“Intervista” Billè: «Il governo ci emargina e fa errori colossali sul fisco»

04/11/2002

domenica , 03 novembre 2002

Billè: «Il governo ci emargina e fa errori colossali sul fisco»

Il presidente della Confcommercio: iniziative per contrastare il cambiamento di rotta dell’ esecutivo. Non si parla più del decreto a sostegno dei consumi. L’ organizzazione deciderà il 18 novembre
Sarcina Giuseppe Sarcina

ROMA – Il presidente della Confcommercio, Sergio Billè, sostiene che il governo sta commettendo «una serie di errori colossali». Parla a lungo di fisco, consumi, sud, finanza locale. Ma a un certo punto mette da parte numeri e ragionamenti: «Berlusco ni si ricordi che sta a Palazzo Chigi perché lo abbiamo votato noi autonomi. E il governo, invece, che fa? Ci emargina anche fisicamente. Quando ci invitavano a Palazzo Chigi, ci facevano sedere di fianco alla Confindustria. Negli ultimi vertici, inv ece, ci hanno assegnato il posto più vicino alla porta».

Billè, nel 1996 avete organizzato una manifestazione di piazza contro il governo dell’ Ulivo. Farete la stessa cosa con il Polo?

«Noi della Confcommercio riuniremo il consiglio nazionale per il 18 novembre. Decideremo in quella sede».

Coinvolgerete anche le altre organizzazioni, come Confesercenti, Confartigianato, Cna?

«Già la prossima settimana avvieremo qualche contatto. Comunque vedo che nel popolo delle partite Iva, cioè quei quattro milioni di lavoratori autonomi e piccoli imprenditori che hanno votato questo governo, crescono delusione e malcontento».

Tutti in piazza contro Tremonti e Berlusconi?

«Non mi sentirei di poterlo escludere, né potrei dire se si arriverà a una manifes tazione comune. Noi, comunque, penso che qualcosa faremo».

Per esempio non andrete più ai vertici con le altre parti sociali?

«No, a quelli continueremo ad andare».

Il segretario della Cisl, Savino Pezzotta, sostiene che le riunioni con 37 sigle sono inutili e quindi è inevitabile una concertazione più ristretta. La sua risposta?

«Io dico che non è un caso che ci siano tante sigle. Così è più facile per il governo trattare sotto il tavolo e non sopra, come si dovrebbe fare».

Affermazione pesante . Con chi ce l’ ha?

«Se ho capito bene, il problema sarebbe che a quel tavolo siedono sigle che non rappresentano nessuno. Ebbene noi siamo lì per conto di quasi 800 mila imprese, siamo l’ organizzazione più rappresentativa tra i datori di lavoro. Al lora la faccio io una domanda: perché non ripeschiamo la legge sulla rappresentanza e ci "pesiamo" tutti davvero?»

Nella scorsa legislatura era stato fatto un tentativo, senza risultati, però.

«Certo, perché quando si arrivò al nocciolo, cioè stabili re con quali criteri si doveva calcolare la rappresentatività di un’ organizzazione, ci fu una vergognosa azione di depistaggio. Qualcuno fece ferro e fuoco per smontare la legge».

Qualcuno chi? La Confindustria?

«Certamente».

Anche lei pensa, come l a Cgil, che la Confindustria sia in grado di dettare la linea di politica economica al governo?

«Io sto ai fatti. Qualche settimana fa il ministro Tremonti contattò le nostre associazioni per spiegarci che avrebbe proposto un decreto per mettere fine alla scandalosa sperequazione fiscale che esiste in questo Paese. Lo stesso ministro ci disse che le piccole imprese sopportano un carico tributario due-tre volte maggiore rispetto alle grandi aziende».

E infatti è arrivato il decreto sulla dit e su perdit che ha fatto infuriare D’ Amato e gli industriali.

«Sì, ma poi è bastato che la rappresentanza degli industriali si chiudesse per qualche ora nello studio di Berlusconi perché venisse cambiato tutto o quasi».

Dunque dà ragione a Epifani della Cgil?

«C’ è un movimento carsico nei rapporti tra industria e governo che dovrebbe venire alla luce con più chiarezza. In questo caso ha portato a un improvviso e brusco ribaltamento della politica fiscale: un errore colossale».

Anche voi, per ò, fate «lobbing». Da settimane premete per ottenere misure a sostegno dei consumi. Non è così?

«Anche in questo caso c’ è stata un’ iniziativa di Tremonti, dopo che l’ Istat aveva segnalato il calo dei consumi dei beni durevoli. Ci siamo confrontati per settimane su ipotesi come quella di introdurre vendite rateali a tasso zero. Ma rilanciare i consumi è un interesse corporativo? A me sembra che tutta l’ economia ne guadagnerebbe».

Il decreto è scomparso? Che vi ha detto Tremonti?

«E’ evidente che le priorità del governo sono cambiate. E questo è un altro errore colossale. Lo stesso discorso vale per la finanza locale. Qui c’ è il rischio che la stretta fiscale si scarichi sui cittadini, mentre al Sud solo le briciole sono andate al commer cio e al turismo. E la criminalità continua a fare il bello e il cattivo tempo». E ora pensate alla protesta, quindi?. «Si, a meno che Berlusconi non cambi la rotta».