“Intervista” Billè: «E adesso incentivi ai consumi»

17/11/2003




Sabato 15 Novembre 2003

Intervista


«E adesso incentivi ai consumi»


ROMA – Un segnale positivo, che non va in nessun modo trascurato o sottovalutato. «Ma nessuno di noi è così pazzo da farsi prendere da facili entusiasmi. Non basta questo rimbalzo del Pil, che può essere generato anche da cause contingenti, per poter dire che tutto il peggio è ormai alle spalle. Piuttosto, bisogna cogliere questa piccola breccia nel muro della soffocante crisi e sfruttare al massimo l’occasione». Sergio Billè, presidente della Confcommercio, lancia un messaggio al Governo e alle forze sociali: «bisogna cambiare spartito e registro».
Da tempo lei sollecita l’Esecutivo a prendere iniziative per sostenere i consumi.
La crescita del Pil le rende ancora più opportune?
Certo, anche perché stanno crescendo in modo analogo, sulla scia della ripresa americana, anche la Francia e la Germania. Quindi, dobbiamo rialzare la testa, tirare fuori i denti e le unghie. Innanzitutto, se occorre una verifica politica, la si faccia al più presto possibile ed in modo serio, non tanto per rimodulare le linee strategiche delle grandi riforme, ma per mettere subito in cottura iniziative per dare possigeno al sistema. Da prima dell’estate il Governo aveva annunciato un intervento sui consumi delle famiglie, ma è rimasto nel cassetto… Io continuo a chiederlo: occorrono stimoli, anche fiscali, per rivitalizzare i consumi: serve un’azione più efficace per frenare gli aumenti delle tariffe e dei servizi di pubblica utilità, occorrono investimenti mirati.
Lei parla delle tariffe e dei servizi, ma è forte anche l’accusa ai commercianti sulla crescita del caro vita: come risponde?
Non siamo noi i colpevoli, lo sto ripetendo da mesi. Il protocollo che ci è stato presentato dal ministero delle Attività produttive non va bene. E non firmeremo nulla finchè saranno in piedi iniziative folkloristiche come quelle organizzate da consumatori e agricoltori con la vendita nelle piazze. Sugli sgravi fiscali per i consumi, c’è un problema di spesa pubblica: cosa suggerisce a Tremonti?
C’è un problema di fondo da risolvere: se l’Europa vuole agganciarsi alla ripresa mondiale, affidare tutti i poteri sulla gestione economica ad un organismo prettamente finanziario come la Bce non ha più senso. In questo nuovo contesto, in cui sono urgenti investimenti in infrastrutture, bisogna rimettere mano al patto di stabilità esterno che, così com’è oggi, non ha più ragione di essere. La politica europea deve uscire da questa specie di clausura dove si è infilata.
Non pensa che un ruolo importante debbano averlo anche le imprese?
In questo contesto che ho indicato, le imprese che rappresentiamo saranno in prima fila per dare un contributo tangibile. Ma le aziende devono essere aiutate a ricostituire sufficienti margini di redditività. I riflessi sui prezzi saranno immediati. Se si ridarà ossigeno al sistema produttivo, anche il mercato dell’export potrà riprendere. Non c’è da farsi molte illusioni: in Europa correrà chi avrà più birra, non vorrei che Paesi come la Germania, ormai quasi fuori dalla recessione, ci scippino altre significative quote di mercato.
Sull’attuazione delle misure che lei chiede, ci può essere un problema di consenso?
Non sarà difficile, per il Governo, attuando questa terapia d’urto trovare l’appoggio del sistema imprenditoriale ma anche di tutti quei corpi sociali, sindacati compresi, che oggi non ne possono più di ragionare davanti ad una stalla vuota.

NICOLETTA PICCHIO