“Intervista” Billè il temporeggiatore

11/04/2001



OPINIONI
DOMANDE & RISPOSTE

Billè il temporeggiatore

Il presunto feeling con Rutelli, la sfida lanciata a D’Amato, i cannoli per Berlusconi… Il leader della Confcommercio elenca le sue priorità. E chiede garanzie al centrodestra.
 
di 
 
BRUNO VESPA
6/4/2001
Caro Sergio Billè, ho la sensazione che i suoi buffetti a Francesco Rutelli e a Sergio Cofferati nascondano in realtà una storia di corna…
Corna? Semmai cornetti: quelli che sto preparando per la visita del Cavaliere.

Corna, invece. Quelle che Silvio Berlusconi le ha messo con il presidente di Confindustria Antonio D’Amato nel celebre duetto d’amore di Parma.

Berlusconi non è potuto intervenire al nostro convegno di Cernobbio (doveva sistemare ancora una quarantina di collegi e s’è visto che era vero). Ci ha dato appuntamento per venerdì 6 aprile. Io ho già preparato i cannoli, insieme ai cornetti. Vedremo che cosa ci porterà lui.

I maligni dicono che questa sua improvvisa neutralità politica nasce dal fatto che sarebbe frustrata una sua aspirazione ministeriale in caso di vittoria del centrodestra.

Le pare che un aspirante ministro si muoverebbe come sto muovendomi io? Parlerebbe come me? No, si limiterebbe a galleggiare. Noi, invece, abbiamo deciso di giocare una partita più grossa.

Ne parliamo tra un momento. Prima vorrei sapere se è vero che la Confindustria avrebbe chiesto a Berlusconi di non assegnare una delega ministeriale alle attività produttive a un esponente della Confcommercio.

Non posso dirlo. Non lo so. Se andasse in porto il nostro progetto d’innovazione, la prima ad avvantaggiarsene sarebbe proprio l’industria.

Già, ma il vostro progetto parte da una premessa polemica…

Perché stiamo raccomandando a chi vuole governare di uscire dalla politica di galleggiamento che rende l’Italia meno competitiva? Perché sollecitiamo un passaggio dalle vecchie rendite di posizione a uno sviluppo reale?

Posso indovinare a chi allude quando parla di vecchie rendite di posizione?

A chi in passato ha chiesto e ottenuto una politica industriale basata sugli incentivi. Ma scusi, secondo lei oggi un piccolo imprenditore o un commerciante hanno maggiore interesse ad avere il frigorifero rinnovato o a sistema di software che gli consenta di confrontare immediatamente le condizioni bancarie più favorevoli? Per questo vorremmo una legge Tremonti rivisitata.

Come?

Non basta più defiscalizzare il bene materiale che un imprenditore acquista. Cominciando dall’industria, occorre defiscalizzare i beni immateriali che servono a riprogettare il modello di società in cui decideremo di vivere. L’imprenditore Berlusconi ha costruito il suo successo sui beni immateriali. Vedremo che cosa ci dirà su questo punto.
Lui ha annunciato una forte riduzione fiscale. Immagino che non la rifiutiate.
Anche questo progetto ha senso se viene finalizzato a un ripristino della competitività. Il nostro investimento in tasse offre i rendimenti più bassi in servizi. Guardi la sanità. Se l’ottica non fosse questa, assisteremmo a una superrottamazione.

Ecco una nuova botta ai grandi industriali. Lei è convinto che l’industria sia il comparto più legato al vecchio sistema degli incentivi.

Guardi, approfitto della sua provocazione per lanciare una sfida a D’Amato. Aboliamo l’Irpeg per tutti, ma rinegoziamo gli incentivi per tutti.

Secondo lei D’Amato come risponde?

Rifiuta lo scambio. E sa perché? Perché l’Irpeg vale 52 mila miliardi, gli incentivi 80 mila. Dove sono finiti?

Anche l’inedito feeling con Sergio Cofferati nasce per far dispetto alla Confindustria?

Non c’è alcun feeling. Confcommercio e Cgil sono semplicemente le organizzazioni numericamente più consistenti. Non ha senso cercare soluzioni che lascino fuori il maggiore sindacato.

Nasce qui il vostro atteggiamento sui contratti a termine?

I contratti a termine interessano in sei casi su 10 il nostro settore, il terziario. Sarebbe stato un errore firmare un accordo separato o farlo scrivere al ministro Cesare Salvi che già recependo la direttiva europea sul part-time aveva cancellato con un tratto di penna stagioni di relazioni sindacali più flessibili. E siamo riusciti nel nostro obiettivo.

In conclusione, che cosa chiedete ai due poli?

Una forte diminuzione della pressione fiscale con lo scopo che ho già esposto. Una revisione della politica tariffaria, a cominciare da quella elettrica, che ci penalizza profondamente. Una risistemazione dello stato sociale, a cominciare dall’efficienza nella sanità, il miglioramento della burocrazia incidendo sulla qualità del suo lavoro. Infine, bisogna smetterla con le privatizzazioni fatte per gli amici degli amici.

Sarebbero?

Noi siamo l’unico Paese in cui quando un’azienda pubblica va sul mercato chi vende già sa chi compra. Da noi tutto è avvenuto tra inquilini dello stesso caseggiato.

Voi eravate tradizionalmente vicini al centrodestra. Lo siete ancora?

Tutti sanno come la pensano i commercianti. Ma questa volta il cambiamento dovrà essere radicale, soprattutto in direzione della piccola e media impresa.



 
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