“Intervista” Billè: basta, va rivisto lo Statuto dei lavoratori

08/05/2003




      giovdì 8 maggio 2003

      CONFCOMMERCIO

      Billè: basta, va rivisto lo Statuto dei lavoratori

          ROMA – «Una decisione sbagliata che danneggia tutta la sinistra nelle sue aspirazioni di forza di governo, la Cgil ha perso un’occasione storica per i solare i massimalisti, non è un caso che Sergio Cofferati si sia ben guardato di avallare questa scelta». Sergio Billè, presidente della Confcommercio, giudica «stupefacente» l’atteggiamento della Cgil il cui direttivo ieri ha deciso di votare sì al referendum. Col risultato, se il sì prevarrà, di rendere quasi impossibile il licenziamento anche per bar e ristoranti, cioè il popolo di Billè.
          Perché stupefacente?
          «Perché la Cgil da un lato chiaramente giudica inutile, e anche dannosa, questa proposta referendaria e dall’altro, per assai opinabili ragioni di bottega, invita i suoi iscritti a votarlo lo stesso, nella speranza che non abbia il consenso dell’elettorato. E’ un voto di bandiera e niente più. Un esempio plateale di incoerenza».

          Perché, lei crede che il quorum venga raggiunto?

          «Questo no. Dai sondaggi che abbiamo, e che corrispondono più o meno a quelli pubblicati un po’ da tutti, risulta che solo il 30% degli elettori andrà a votare. E poi occorrerebbe considerare il voto di tre milioni di italiani all’estero che sicuramente non sono per il sì».

          Quindi cos’è che la preoccupa?

          «La polemica sull’articolo 18 è pericolosa come la Sars, e l’Italia rischia un’infezione congenita destinata a indebolire la sua economia. Da oltre un anno assistiamo impotenti a questo enorme spreco di energie con un tasso di esasperante di litigiosità che si sta espandendo come l’epidemia della polmonite atipica».

          Non sarà tutta colpa di Bertinotti e della Cgil..

          «Assolutamente no. Questa follia del referendum ha messo le radici assai prima quando, e Confindustria e governo farebbero bene ad assumersi le proprie responsabilità, si tentò la riforma del mercato del lavoro a colpi di maglio. Era chiaro che ci sarebbero state conseguenze di questo tipo e che da lì Fausto Bertinotti avrebbe tratto la linfa vitale per dar fuoco alle polveri».

          La Confindustria ha deciso per l’astensione dal voto. Voi che farete?

          «Prima di prendere una scelta definitiva devo fare un altro giro di consultazioni con i miei e poi trarremo le conseguenze. Il rischio di coloriture politiche e di forti contrapposizioni è ancora elevato. Certo, in questo momento, anch’io credo che il posizionamento più utile per far fallire il referendum sia l’astensione. Vedremo».

          Quanto peserà, secondo lei, il fattore Silvio Berlusconi nel confronto referendario?

          «Meno dello scorso anno quando si trattò di affrontare la modifica dell’articolo 18. Resta il fatto che questo referendum è figlio del processo degenerativo che sta colpendo il nostro sistema, un processo che tende più a distruggere che a costruire».

          Forse sta esagerando…

          «La verità è che sono molto preoccupato. Tutti i sondaggi, di qualsiasi colore e provenienza, martellano su un punto: i consumi sono in calo per colpa della persistente sfiducia delle famiglie sulla capacità di ripresa dell’economia. E se non ci mettiamo subito al lavoro, non riusciremo ad intercettare la ripresina di cui si parla nella seconda metà dell’anno».

          Suggerimenti?

          «Cominc iamo, tutti insieme, a rimettere mano allo statuto dei lavoratori. Non lo chiedono solo gli imprenditori e il governo, ma anche personaggi come Gino Giugni e Bruno Trentin».
      Roberto Bagnoli


      Politica