“Intervista” Betty Leone: «riconoscimento importante»

12/07/2007
    giovedì 12 luglio 2007

    Pagina 7 – Economia

    L’Intervista
    Betty Leone

    La sindacalista dei pensionati Cgil: «Un riconoscimento importante anche per le donne che hanno lavorato»

      «Per la prima volta al primo posto
      i redditi delle persone anziane»

        di Giampiero Rossi / Milano

          Non è soltanto una mera questione di soldi. Quelli servono, eccome, ai pensionati che finalmente vedranno rinforzate le loro traballanti entrate mensili, ma le novità forse più importanti sono è la conquista di un posto centrale nell’agenda del governo e il riconoscimento del “reddito individuale”, che apre la strada a tante donne anziane con la pensione minima che finora sono state escluse da qualsiasi beneficio. Questi sono gli elementi che Betty Leone, segretaria generale dello Spi, la federazione sindacale dei pensionati della Cgil, tiene a sottolineare all’indomani dell’accordo con il governo per la rivalutazione delle “minime”.

          Betty Leone, finalmente sono arrivati un po’ di soldi in più per i pensionati che vivono con poco.

            «Sì, era uno dei nodi più importanti dell’accordo più complessivo con il governo, e credo che questo primo accordo possa contribuire a rasserenare il clima attorno ai tavoli che rimangono aperti. Intanto siamo soddisfatti di questo risultato, innanzitutto per il suo valore politico».

            Politico? E perché?

              «Perché questo accordo mette finalmente al centro dell’attenzione del governo il tema dei redditi delle persone anziane, finora relegato all’assistenza e genericamente al welfare. Noi abbiamo invece posto un problema nuovo: il potere d’acquisto di una parte decisiva della popolazione del paese. E ciò ha permesso anche di modificare la scala di equiparazione dei prezzi, su base Istat, il che significa che tutte le pensioni fino a 2.100 euro mensili avranno una completa protezione dall’aumento dei prezzi».

              Quindi l’accordo va oltre le pensioni minime?

                «Certo, perché questo è un meccanismo di salvaguardia importantissimo. E poi abbiamo anche ottenuto l’impegno, da parte del governo, a un tavolo annuale di monitoraggio sull’andamento dei redditi dei pensionati. Un’altra conquista importante, che rende questo accordo non soltanto legato al momento ma dinamico, un primo importante passo vero la nuova attenzione verso i pensionati italiani, finalmente riconosciuti, insieme alle loro rappresentanze sindacali, come cittadini contrattanti. La loro mobilitazione ha pagato».

                E, nel merito, quali sono secondo lei gli aspetti qualificanti dell’intesa sulle pensioni minime?

                  «Innanzitutto l’aumento di tutte le pensioni fino a 700 euro. ma è importantissimo anche il riconoscimento della pensione come reddito individuale e non più di famiglia, proprio come chiedeva la Cgil da tempo, perché ciò permette di inserire in questa platea di beneficiari degli aumenti anche tante donne finora rimaste escluse, magari soltanto perché i mariti prendevano un migliaio di euro al mese. E inoltre gli aumenti sono legati ai contributi versati, suddivisi in tre fasce, che significa la valorizzazione del lavoro svolto dalle persone oggi in pensione».

                  Ma i soldi che arriveranno in più sono una somma che incide sulla vita di quei pensionati?

                    «Io credo proprio di sì, a regime si va dai 333 ai 505 euro, secondo gli anni di contributi da lavoro versati, e sono cifre al netto da qualsiasi fiscalità. Altro che il fantomatico milione di lire promesso da Berlusconi che, tra le altre cose, escludeva a priori tutte le donne, cioè due terzi della potenziale platea che invece adesso è beneficiaria di questi aumenti».

                    Insomma, un buon risultato per voi del sindacato?

                      «Sì, ma per una vera valutazione ora è necessario che si arrivi a un buon accordo anche sul resto della piattaforma unitaria dei sindacati. Perché da sempre noi sostentiamo che per dare vita al patto tra le generazioni di cui parliamo tanto è necessario occuparsi degli anziani, ma anche dei giovani e dei lavoratori: si tratta di ridistribuire la ricchezza in modo equilibrato».

                      E dell’atteggiamento del governo cosa pensa?

                        «Dico che questo governo ci ha ascoltato – e questo è un valore per la democrazia partecipativa – quello precedente non ci ha mai convocato».