“Intervista” Bertinotti: «E’ ora che nasca un nuovo soggetto»

09/07/2002

9 luglio 2002



INTERVISTA
Bertinotti: «E’ ora che nasca un nuovo soggetto»

Il segretario del Prc «A Cofferati dirò: insieme si può vincere. E già da ora possiamo costruire sinergie, lavorare al successo dello sciopero generale»


ANDREA COLOMBO


ROMA
Stamattina Fausto Bertinotti si incontrerà con Sergio Cofferati, inaugurando così la serie di colloqui tra il segretario della Cgil e i leader di tuttele forze d’opposizione. Un incontro interessante dal momento che, se la solidarietà del Prc con la Cgil è completa, i punti di frizione certo non mancano, a partire dal referendum sull’allargamento dell’art.18 a tutti i lavoratori, che il leader della Cgil non ha sponsorizzato.

Come valuti le reazioni dell’Ulivo alla firma del Patto per l’Italia?

Malissimo. Ogni volta che si trova di fronte a una discriminante programmatica, il centrosinistra balla, dà risposte balbettanti e politicamente insignificanti. La realtà è che, dopo la sconfitta elettorale, il centrosinistra materiale si è spaccato.

Cosa intendi per «centrosinistra materiale»?

Non credo di poter essere accusato di malignità se dico che, negli anni dei governi ulivisti, le confederazioni sindacali facevano parte del centrosinistra materiale. Lo prova il fatto che in quegli anni non c’è stata alcuna conflittualità. Dopo la sconfitta questo blocco si è spaccato.

Perché?

Per due motivi. Perché la Cgil è stata sfidata frontalmente e progressivamente, attaccata nelle sue stesse fondamenta politico-sociali. Di fronte a questo attacco ha scelto, e non era affatto scontato che lo facesse, di reggere la sfida. Di fronte alla frana della concertazione, la Cgil ha scelto una psoizione autonoma, Cisl e Uil invece vanno in fondo nella rottura della concertazione con l’accettazione di un patto neocorporativo. Il secondo motivo è la contaminazione che parte dagli altri movimenti sociali.

Per la verità il movimento sembra purtroppo essere quasi del tutto assente da questo scontro…

Tuti i movimenti si trovano oggi di fronte agli stessi problemi: la difficoltà nel connettersi in un movimento più ampio e nel dare continuità ed effiacia alla loro azione. Quando è nato, il «movimento dei movimenti» trovava nell’affermazione di sé una ragione sufficiente, e la stessa cosa succede ora al movimento di classe. E’ normale che sia così nella fase inziale dei movimenti. Ma quando crescono si pone il problema della loro efficacia, e oggi è un problema irrisolto per tutti.

E cosa fa il Prc per affrontare questo «problema irrisolto»?

Il Prc fa quello che può, e così la Fiom, una parte dei Cobas… La stessa proposta di referendum sull’allargamento dell’art. 18 ha una valenza forte di ricomposizione del mondo del lavoro. Certo, si tratta di una ricmposizione a livello solo embrionale, mentre sarebbe necessario una passaggio di scala: la costruzione di un soggetto alternativo. Emerge clamorosamente il bisogno di una sinistra di alternativa.

Sarà bene precisare cosa intendi per «soggetto alternativo».

Certamente non un partito unico, il partito laburista o cose simili. Il tempo dei grandi partiti unici è finito. . Penso a un soggetto che sia una costellazione di forze che stanno insieme. E sono contrario al partito unico anche perché le esperienze che si costruiscono devono entrare in relazione con altre esperienze, non dissolversi.

Torniamo agli incontri di questi giorni. Non sembra che la politica stia offrendo alcuna sponda concreta alla Cgil per fronteggiare l’offensiva . Cosa può fare la politica in questo frangente?

Direi che la politica una cosa la ha già fatta: la propopsta di referendum per l’allargamento dell’art.18. In un parlamento eletto col maggioritario, le forme di opposizione che erano efficaci col proporzionale subiscono un durissimo colpo. Dunque l’opposizione deve trovare nuove forme, adeguate ai tempi. Il referendum è certamente una di queste, anche se non l’unica.

Sarà pure un aiuto, ma non sembra che la Cgil lo riconosca come tale?

Non è decisivo verificare se la Cgil lo consideri un aiuto o no. In ogni caso, nel 2003 ci sarà una chance per abrogare l’accordo separato. Ma voglio chiarire una cosa. Credo che si debba evitare qualsiasi belligeranza tra chi è d’accordo con questo referendum e chi non lo è. Bisogna fare in modo di rendere compatibili le diverse proposte d’opposizone in modo che, pur distinte, formino una sorta di massa critica.

Hai detto che il referendum non è l’unica forma di opposizione alla quale cosa si possa pensare. Cosa altro propone il Prc?

Una straordinaria mobilitazione su una piattaforma che conprenda e connetta temi come il lavoro, l’ambiente la salute. Ma per arrivare a questo è necessario che il centrosinistra superi la crisi che sta vivendo. E io non vedo altra possibilità se non una divisione che liberi una forza di sinistra. Questo centrosinistra non è neppure in grado di schierarsi davvero con la Cgil contro l’accordo separato perché in realtà è attratto da entrambi i poli che si confrontano. Al suo interno c’è chi è attratto da dall’accordo neocorporativo e chi dalla costruzione dell’alternativa.

Cofferati dice chiaramente che la proposta di legge popolare che la Cgil porterà in parlamento sarà una sorta di spartiacque. Come si comporterà il Prc nei confronti di quella legge?

Ripeto che sono favorevole alla costruzione di sinergie. Dunque, per quanto possa avere obiezioni riguardo ai contenuti di quella proposta, ritengo che sia necessario favorire il successo di tutte le inziative. Anche perché questo è fondamentale per costruire lo sciopero generale.

Tra poco incontrerari Cofferati. Cosa gli dirai?

Che si può vincere.