“Intervista” Billè: «Macché rincari in negozio, è colpa di fisco e bollette»

03/07/2002


3 luglio 2002







«Macché rincari in negozio
 E’ colpa di fisco e bollette»


ROMA

Presidente Billè, i consumatori sostengono che l’inflazione è molto più alta di quanto certifica l’Istat.
«Non è vero, sta calando. Di poco ma sta calando. E non si è proprio mai visto un mercato in cui, mentre cala l’inflazione, salgono invece i prezzi: è una contraddizione in termini. Poi si dice che è l’Istat che bara e si tiene nel cassetto i dati veri per motivi di opportunità, ma è una cosa tutta da dimostrare e per me assai poco credibile. Se accadesse una cosa del genere dall’interno dell’istituto di statistica – che non è certo Fort Knox – sarebbero già venuti fuori boatos tali da far tremare tutta la struttura».
Ne è davvero convinto?
«Si potrà discutere sulle metodologie che vengono seguite in merito alla rilevazione dei prezzi e sul fatto che i prodotti che sono stati inclusi nel paniere non rispecchiano più le reale dinamica delle scelte al consumo. L’aver tolto la mortadella e averla sostituita con i lacci delle scarpe non basta certo a modificare il conto finale».
Suvvia, presidente, dovrà pur ammettere che aumenti dei prezzi ci sono stati eccome con l’euro…
«E’ vero che in qualche ristorante o in alcuni negozi di abbigliamento i prezzi sono lievitati oltre misura. Ed è bene così perchè, altrimenti, non avremmo il libero mercato ma un Paese in cui vige ancora il calmiere. Ma accanto a quelli che si sono comportati male ci sono anche quelli, la maggior parte, che si sono comportati in modo assai diverso: quel che conta, insomma, è la media».
Eppure i consumatori sostengono il contrario, tant’è che scenderanno in piazza contro i commercianti.
«Ma insomma, se gli aumenti fossero stati generalizzati l’inflazione, invece di raffreddarsi si sarebbe accesa di nuovo e nessun pompiere sarebbe stato in grado di spegnerla o mascherarne l’entità. Poi, in un Paese in cui l’incremento dei consumi non supererà la soglia dell’1%, mi spiegate che interesse potrebbero avere i commercianti nell’infierire su un consumatore che già fatica ad entrare nei negozi?».
E questo, secondo lei, perchè?
«Perchè il consumatore italiano si trova ad avere meno lire in tasca a causa della pressione fiscale, della lievitazione delle tariffe e di quella raffica di aumenti che si sono registrati in tutta l’aerea dei servizi e delle cosidette spese obbligatorie. E’ vero, il costo della benzina è rimasto stabile, ma è aumentato a dismisura il costo delle polizze Rc auto, quello dei servizi urbani, parcheggi, riscaldamento, spese di condominio, perdaggi autostradali, canone Telecom. Se tutti questi aumenti fossero da sommarsi agli aumenti dei prezzi nei negozi l’inflazione sarebbe ben oltre il 3%».
In conclusione?
«Il calo della domanda al consumo non dà segni di risveglio, la gente non ha soldi o non vuole spenderli, il che ha prodotto un calo di vendita dei beni durevoli, con riflessi importanti sul mondo imprenditoriale: la Fiat è un caso illuminante».
E allora, come si può uscire al più presto da questa situazione di stallo?
«Dando una sterzata di fiducia ai consumatori e ricostruendo il potere di acquisto delle famiglie».
Colpa dell’euro?
«No, ma se non si faranno ridecollare i consumi ci saranno assai meno risorse per investimenti, riforme e rilancio dell’economia. Continueremo ad avere bassa inflazione e niente dentro, un segnale inequivocabile di recessione».
I consumatori, però, insistono nello sciopero dei consumi contro i rincari.
«Sarebbe meglio scioperare contro la pressione fiscale e gli aumenti delle tariffe. Se andiamo avanti così, con azioni pretestuose ci facciamo solo del male».

di Elena G. Polidori