il peso del fisco per le piccole imprese è maggiore del 71 per cento rispetto alle grandi. In più non abbiamo facile accesso al credito, raggiungere gli incentivi assegnati è un´avventura burocraticamente disperata, non possiamo utilizzare il capitale azionario né godere dei benefici fiscali riservati a chi fa grandi fusioni e incorporazioni. Ok, facciamo la sanatoria allora, ma queste ingiustizie devono scomparire»
Condono a parte, questa Finanziaria le piace?
«Prima di giudicare voglio vederla sulla carta»
Intanto quelle misure salva consumi che lei aveva così apprezzato sono scomparse
«Non è un grosso guaio in fondo: l´emergenza ha bisogno di interventi molto più veloci di un collegato che, se passerà, ci metterà una vita a produrre effetti. Semmai ci vuole un decreto legge immediato che in trenta giorni agisca sui consumi da stimolare».
Per adesso però non c´è altro all´orizzonte che l´invito del premier a spendere in allegria, bando ai risparmi.
«Spot gratis per il quale ringraziamo, ma non basta»
Da questa sua calma si deduce che vi è stata fatta qualche promessa
«Diciamo che stiamo aspettando e che l´ultimatum scade giovedì prossimo. Ma, sia chiaro, non ci sono solo i consumi al centro delle nostre preoccupazioni»
Cos´altro c´è ?
«La riforma del federalismo e anche i tagli alla pubblica amministrazione. Tutti e due i casi richiedono che si riponga mano a quanto fatto. Il federalismo così come ora esce dalla Finanziaria non ha senso: si era detto che dal maggior potere attribuito agli enti locali dovevano risultare vantaggi ai contribuenti. Invece noi calcoliamo che grazie alle tasse locali la pressione fiscale quest´anno salirà dell´1 per cento. Quanto ai tagli alla spesa pubblica, per il momento abbiamo visto solo dichiarazioni d´intenti. Giuro: se fra le carte della Finanziaria vedo che, solo per aumentare le pensioni dei dirigenti pubblica, gli italiani saranno chiamati a pagare una costosa riforma dell´Inpdai caccio un urlo».