“Intervista” Billè: Dateci gli 007 antirapina

27/05/2003

    29 maggio 2003 Anno XLI N.22




NE’ LA BORSA NE’ LA VITA: LA RICETTA DEL PRESIDENTE DI CONFCOMMERCIO


Dateci gli 007 antirapina
 
di
 Francesca Folda

22/5/2003  



intervista


Il negozio di Giovanni Petrali in piazzale Baracca, a Milano. Sabato 17 maggio il tabaccaio ha inseguito e ucciso uno dei due rapinatori (Alfredo Merlino) che avevano fatto irruzione nel locale e ha ferito il complice

Contrario alla giustizia fai da te e al porto d’armi facile, ma preoccupato per l’escalation delle aggressioni, Sergio Billè presenta i suoi rimedi. Basati sulla prevenzione

 
Da gennaio a oggi 384 tabaccai sono stati vittime della microcriminalità. L’85 per cento delle rapine a gioiellieri è rimasta senza colpevole. Cinquemila benzinai (su 25 mila impianti) vengono rapinati ogni anno. E sempre più pistole sono custodite accanto al registratore di cassa. Tanto che in meno di un anno sei rapinatori sono stati uccisi dai negozianti che volevano colpire. È il Far West nelle strade dello shopping.
Sergio Billè, presidente di Confcommercio, ha meditato a lungo prima di commentare il sangue sparso nel centro di Milano lo scorso sabato sera. Il sangue di Alfredo Merlino, 30 anni, ucciso da Giovanni Petrali, un tabaccaio di 69 che ha anche ferito il complice diciannovenne. L’anziano era esasperato, fuori di sé. Al punto da rincorrere i due rapinatori che avevano appena tentato il colpo nel suo negozio fino in strada esplodendo sette colpi. Scena già vista a Roma, il 9 maggio. Allora, a sparare fu un gioielliere e a morire entrambi i banditi.

Presidente Billè, i commercianti hanno perso la testa?

Quel che ha fatto il tabaccaio di Milano non può essere considerato, in alcun modo, un gesto inconsulto. Non può essere paragonato ai raptus di pazzia di chi spara sui passanti o uccide i propri familiari. È d’accordo anche la maggioranza degli italiani, come rivela il sondaggio condotto per noi dalla Datamedia.

E allora cos’è?

Nella generalità dei casi, questo comportamento è l’apice, il risultato estremo di una psicosi che dilaga e spinge il cittadino, e in particolare il commerciante, a reazioni sproporzionate, fuori della norma. La legge li chiama eccessi colposi di legittima difesa, ma bisogna chiedersi perché.




Il sondaggio Datamedia pr Confcommercio


Lo spieghi lei.
L’esasperazione si accumula e si sedimenta per fatti che continuano a ripetersi l’uno dopo l’altro, l’uno quasi identico all’altro, l’uno più violento e minaccioso dell’altro. Prima c’erano i taglierini, ora pistole puntate alla testa. Non dimentichiamo che il tabaccaio di Milano aveva subito, in un arco ristretto di tempo, ben tre tentativi di rapina. E così pure l’orefice del quartiere Testaccio a Roma. È inevitabile la paura, l’angoscia oppressiva di chi teme, un giorno dopo l’altro, di lasciarci alla fine anche la pelle.

Così c’è la corsa al porto d’armi.

Ce l’hanno decine di migliaia di commercianti, ormai. Ma armarsi è una scorciatoia pericolosissima che io non condivido. La soluzione non è certo quella di contrapporre pistoleri legali, con il porto d’armi, a pistoleri fuori legge. È una spirale già vista negli Stati Uniti che non porta nulla di buono. Mettere in mano a un commerciante una pistola calibro 9 e limitarsi a consigliargli di esercitarsi facendo un po’ di tiro a segno non credo proprio che basti: occorre trasferirgli nozioni e informazioni utili su quali possono essere (e c’è sicuramente un’ampia casistica da valutare) i modi e i comportamenti da tenere nell’eventualità di una rapina.

E se il consiglio fosse di non reagire e magari coprire il rischio con un’assicurazione?

