“Intervista” Billé: «Cofferati, che autogol Ma poi rientrerà in gioco»

04/06/2002

4 giugno 2002







                  «Cofferati, che autogol
                  Ma poi rientrerà in gioco»
                   

                  ROMA — «E’ un errore incredibile quello di Cofferati. Da uno in gamba come lui non me lo sarei mai aspettato».
                  Sergio Billè, presidente di Confcommercio, è convinto che tutta la partita del «dialogo sociale» sia ancora aperta.
                  Perché il segretario della Cgil ha sbagliato?
                  «Semplice, a Cofferati posso concedere cento ragioni per diffidare di un governo di centrodestra, ma non può ignorare che non può fare la stessa politica economica e del lavoro fatta dai governi di centrosinistra».
                  Cofferati si deve rassegnare?
                  «Questo no, ma non posso concedergli di essersi tirato fuori a priori, prima di cominciare a discutere, prima di vedere le nuove carte che il governo metterà sul tavolo».
                  La Cgil sospetta una presa in giro del governo…
                  «Bene, allora verifichi, trattando, la fondatezza del sospetto e poi eventualmente si tiri fuori e torni in piazza. Il sindacato non deve presumere, deve verificare, deve negoziare e, se del caso, lottare».
                  Cofferati dice pure che Cisl e Uil hanno già trattato sottobanco.
                  «E a maggior ragione dovrebbe trattare. Lui presente, per Cisl e Uil sarebbe più difficile prendere decisioni in contrasto con la linea che ha portato allo sciopero generale».
                  Insomma, Cgil ha fatto autogol?
                  «Più o meno. A Cofferati non piace questo governo? Padronissimo, ma come rappresentante sindacale doveva tirare le somme ‘dopo’ e non ‘prima’ della trattativa».
                  Si dice: il premier Berlusconi punta a dividere i sindacati…
                  «Per un politico può essere un obiettivo legittimo. Però era un’altra ragione per la Cgil di tallonare da vicino Cisl e Uil per evitare che l’obiettivo sia raggiunto».
                  Resta comunque il fatto che siamo sempre fermi all’articolo 18…
                  «Purtroppo Confcommercio è stata un buon profeta».
                  In che senso?
                  «Da oltre un anno sosteniamo che le riforme si fanno con il più largo consenso. Da subito abbiamo detto che le modifiche all’articolo 18 non erano in grado di produrre risultati efficaci per il mercato del lavoro e che avrebbero portato i sindacati sulle barricate. Qualcosa, però, è cambiato».
                  Che cosa?
                  «La decisione del governo non credo sia un artificio, ma un ritorno seppure mascherato al metodo della concertazione».
                  E allora?
                  «Era un motivo in più per Cofferati di restare al tavolo. Che cosa può strappare un sindacato di sinistra che si confronta con un governo di centrodestra se non un compromesso?».
                  Perché pensa che il governo voglia concertare?
                  «La situazione economica è più grave del previsto. In soldoni, o si trovano le risorse, o sarà difficile fare le riforme. Riavviando la concertazione il governo punta a fare quelle riforme su cui si è impegnato con gli italiani».
                  Concertazione necessaria?
                  «Inutile girarci attorno, se non si fanno accordi con le parti sociali, non ci sarà riforma fiscale, non si apriranno i cantieri, non ci saranno investimenti, non si migliorerà la competitività delle merci italiane».
                  Già, ma la cencertazione è stata dichiarata morta.
                  «E’ stato il più grande errore fatto nei mesi scorsi. Forse oggi non saremmo in questa situazione. Ora la chiamano dialogo sociale, ma se non è zuppa è pan bagnato».
                  Detta la colpa, chi sono i colpevoli?
                  «Anche Confindustria dovrebbe fare un bell’esame di coscienza. La vuol sapere una bella cosa?».
                  Mi dica...
                  «Gli interessi di Cofferati si sono saldati con quelli della Confindustria, perché hanno portato a un processo di conservazione, facendo passare in secondo piano la necessità di affrontare i problemi del Paese».
                  A questo punto?
                  «Gliel’ho detto: ho grande stima di Cofferati. Il fatto che ad alcuni tavoli parteciperà mi fa pensare che alla fine rientrerà in gioco. Non credo sia un caso che il successore designato di Cofferati, Epifani, abbia definito la proposta del governo un ‘accordicchio’ e non ‘una rottura’. E’ una differenza sostanziale nel linguaggio sindacale».

                  di Nuccio Natoli