“Intervista” Billè: «Ma la colpa non è nostra»

18/09/2002



18 settembre 2002



Economia Italiana
COMMERCIO
«Ma la colpa non è nostra»
Billè: niente processi. È l’economia che fa acqua
ROMA – «L’aumento dell’inflazione è un dato che non può non preoccupare e il richiamo del Capo dello Stato mi sembra più che opportuno. Ma tentare di scaricare le responsabilità di questo aumento sui commercianti e su tutta la filiera della distribuzione è una colossale mistificazione». Sergio Billè rispedisce le accuse al mittente: non ci sta a vedere la sua categoria bollata come la principale responsabile dell’andamento dell’inflazione. Non vuol vedere, insomma, i commercianti «come tanti piccoli Savonarola da mandare sul rogo» e minaccia: «Chi architetta questa specie di caccia alle streghe farebbe bene a smettere, altrimenti i commercianti finiranno per arrabbiarsi sul serio e scenderanno in piazza, a vuotare il sacco, con una protesta come non si è mai vista in Italia». Piuttosto secondo Billè il problema dell’inflazione è solo la punta dell’iceberg della situazione economica italiana, che «sta facendo acqua da tutte le parti. Il Pil a fine anno aumenterà di qualche decimale, i consumi stanno andando a rotoli, si è aperta l’ennesima voragine nei conti pubblici, è sott’acqua la produzione industriale», dice Billè. Altra questione sospesa, la riduzione delle tasse: «Da oltre 18 mesi imprese e famiglie sentono parlare di calo, ma di questa promessa riduzione neanche l’ombra. E nessuno finora è in grado di prevedere cosa conterrà la Finanziaria». Non solo: Billè denuncia un aumento della pressione fiscale dovuta alle decisioni delle amministrazioni locali: «Supertasse su tutto, Ici compresa».
Resta il fatto che l’inflazione ha segnato ad agosto un 2,4% e che i consumatori deunciano un aumento dei beni di consumo...
Parliamo pure di queste bolle speculative e di tutti quei furbi che, approfittando del marasma economico, hanno cercato, manovrando sui prezzi, di mettersi in tasca qualche soldo in più. Non vanno cercati solo tra i commercianti. I prezzi alla produzione, dopo un periodo di stasi, hanno ricominciato a correre tra maggio e luglio, come emerge dai dati Istat. Per non parlare di quello che è successo nelle assicurazioni e per le tariffe, prima che le bloccassero.
Una difesa d’ufficio della categoria, dando le colpe agli altri?
Confcommercio non ha aluna intenzione di difendere i furbi che anche i consumatori hanno messo sul libro nero. Ma anche la produzione dovrebbe avere il coraggio di affrontare questo problema fornendo dati che invece sono rimasti finora nel cassetto. Il Governo precedente ha creato rendite di posizione con la super-dit. Noi abbiamo attivato le nostre strutture di controllo. Comunque l’inflazione non si combatte con i calmieri, ma con una politica che faccia crescere i fondamentali: bassa fiscalità, rigore nella spesa pubblica, investimenti in infrastrutture.
Un rimprovero al Governo?
Il Governo ha tutte le attenuanti visti gli eventi dall’11 settembre in poi. Ma la nostra economia non può aspettare, tanto più che corriamo il rischio della guerra in Irak. O questa legge finanziaria affronterà di petto la situazione che è su un pericoloso scivolo o anche il 2003 sarà un anno di guai.
Nicoletta Picchio