Innanzitutto non reagire non significa necessariamente salvarsi la pelle: soprattutto tra tabaccai e benzinai continuiamo a contare vittime inermi. Investiamo in telecamere e altri dispositivi antirapina. Ma le assicurazioni hanno premi altissimi, in particolare per queste due categorie, più appetibili di un bancomat perché meno protette e piene di denaro contante. Ma tra lotterie, bolli auto, valori bollati e benzina, quelli nella cassa sono soprattutto soldi pubblici. Abbiamo avviato degli incontri per ottenere una copertura assicurativa a carico dello Stato.

Nel luglio 2000, quando la cronaca registrò l’uccisione di un tabaccaio a Modena, lei dichiarò che in Italia la pena di morte esiste solo per i commercianti. Non si riesce proprio ad aver fiducia nella giustizia?

Non è facile quando il commerciante legge sui giornali che proprio il delinquente che lo ha rapinato è già uscito dal carcere per decorrenza dei termini o per buona condotta. Potrei citare decine di casi. Il risultato è vedersi prima truffato e violentato, poi anche beffato. La sensazione è che la giustizia non sta dalla tua parte, non ti difende quanto e come dovrebbe, non lavora per te, pensa a tutelare altre cose, ma non la tua vita e il tuo patrimonio. Io mi chiedo se a questo punto non dovrebbe finire sotto processo, assieme al commerciante che spara, anche lo Stato che fa poco o nulla per difendere la legalità.

Nel 1999, anno in cui è esplosa l’emergenza criminalità, la Confcommercio organizzò un Crime day chiedendo tra l’altro l’istituzione del poliziotto di quartiere. Un progetto accolto dal Viminale e proprio in questi giorni attuato in tutta l’Italia. Un fallimento?

È qualcosa, ma non si può pensare di risolvere il problema con poliziotti o carabinieri di quartiere in divisa speciale e biglietto da visita. Ma poi ci sono davvero? Molti commercianti non li hanno ancora visti.

Che altro serve?

Occorre realizzare, prima di tutto nei grandi e medi agglomerati urbani dove i microcriminali si nascondono meglio, una rete di intelligence a maglie strette, che si occupi di questo genere di reati. Lo fanno già da tempo i tedeschi e i francesi e non vedo il motivo per cui non lo possiamo fare anche noi.
Invece di giovani agenti in divisa, chiediamo investigatori che agiscano sottotraccia, magari sotto copertura, si muovano tra la gente e con la gente. Finora si è fatto assai poco anche se il ministro Beppe Pisanu tenta l’impossibile per migliorare la situazione. Ma non è sufficiente. Per contrastare la minaccia del terrorismo e per difendere i cosiddetti "obiettivi sensibili" lo Stato impiega ogni giorno decine di migliaia di uomini e strumenti informatici tra i più sofisticati.
Invece contro questa criminalità, spesso opera di sbandati ma non per questo meno violenta e omicida, si utilizzano forze insufficienti e prive di strumenti efficaci. Ma c’è una cosa da fare subito.

Quale?

Abolire le armi giocattolo, in tutto simili a quelle vere per peso, caratteristiche, dimensioni. Nessuno crede più alla bufala del collezionismo.
La verità è che con poche decine di euro molti rapinatori ottengono un’arma che nessuno può distinguere da una vera. A meno che il commerciante, prima di reagire, non debba chiedere: "Scusi, la sua pistola è finta?"




TECONOLOGIE PER LA SICUREZZA
Il sistema Secureshop è in collegamento con la polizia

Si chiama Secureshop ed è il sistema antirapina promosso dalla Confcommercio in collaborazione con le questure. È già operativo in 67 province e in via di attivazione negli altri capoluoghi. Il commerciante installa tre telecamere (due all’interno e una all’esterno del negozio) e un computer. In caso di rapina basta premere un pulsante: l’allarme arriva alla centrale operativa del 113 e l’agente in servizio può vedere su un terminale ciò che le telecamere registrano e hanno registrato nei minuti precedenti il segnale di sos.
A Modena
, una delle prime città in cui è entrato in funzione, sono collegati 182 negozi.
A Milano il Comune ha concesso agli esercenti un finanziamento a fondo perduto per coprire il 50 per cento dei costi.
Funziona e ha potere dissuasivo: si sono quasi azzerati gli assalti ai negozi collegati.