“Intervista” Billè: gli industriali hanno sempre avuto molto

08/10/2002


8 OTTOBRE 2002

CONFCOMMERCIO
Billè: gli industriali hanno sempre avuto molto
La trattativa a Palazzo Chigi è una commedia

      ROMA – Il presidente della Confcommercio, Sergio Billè, chiarisce subito le intenzioni: «Ci mettiamo di traverso». Rispetto a Confindustria e Governo. «Prima di protestare per gli stanziamenti a favore del Sud gli industriali debbono spiegare dove sono finiti e a cosa sono serviti i fiumi di denaro finora dirottati nel Mezzogiorno», dice. Ma sul Sud secondo Billè si rischia solo di fare «ammuina». Perché in realtà, dice Billè, nel «segreto delle stanze di Palazzo Chigi» c’è stato un «mercanteggiamento» e prima o poi verrà fuori l’oggetto del «do ut des» fra il premier Silvio Berlusconi e il presidente degli industriali Antonio D’Amato.
      Le polemiche sulla scarsità degli stanziamenti a favore del Sud sarebbero dunque tutto fumo?
      «Il problema esiste, ma non è quello che pongono gli industriali. E’ vero che gli stanziamenti per il Sud, per giunta affidati a nuovi meccanismi di erogazione che non si sa se e quando potranno funzionare, sono pochi. E’ pure vero che il governo ha fatto un colossale errore nel ridimensionare il credito d’imposta che è l’unica cosa che abbia funzionato in questi anni. Ma è altrettanto inconfutabile che i fiumi di denaro dirottati in questi anni nel Mezzogiorno non abbiano fatto decollare il sistema industriale meridionale né abbiano ridotto la forbice occupazionale tra Nord e Sud: oggi il gap competitivo è del 65%, nel ’98 era del 59%. Ma non basta…»

      Cosa c’è ancora?

      «La legge 488 dei finanziamenti a fondo perduto che non si sa che fine farà, disponeva di 4.500 miliardi di vecchie lire l’anno. Ebbene al commercio ne sono andati poco più del 10% e al turismo poco più del 20% anche se questi settori hanno prodotto forse più occupati di quanti ne abbia prodotti l’industria, che però ha inghiottito il 70% dei contributi. Il problema è tutto qui ed è vistoso».

      Anche la Confcommercio allora chiede di rivedere la Finanziaria?

      «No, è meglio di no, potrebbe peggiorare. Nel definirla il governo non si è confrontato con le parti interessate. Altro che concertazione: Berlusconi e il ministro dell’Economia Giulio Tremonti si sono incontrati solo con rappresentanti dei cosiddetti poteri forti. Ricorderà l’incontro del premier con D’Amato. Non è serio. Un effetto di questa sconcertante politica di lobby? Il riversamento nell’Inps dei debiti accumulati dall’Inpdai, l’istituto previdenziale dei dirigenti d’azienda. E poi chi sa di che altro si sia mercanteggiato».

      Lei cosa sospetta?

      «Penso che alla fine verranno reintegrate le agevolazioni per la Dit e la Superdit tolte con il decreto fiscale. Non va bene. Va corretta la rotta».

      E la Legge finanziaria?

      «Non va cambiata. Semmai ne va aggiunta un’altra. Bisogna cioè varare una serie di provvedimenti di accompagnamento. Per il Sud, prima di aumentare gli stanziamenti, occorre ripensare alle finalità e alle modalità. E poi sono necessarie misure per rilanciare i consumi».
Stefania Tamburello


Economia