“Intervista” Billè: «Finalmente si affronta la crisi»

26/05/2003

 
 
    Pagina 27 – Economia
 
 
    L´INTERVISTA
    Il presidente della Confcommercio, Sergio Billè: per i consumi servono misure strutturali

    "Finalmente si affronta la crisi ma le rottamazioni non bastano"
          RICCARDO DE GENNARO


          ROMA – «Io sono come san Tommaso, atti di fede al buio non sono più disposto a farne. Prima voglio vedere quali saranno, concretamente, i provvedimenti del governo, poi giudicherò». Il presidente della Confcommercio, Sergio Billè, è doppiamente preoccupato: per la stagnazione dei consumi, ma anche per il rischio che i provvedimenti del governo – «da un anno chiediamo, a mani giunte, che intervenga» – non siano adeguati alla situazione. Rottamazioni e incentivi al turismo non servono, dice.
          Presidente Billè, come giudica i propositi del governo di intervenire a sostegno della domanda incentivando il turismo?
          «Il governo ha finalmente deciso di scendere dai piani alti e andare dal portiere, che solitamente è a stretto contatto con i negozi, ormai semivuoti. Si è accorto, così, che la crisi della domanda sta affossando quello che resta di vitale nella nostra economia, cioè il mercato. Quanto ai singoli provvedimenti, prima voglio vederli, devono darci prove concrete, atti di fede al buio non siamo più disposti a farne».
          Ma se si facesse la rottamazione dei mobili e di altri beni durevoli?
          «Le rottamazioni non bastano a ridare fiducia e fare ritornare l´ottimismo. L´abbiamo visto per le auto: sono un fuoco di paglia che presto si spegne con guasti ancora maggiori. È come prendere il prozac contro la depressione, tampona ma non estirpa il male alle radici. D´altronde le rottamazioni sono state pensate come soluzioni a crisi di settore, qui il problema è una crisi di mercato generalizzata».
          Che cosa dice, invece, delle formule a sostegno del turismo?
          «Non mi sembra compito del governo fare una politica di marketing, credo che tocchi alle aziende direttamente interessate. Va difesa, semmai, la tenuta delle imprese turistico-alberghiere: bisognerebbe ridurre l´Iva su quei prodotti, a partire dagli albergo».
          Altre proposte?
          «Bisogna incidere nel Dna delle famiglie, mettere a punto qualcosa di più strutturale e costruttivo. E questo non si ottiene soltanto con qualche svendita di fondi di magazzino. Piuttosto va rivista la Tremonti, che è servita alle banche e alle compagnie di assicurazione, ma non ha aiutato il fronte della domanda. Ieri Bush ha varato un taglio alle tasse di 350 miliardi di dollari: gli americani sono 350 milioni, basterebbe che il governo dividesse quella cifra per sei e l´applicasse all´economia italiana».
          Non crede che il potere d´acquisto delle famiglie sia diminuito anche perché i rinnovi contrattuali sono miseri e fanno riferimento all´inflazione programmata e non a quello reale?
          «Questo è un problema che spetta alla contrattazione tra le parti sociali,il governo non può fare niente».
          Quanto durerà la crisi?
          «Non riesco a non essere ottimista. Il governo sa che per rilanciare i consumi sono necessari interventi più incisivi: meno lievito e più vitamina C. D´altronde per fare le riforme ci vogliono nuove entrate e queste, se non si vogliono aumentare le tasse, possono arrivare soltanto rilanciando la domanda interna».
          Secondo lei, Billè, quali sono le cause di questa scarsa fiducia dei consumatori?
          «C´è sfiducia, ma c´è anche una vera psicosi, che ha raggiunto anche le classi medie, i cui consumi rappresentano il 60 per cento del totale: paura del terrorismo, incertezza del dopo-guerra, erosione del potere d´acquisto a causa degli sbalzi dell´euro, aumento dei costi e delle tariffe dei servizi di base, mancanza di occasioni per i risparmiatori sui mercati finanziari, continuo girotondo delle previsioni sul futuro dell´economia».
          Non c´è anche una responsabilità diretta del governo Berlusconi?
          «La situazione è difficile ovunque. Ogni governo dovrebbe essere sotto accusa».