“Intervista” Billè: i colpevoli sono banche, Confindustria assicurazioni, governo

17/09/2003




17 Settembre 2003

Roberto Ippolito

IL PRESIDENTE DELLA CONFCOMMERCIO AL CONTRATTACCO
Billè: i colpevoli sono banche, Confindustria
assicurazioni, governo

«In Italia dal 2001 a oggi la politica economica ha stimolato
solamente una parte del sistema produttivo e finanziario»

ROMA
FUORI di sè. Il presidente della Confcommercio Sergio Billè non risparmia nessuno.

E invia un messaggio anche al capo del governo Silvio Berlusconi: «Ma non è affatto paradossale che lo sciopero dei consumatori per l’inflazione sia rivolto contro
Berlusconi che ha costruito la sua fortuna sullo sviluppo dei consumi».
Dottor Billè, perché lo sciopero non è sorprendente per il governo?
«Il governo Berlusconi, con la sua politica economica, dal 2001 ha stimolato solo una parte del sistema produttivo, finanziario e bancario. Ricordiamo la vicenda della superdit, la tassa sulle imprese: il presidente della Confindustria Antonio D’Amato fece rimangiare al ministro dell’economia Tremonti il suo progetto di modifica».
Secondo lei Berlusconi ha favorito la Confindustria?
«Berlusconi ha favorito la Confindustria, ma anche le associazioni di banche e assicurazioni, l’Abi e l’Ania, che hanno potuto fare cartelli indisturbati».
Berlusconi, imprenditore legato ai consumi, deve ricordarsi del commercio?
«Non chiedo di favorire i commercianti ma i clienti. Chirac in Francia o Bush negli Usa hanno tagliato le tasse e stimolato il mercato. La legge Tremonti bis per la detassazione degli utili reinvestiti è servita solo a riempire i magazzini di merce».
Ce l’ha sempre con la Confindustria?
«La Tremonti bis accontenta una parte del sistema capitalistico. Posso approfittare dello sciopero della spesa per togliermi tanti sassolini dalla scarpa?»
Attacca per difendere i commercianti?
«Il consumatore deve aprire gli occhi e capire chi gli svuota il portafoglio e può farlo ancora».
I prezzi non si fermano?
«Mi viene in mente il cavaliere nobile ma inesistente di Calvino: cosa ha fatto il ministro delle attività produttive Marzano per combattere la piramide di oligopoli e cartelli che, da 40 anni, lucrando su tutto, impediscono un vero libero mercato?».
Negli anni passati non sono finiti alcuni monopoli?
«Era stata promessa la modernizzazione del sistema a colpi di piccone. Ma contro chi e dove è stato usato il piccone? Cosa ha fatto il governo contro il cartello delle assicurazioni? Garantito il pieno degli aumenti alle compagnie, ha strappato un blocco delle tariffe di cui mancano le prove. E non è finita qui».
Non starà esagerando?
«Un decreto, passato come un razzo in Parlamento, ha cancellato le sanzioni alle compagnie che avevano fatto cartello. Il piccone è stato usato, ma in testa ai consumatori».
Le assicurazioni causa numero uno dell’inflazione?
«Non solo. Cosa ha fatto Marzano per attenuare almeno la raffica di aumenti di tutti i servizi di pubblica utilità? Qui sì, mille lire sono diventate un euro; in molti casi perfino due».
Anche lei contro l’euro?
«Non contesto l’euro (probabilmente un lusso che non potevamo permetterci). Indico le cause dell’inflazione: mi lasci continuare sulle tariffe dei servizi di pubblica utilità.

Cosa ci stanno a fare un governo e un ministro delle attività produttive se non trattano
per problemi così importanti con gli enti locali? Marzano ha girato la testa dall’altra parte».
Le tariffe incidono molto sull’inflazione?
«Fra tariffe e imposte locali il cittadino è bastonato. La tariffa della nettezza urbana è

salita fino al 300% per gli esercizi commerciali. E rincari per elettricità, acqua, trasporti, parcheggi, occupazione del suolo, tasse sulla pubblicità».
Billè contro tutti, dunque?
«Il presidente dell’antitrust Tesauro ha detto che il differenziale di costi dei servizi di base sopportato in Italia rispetto agli altri paesi europei è a dir poco scandaloso. I servizi finanziari sono aumentati del 61%. E non dimentichiamo i servizi professionali con parcelle lanciate nel salto con l’asta».
Ignora il commercio?
«Qualche anno fa il commercio è stato liberalizzato e con qualche risultato. Però il governo Berlusconi ha ripromesso la liberalizzazione dei comparti a monte: strutture che lucrano sul fatto che la merce, per arrivare a destinazione, deve passare dalle loro forche caudine. Ha fatto qualcosa Marzano per disboscare questa foresta di interessi? Niente di niente».
Riconosce all’industria di aver tenuto fermi i listini?
«Ho qui sul tavolo i listini, con i nomi delle ditte e tutte le voci. Ha una bella faccia tosta

la Confindustria a dire che i listini non sono aumentati e che, per i prezzi, solo l’industria è virtuosa. Vogliamo scherzare? Ci sono aumenti in tutti i settori. Se continua così, faremo una cosa semplice: esporremo nei negozi questi listini. Per non parlare del settore agroalimentare».
Anche qui nessuna colpa dei commercianti?
«L’Ismea, istituto che non difende i commercianti, dice che ad agosto i listini di buona parte dei prodotti alimentari sono saliti alle stelle: aumenti medi del 30-40%; punte del 100%: albicocche +71,9%, pere 43,8%, pomodori 28,9%, patate 23,6%».
Quali conseguenze trae?
«L’industria non pensi a terrorizzare sulla necessità di riformare le pensioni e a racimolare soldi per i dividendi ai disperati azionisti ma a realizzare prodotti più competitivi. Tutti vogliamo le riforme, ma la prima da fare dovrebbe essere calmierare i listini dell’industria o aumentare i salari ai dipendenti».