“Intervista” Billè: cercare di dividere il sindacato è una partita persa

21/01/2002






L’INTERVISTA

Billè: cercare di dividere il sindacato è una partita persa

      ROMA – «Il fatto che i disegni di legge delega siano passati in Parlamento non pregiudica affatto la possibilità di riaprire un dialogo e di trasferirlo nella sede che oggi mi sembra più congrua e autorevole e cioè quella di Palazzo Chigi». Il presidente della Confcommercio, Sergio Billè, propone di riaprire la partita su pensioni e licenziamenti a un livello più alto, sotto la regia del presidente del Consiglio.
      I commercianti sfiduciano il ministro del Lavoro, Roberto Maroni?
      «No, ma al punto in cui siano arrivati e per l’insieme delle problematiche che sono sul tavolo credo che la sede più naturale per riprendere il dialogo sia Palazzo Chigi. Berlusconi può fare un tentativo in prima persona: sono convinto che le sue capacità di imprenditore, quel suo modo di tenere sempre i piedi per terra, giocherebbero un ruolo positivo».

      Chi è, invece, che non ha tenuto i piedi per terra?

      «Tutti quelli che hanno puntato sulla possibilità di dividere i sindacati per accelerare il percorso delle riforme mi sembra che stiano perdendo la scommessa».

      Ma non crede che il governo avesse il diritto-dovere di affrontare i problemi della previdenza e del lavoro?

      «Certo, ma mi sembra che il governo abbia commesso due errori. Il primo è stato quello di sottovalutare la valenza delle reazioni che una sia pur timida modifica dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (quello che tutela dai licenziamenti) senza giusta causa,
      ndr.) avrebbe provocato in campo sindacale».
      Il secondo errore?

      «Riguarda la concertazione. Poteva anche essere giusto buttare a mare un modelllo arrugginito, ma lo si doveva sostituire con un confronto meglio strutturato e più programmato».

      Ma le imprese del commercio e del turismo avvertono il problema della difficoltà di licenziare o no? È vero, come dice il governo, che con meno vincoli ci sarebbero più assunzioni?

      «Abbiamo bisogno di nuovi strumenti di flessibilità, ma discutiamone insieme ai sindacati. Trattare significa chiudersi anche per giorni dentro una stanza, gettare la chiave e non provare a riaprire la porta fino a quando non si raggiunge un vero, costruttivo punto d’intesa».

      Ma il governo dice che non si possono sempre subire i diktat della Cgil.

      «Giusto. Basta con i veti, ma non c’è oggi in Europa, nell’Europa cui noi guardiamo, un altro Paese che programmi il proprio futuro tranciando di netto il rapporto con i sindacati. E questo è il momento meno adatto per inondare l’Italia di scioperi».
Enrico Marro


Economia
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