“Intervista” Billè: «La sicurezza? In 300 giorni non hanno fatto proprio

12/04/2002

 Intervista a: Sergio Billè
       



Intervista
a cura di

Maristella Iervasi
 

11.04.2002
Billè: «La sicurezza? In 300 giorni non hanno fatto proprio nulla»


ROMA
«La grande Tv, a cominciare da Porta a Porta, non fa altro che parlare del delitto di Cogne. Volta le spalle sui morti ammazzati nei negozi, come l’orafo di Torvajanica. Sceglie il silenzio perchè questo vorrebbe dire aprire anche un’analisi di tipo sociale che potrebbe sfondare peccati compromettenti, aprire dibattiti che si potrebbero rivelare imbarazzanti». Parla Sergio Billè, presidente di Confcommercio. E attacca: «Sono passati ormai 300 giorni dall’insediamento di questo Parlamento. Ed è sintomatico che anche in questa legislatura non sia stata affrontata a tutto tondo la questione: la sicurezza dei cittadini in Italia è ancora un’utopia».

Sfrondiamoli questi peccati compromettenti…

«Parlare dei morti ammazzati nei negozi significarebbe aprire un dibattito ampio, vero, su una cosa che in Italia ancora non c’è. Cioè sul controllo del territorio, sul grado di sicurezza dei cittadini. Sicurezza che in certe aree metropolitane, e Torvajanica ne è un esempio eclatante, è ancora del tutto una utopia. Su quello che si sta facendo ma anche su quello che non si sta facendo per cambiare l’organizzazione di chi per istituzione deve lavorare per la sicurezza dei cittadini. E ancora non riesce a svolgere il suo compito fino in fondo. Sa che sono passati già 300 giorni dall’insediamento di questo Parlamento? E sintomatico che il Parlamento ancora in questa legislatura non abbia affrontato a tutto tondo questo tema della sicurezza malgrado ci sia un ultimo rapporto trasmesso alle Camere dal Ministero degli Interni che punta l’indice con estrema gravità sulla criminalità nel nostro paese».

Dunque, lamenta il silenzio del governo? Di quella destra che ha fatto della sicurezza promesse elettorali. Cosa dobbiamo aspettarci un altro security day?

«Io non nego comunque che il nuovo ministro degli Interni si stia adoperando per affrontare tutti questi annosi problemi, che non sono problemi di ieri».

Mi dica allora una sola cosa che abbia fatto questo governo che non si sia rivelata pura propaganda…

«Scajola sta facendo, bisogna dargliene atto, anche se i recenti episodi di terrorismo che seguono tutto quello che è successo dopo l’11 settembre hanno distolto forte impegno da quello che potremmo chiamare il contrasto alla criminalità comune. Ma quello che non si vuole ancora capire è che la criminalità è ormai un problema sociale e politico insieme, che va affrontato con programmi, strategie e risorse maggiori di quelle impegnate fino adesso».

Vale a dire?

«Sono anni che inascoltati andiamo ripetendo che non si potranno avere risultati soddisfacenti anche alla lotta contro la cosidetta criminalità di strada fino a quando non ci sarà un rafforzamento del presidio di tutto le zone a rischio, se non si assocerà a questo un metodico invasivo e costante lavoro di intelligence. Presidio fatto da uomini che non stanno dentro i commissariati o in pattuglia nelle volanti solo sette ore e mezza ma che vivono, respirano, si ambientano come normali cittadini a contatto con la popolazione anche durante il tempo libero. Ci vorrebbe una polizia normale non ad ore».

Insomma, il poliziotto di quartiere. Che è una delle tante promesse di Forza italia in campagna elettorale. Quindi questo governo non fa fatti?

«Io direi che sicuramente hanno giocato fattori esterni che hanno anche distolto l’attenzione. Non dimentichiamo che prima il G8 di Genova, poi l’11 settembre hanno significato uno sforzo direi molto consistente di tutte le forze dell’ordine per presidiare un’emergenza che sicuramente durante la campagna elettorale non c’era. Ma proprio per tornare alla normalità, la prima cosa da fare è quella di avere il poliziotto che respiri l’ambiente dove lui vive e opera. Seconda cosa, l’operatore deve anche possedere una formazione, un lavoro investigativo che è l’unico elemento efficace per la repressione del reato. E da questo punto di vista non ci sono, tranne piccole iniziative, piccoli segnali, consistenti novità. E ancora un’altra cosa: il presidio delle aree, metropolitane e non, porterebbe a contrastare il racket e l’usura».

Delinea delle cose precise e descrive un quadro attuale desolante. Finora, quindi, cosa si è ottenuto da questo governo, il nulla?

«Noi ci attendiamo gli impegni che sono stati presi, credo che già la prossima finanziaria debba contenere novità importanti. Come Confcommercio in collaborazione con il ministero dell’Interno e la polizia stiamo studiando una serie di iniziative che consentano al commerciante di cambiare la sua cultura della difesa: maggio presenteremo il manuale ”negozio sicuro”.

Lei dice che il governo ha dovuto affrontare l’emergenza terrorismo, ma non molto tempo fa Scajola e il premier hanno descritto un «mondo favoloso», fatto di città più sicure e meno criminalità.

«Mondo favoloso… Il problema è indemico e riguarda qualunque società moderna. Noi viviamo in una società che si sta molto violentamente armando, molto violentamente criminalizzando. È chiaro che ci vogliono linee di contrasto, trovando intelligenti nuovi spunti: prevenzione, tecnolgia pervasiva, usando il negozio come atollo tra l’ambiente e la polizia e da questo punto di vista mi sembra che Scajola qualche novità l’abbia dettata, si stia muovendo. Ma l’11 settembre…».

Ma restando ai fatti, i commercianti che dicono?

«Vivono con la stessa angoscia di prima».

Quindi non è cambiato nulla?

Lei mi vuol far dire non è cambiato nulla…. Io le sto dicendo che il problema è ormai stratificato».