“Intervista” Billè: «I commercianti non c’entrano è tutta colpa delle tariffe»

21/12/2001


VENERDÌ, 21 DICEMBRE 2001
 
Pagina 29 – Economia
 
L’INTERVISTA
 
Parla il presidente della Confcommercio, Sergio Billè
 
"I commercianti non c’entrano è tutta colpa delle tariffe"
 
 
 
"Nei negozi solo ritocchi motivati da fattori stagionali"
 

ROMA – Niente allarmi e giù le mani dai commercianti. L’inflazione resta al palo e non scende più come una volta? La colpa è delle tariffe non dei negozianti che, vista la crisi dei consumi, tutto vorrebbero fare salvo che aumentare i listini. Il costo della vita al 2,4 per cento non ha nulla a che vedere con l’euro in arrivo e con gli arrotondamenti. Se negli alimentari c’è stato qualche ritocco la colpa è del fattore stagionale. Al massimo del recupero di rialzi praticati dalla produzione dopo i fatti di settembre.
Sergio Billè, presidente della Confcommercio, difende a spada tratta la categoria dall’accusa di aver approfittato della nuova valuta in arrivo per alzare il tiro sui prezzi. «I consumi nell’intero anno sono aumentati dell’1,1 per cento. Una miseria – dice – Per quale motivo un negoziante dovrebbe fregare il cliente rischiando di perderlo per sempre?»
Presidente sta di fatto che nel settore alimentari ci sono stati aumenti fino allo 0,7 per cento.
«Non confondiamo pochi casi particolari legati alla stagionalità, ai costi del fresco e al fattore mercato con gli aumenti generalizzati registrati in altri campi. Non cerchiamo di scaricare su una sola categoria le responsabilità di chi manovra le tariffe. E’ vero nel dettaglio c’è stato qualche sporadico aumento, giustificato probabilmente dai rialzi praticati lo scorso mese dalla produzione. Ma l’inversione di tendenza nell’andamento dell’inflazione è legato a ben altro»
A cosa?
«Ai prezzi dei biglietti aerei, all’aumento dei quotidiani, all’Rc auto, al rialzo in alcune città delle spese sul conto corrente. Alberghi e pubblici esercizi avranno ritoccato le offerte da qualche parte, ma a Torino, per esempio le hanno ribassate. Sparare sulla nostra categoria dopo lo sforzo che stiamo facendo sull’euro mi sembra una assurdità. Senza contare che, in una fase delicata come questa, una leggera frenata nella tendenza dell’inflazione può anche essere messa in conto. L’allarmismo lanciato dagli analisti mi sembra sinceramente eccessivo. Anche perché se gli effetti preventivati da tempo sull’inflazione, non solo italiana, derivanti da un mutamento straordinario come l’introduzione dell’euro si limitassero ad uno 0,40,5 per cento si tratterebbe di un comportamento fisiologico e destinato a rientrare nel breve periodo».
Gli sforzi sull’euro però non li fanno solo i commercianti.
«E’ da vedere. Personalmente sono scandalizzato da pressapochismo messo in atto nella campagna informativa. Si è puntato tutto su spot televisivi banali, buonisti, imprecisi e privi di informazioni di servizio. Utilizzando per altro i soldi della collettività. Ora il compito di insegnare davvero alle categorie più deboli, come i pensionati, a districarsi con centesimi spetterà proprio ai negozianti»
(l.gr.)