“Intervista” Bersani: Stiamo coi cittadini perché siamo di sinistra

29/01/2007
    sabato 27 gennaio 2007

    Pagina 3 – Economia/Oggi

    Stiamo coi cittadini
    perché siamo di sinistra

      «Il secondo pacchetto
      di liberalizzazioni inaugura
      una stagione di sfide
      e di innovazione»

      «Ai benzinai e ai dipendenti
      del Pra dico che io non
      cambio pelle: penso
      sempre ai lavoratori»

        CAMBIAMENTO – Bersani, il ministro della «lenzuolata» dice che «abbiano fatto cose grandi e piccole, costruiamo un’Italia nuova». E non è finita. Sfida alla destra: «Proponete in Parlamento quello che, secondo voi, manca e vi staremo ad ascoltare». E anche ai colleghi della maggioranza ha qualcosa da dire…

          di Bianca Di Giovanni

            A Montezemolo l’ho detto: perché a noi chiedete più mercato e non ho sentito una parola quando il centro-destra ha eliminato le gare per i lavori della Tav?». Pier Luigi Bersani non ci sta a fare la parte del liberalizzatore «figlio di un Dio minore». Il giorno dopo il decreto non c’è solo Confindustria a dire che ancora non basta. Naturalmente c’è la destra e ci sono spezzoni di centro-sinistra, nonostante il Bersani uno, il testo sull’energia, il testo sui servizi locali – elenca con puntiglio il ministro – quello sulla class action, quello sulle professioni, sulla pubblicità televisiva, le norme sulla semplificazioni e la lenzuolata. «In Parlamento c’è già un’Italia nuova», spiega. «Le cose grandi ci sono eccome – insiste Bersani – Per esempio nella lenzuolata c’è la borsa del gas. Comunque vorrei dire a quella sinistra spocchiosa, quella del “o si fa il gas o non c’è niente”, che ci vadano loro a dire in faccia a una ragazza che vuole fare l’estetista e non può aprire l’esercizio perché magari non conosce nessuno in Comune, che il gas è più importante e che mancano le cose grandi. Io sono di quella sinistra che sta vicino alla gente, nelle piccole cose, oltre che nelle grandi». Tanto vicino che a chiedergli a quali norme della «lenzuolata» è più affezionato, Bersani ne indica due: «La più grande e la più piccola. Quella del massimo scoperto, che servirà molto anche alle piccole imprese, e quella sulla data di scadenza degli alimenti, perché significa che il governo si preoccupa dei problemi quotidiani». Se poi gli si chiede quale sia stata quella più faticosa da far passare, la risposta è fulminante: il Pra.

            È vero che in consiglio se l’è presa con i democristiani sul Pra?

              «Io non ho detto nulla. Sul tema Fioroni non ha aperto bocca. Chi è più democristiano di Fioroni?».

              Chi ha vinto il duello: lei o Rutelli?

                «Nessun duello. È stata un’operazione corale, c’è stato un confronto consolante per l’univocità di intenti. Un risultato che dimostra come dopo Caserta il governo procede compatto. Sono arrivati contributi anche importanti, come quello di Fioroni».

                Sì, anche se oggi qualcuno si chiede che c’entrasse la scuola.

                  «Vorrei far notare che se si può dare una mano all’istituto dove ho studiato o dove ha studiato anche mia figlia, lo faccio. Per me è anche un fatto di libertà?».

                  Lei non ha fatto duelli, ma Rutelli li ha fatti sulla stampa.

                    «Preferisco discutere di un concetto più generale che non riguarda la singola persona. Ogni tanto c’è qualcuno che pensa che i partiti della sinistra dovrebbero stare nella loro riserva indiana, perché l’innovazione tocca ad altri. Questa cosa suona davvero strana per un emiliano. In Emilia ci si è provato per 50 anni a dire alla sinistra che doveva stare nella sua riserva indiana, ma non c’è mai riuscito nessuno. Bisognerà concludere che l’innovazione appartiene a tutte le culture riformiste, tutte rappresentate nel nostro consiglio dei ministri e che a noi tocca fare una bella sintesi, che guardi ai cittadini, ai giovani, alle imprese, alla legalità fiscale».

