“Intervista” Billè: Macché ladri, siamo vittime

22/09/2003

25 settembre 2003 N.39





SUPERPREZZI: PARLA SERGIO BILLE’, PRESIDENTE DELLA CONFCOMMERCIO



Macché ladri, siamo vittime

 
di
 Bruno Vespa

18/9/2003  



I negozianti provano a difendersi: sarebbero soltanto l’ultimo anello di una catena «parassitaria».

 
Caro Sergio Billè, il direttore di
Panorama mi ha suggerito di partire da una premessa: i commercianti sono ladri…
«Direi piuttosto vittime…».

Questa è grossa.

Tanto vittime che andremo in tutte le regioni italiane e in moltissime città a promuovere l’operazione trasparenza.
Cioè ad ammettere che i prezzi sono aumentati enormemente.
Andremo a fare operazione verità sui prezzi. Io sul banco degli imputati non ci sto. Ci attaccano e dobbiamo rispondere. Vogliamo cominciare dalla frutta e dalla verdura?




Sergio Billè, 56 anni, messinese. E’ alla guida di Confcommercio dal 1995


Vado ogni tanto al mercato: mille lire di due anni fa sono diventate un euro.

L’Ismea, che controlla il mercato per conto del ministero delle Politiche agricole, ha diffuso questo listino: per le avverse condizioni meteo i prezzi all’origine della merce, agosto 2003 su agosto 2002, sono aumentati tra il 30 e il 40 per cento. Albicocche +71,9, pere +43,8, pomodori +28,9, patate +23.6. Devo continuare?

Anche in primavera i prezzi erano saliti enormemente rispetto a un anno e mezzo prima. E non c’era stata la siccità.

Allora dobbiamo parlare in termini più generali delle tegole che ci sono cadute addosso. In Italia non si è badato negli ultimi anni né al mercato né a chi vi agisce.

Cioè?

Consumatori e commercianti. La carenza di servizi decurta i nostri redditi reali di un 20 per cento rispetto agli altri paesi europei. Il costo della occupazione di suolo pubblico e della raccolta della spazzatura, le tasse nazionali e comunali hanno prodotto nel commerciante uno shock esterno fortissimo. L’industria riesce ad assorbire certe inefficienze migliorando il prodotto, la grande distribuzione ha piattaforme logistiche enormi che le consentono di non scaricare tutto sul prezzo finale. Il piccolo dettagliante ha il cappio al collo: è l’ultimo anello di una catena che sconta molte rendite parassitarie.

Si riferisce ai grossisti?

Io non voglio accusare nessuno. Ma le pare possibile che certi prodotti debbano passare per le mani di sei grossisti prima di arrivare sul banco del mercato, mentre la grande distribuzione utilizza a piene mani l’elettronica?

Quale grossista ha fatto aumentare del 30 per cento i prezzi dei ristoranti? Quale grossista ha inciso sul prezzo del caffè e del cappuccino?

Per questi settori le tasse comunali sono diventate insopportabili, visto che sono trattati come «grandi inquinatori»…

Altro che tassa sulla spazzatura hanno ricaricato sul conto.

A Londra un caffè costa una sterlina e 25 pence. E un pasto in Danimarca….

Ehi, ma lì gli stipendi sono più alti dei nostri…

E i loro ristoranti hanno abbattuto i costi di esercizio riscaldando pasti precotti fuori. Mentre, grazie al cielo, resiste la nostra tradizione di cucinare al momento gli spaghetti al pomodoro.

Gli industriali dicono che siete degli irresponsabili.

E io le mostro gli ultimi listini dell’industria che sui prodotti di marca ha inserito aumenti che vanno dal 10 per cento a un tasso doppio dell’inflazione.

Caro Billè, andiamo al sodo. Gli stipendi sono gli stessi di due anni fa e i prezzi volano. Come si concilia il vostro invito a consumare di più con il fatto che i soldi disponibili finiscono prima?

Vogliamo che per la prima volta il governo presti attenzione ai problemi del mercato. Le ultime Finanziarie hanno sostenuto la produzione di beni. Non è stata mai promossa, al contrario, l’offerta di beni, come hanno fatto gli americani e i tedeschi per rispondere alla crisi dell’11 settembre.

Come hanno fatto?

Hanno giocato sulla defiscalizzazione, come sta cercando di fare adesso Jacques Chirac. Perché il governo riduce al 33 per cento la vecchia Irpeg che interessa mezzo milione di aziende e non l’Irap che viene pagata da 4 milioni di imprese? Perché non si diminuisce l’Irpef per far vuotare i magazzini troppo pieni di prodotti industriali ormai spesso troppo vecchi?
Si capisce perché Sergio Billè è un idolo per i suoi. Nemmeno sotto tortura è disposto a riconoscere che i commercianti non sono una congregazione di santi.
Vittime sono. Vittime.