                    A proposito di riformisti …

                      «Ecco, non so se si è notato che in tutta questa miriade di discussioni, fortunatamente non abbiamo avuto bisogno della parola riformismo. Cerchiamo di far parlare i fatti».

                      Lei di solito non viene indicato in questa lista di riformisti, volenterosi…

                        «Mi hanno perso in sala macchine».

                        Forse le manca una caratteristica. In Italia si è riformisti solo su pensioni e mercato del lavoro, già riformati peraltro. Come mai?

                          «C’è un tentativo della destra di non pagare dazio e farlo pagare agli altri. Non chiedere nulla a potentati e corporazioni. Per questo c’è sempre qualcos’altro da fare. Bisogna anche dire che se noi diffondiamo nel Paese attraverso riforme comprensibili l’idea che si può cambiare con tranquillità, che c’è una direzione di marcia, e che si guarda al futuro e alle nuove generazione, questo porterà anche fiducia nell’affrontare la previdenza o il pubblico impiego. Non bisogna brandire le riforme come una clava: c’è un percorso di sicurezza, positivo».

                          L’Unipol l’ha chiamata oggi?

                            «Bella domanda… beh, chiamano assicurazioni (l’Unipol no), banche, aziende di telecomunicazioni, petrolieri, costruttori… visto che secondo alcuni tocchiamo solo i piccoli diciamoli tutti».

                            Confindustria chiede i servizi pubblici locali.

                              «Dovrebbe sapere che a firma Lanzillotta e mia c’è da luglio un progetto di legge in materia in Parlamento. Un testo che richiede le gare. Andrà ricordato a Fini e a Casini che loro le hanno tolte: ci vuole faccia di bronzo a dirci che abbiamo partorito un topolino. Altrettanta faccia tosta ci vuole a non dire una parola sulla Tav, che noi oggi torniamo a mettere a gara».

                              C’è qualche cooperativa di costruzione a cui avete revocato i lavori?

                                «Certo che c’è. È davvero una leggenda che facciamo le cose per le coop: già è visibile con i medicinali».

                                Perché Confindustria dice che non basta mai?

                                  «Negli ultimi giorni mi sembra che da Confindustria siano arrivate reazioni di soddisfazione. Altre ne verranno, soprattutto dai piccoli, visto che alleggeriamo il peso dei fidi in banca, visto che prima c’era una gabella fissa, sconosciuta in Europa. per non parlare poi di semplificazione».

                                  Cosa le ha risposto Montezemolo sulla Tav?

                                    «Se vuole lo dica lui, io non posso».

                                    Non è che Confindustria vuole la rete del gas?

                                      «Anche su questo ci sono state molte chiacchiere. Noi non possiamo certo consentire che il primo che passa si prende la rete del gas. Bisogna risolvere il problema dello scorporo dall’Eni, visto che l’Antitrust ha detto che a Cassa depositi non può andare».

                                      Rifondazione però non vuole lo scorporo: resta il problema politico.

                                        «Rifondazione, per quanto ne so, pone un problema industriale. teme che l’Eni sia indebolita. Mi pare che Rifondazione potrà esprimersi di fronte a un progetto concreto».

                                        Riuscirete a mettere in pratica tutte le proposte depositate in parlamento?

                                          «Oh, qui voglio vedere la destra. La prossima settimana, assieme alla riforma delle Authority, proporremo (la forma è ancora da trovare) la costituzione di una commissione bicamerale sui temi della concorrenza per dare impulso e presidio anche parlamentare al tema del mercato. Se qualcuno vuole aggiungere, visto che manca sempre qualcosa, faccia pure».

                                          Che cosa replica a chi oggi protesta, come i benzinai o i dipendenti del Pra?

                                            «Non ho cambiato pelle: la mia prima preoccupazione è sempre stato il lavoro della gente. Non lasceremo soli i lavoratori: si tratta di affrontare una ristrutturazione. Ai benzinai dico: il nostro problema è la benzina. Ci saranno dei tavoli per accompagnare la riforma con misure a tutela di lavoro e professionalità».