“Intervista” Bersani: «solo noi difendiamo i mercati»

22/03/2007
    giovedì 22 marzo 2007

    Pagina 7 – Economia

    "Basta con questa destra corporativa"

      Bersani: solo noi difendiamo i mercati, ma le lenzuolate sono finite

      Roberto Mania

      ROMA – «Che vuole – dice Pierluigi Bersani, ministro dello Sviluppo economico – se fosse per la destra in Italia avremmo ancora le tariffe minime o le vecchie quattordici tabelle merceologiche del commercio. La verità è che in questo Paese le liberalizzazioni sono di sinistra. La nostra destra è corporativa, è contro il mercato». Auspicava – «alla grande», come dice – un dialogo bipartisan sulle ricariche telefoniche, le assicurazioni Rc-auto o i mutui, invece la sua seconda "lenzuolata" sulle liberalizzazioni passerà alla Camera oggi con il voto di fiducia e altrettanto, «realisticamente», accadrà al Senato. Alla grande ha funzionato solo l´ostruzionismo dell´opposizione. Ma intanto sembra finita la stagione delle "lenzuolate": «Anche se qualche cosina ci sarà sempre da fare. Il Parlamento – spiega il ministro – deve approvare una serie di riforme, dalle Authority, all´energia, ai servizi pubblici locali, alla class action, alla pubblicità televisiva, alle professioni. Il resto dovrà farlo il mercato, possibilmente senza nuove norme».

      Perché il governo ha deciso di ricorrere ancora al voto di fiducia? Non state abusando di questo istituto, riducendo la funzione del Parlamento a quella di un notaio o poco più?

        «No, non è affatto così. Di fronte alla pratica ostruzionistica della destra l´unica via d´uscita per approvare provvedimenti che gli italiani vogliono, era quella di porre il voto di fiducia. Sulle liberalizzazioni non c´è alcun problema politico nella maggioranza. Il governo aveva manifestato la più ampia disponibilità al dialogo, purché costruttivo. Lo dimostra il fatto che abbiamo accolto diversi emendamenti anche dell´opposizione. Io stesso ho telefonato a Luigi Lazzari di Forza Italia per ringraziarlo di avere contribuito ad arricchire la nostra proposta».

        Eppure anche settori vicini alla sinistra, come la Confesercenti, hanno denunciato la carenza di confronto.

          «Veramente abbiamo parlato con tutti per un mese e mezzo. Il dilemma era: dobbiamo o no dare queste norme che gli italiani aspettano? Abbiamo dovuto decidere dopo ore e ore di dibattito sulle autoscuole. Solo su questo l´onorevole La Loggia è intervenuto quattro volte! Tanto perché si tratta – come dicono – di cose piccole piccole…».

          Ci spiega cosa c´entra con le liberalizzazioni l´articolo del decreto legge che attenua gli effetti della riforma Moratti sulla scuola? Perché non è stato stralciato, come chiedeva la minoranza?

            «In senso stretto nemmeno il taglio alla ricariche telefoniche riguarda le liberalizzazioni. Si tratta di misure per modernizzare il Paese e per consentire ai cittadini-consumatori di scegliere. Questa, per esempio, è la stessa logica che consente alle Fondazioni di raccogliere fondi a favore degli istituti scolastici».

            Nella maggioranza, tuttavia, non c´è una linea sola. L´Udeur e l´Italia dei valori avevano presentato emendamenti sulla norma che revoca le concessioni per la Tav. L´ulivista Pierluigi Mantini ha parlato di una norma «illiberale, statalista e sbagliata».

              «Quella norma è sacrosanta. Esiste in tutta Europa. Lo sa che quando si è potuto ricorre alle gare si è risparmiato dal 30 al 40 per cento?».

              Non ritiene che sulle liberalizzazioni si dovrebbe trovare l´accordo tra maggioranza e minoranza, essendo un tema di interesse generale?

                «Lo penso alla grande! L´ho sempre detto anche se senza eccessiva illusione. La verità è che la destra italiana, per ragioni storiche, non è né liberale né riformatrice. Le riforme che abbiamo presentato esistono in tutta Europa. A chi mi accusa di populismo rispondo che non ho alcuna intenzione di fare Chavez! L´anomalia è la nostra destra corporativa incapace di comprendere che difendere le imprese significa stimolarle verso standard europei e verso il rispetto del consumatore. Non a caso a Washington e Londra apprezzano la nostra linea».

                Ma non erano due le opposizioni?

                  «È vero è stata una battaglia variegata: Forza Italia e An hanno puntato sull´ostruzionismo mentre l´Udc non l´ha fatto».

                  Il presidente della Confindustria, Montezemolo, vi accusa di essere «anti-industria», prendendo come esempi proprio il provvedimento sulle concessioni sulla Tav e quello sulle ricariche telefoniche.

                    «Mi permetta di fare due domande agli industriali italiani: esiste un altro esempio di colossale opera pubblica come la Tav realizzata senza gare? E poi: si pensa di dare tono alle imprese tenendole fuori dalla competizione? Resta il fatto che la Confindustria, come altre associazioni di imprese, ha sostenuto le liberalizzazioni».

                    Come distribuirebbe il "tesoretto" fiscale? Con gli sgravi per le imprese e le liberalizzazioni per i consumatori che comunque ridurrebbero i loro costi?

                      «Le decisioni andranno prese a giugno con la variazione del bilancio e il Dpef. Prima di tutto ci vogliono i cambiamenti, si chiamino liberalizzazioni o riforma del welfare. È in appoggio a questi obiettivi che dobbiamo utilizzare le risorse. Sia per via fiscale verso le famiglie e le imprese, sia per via di una coraggiosa riorganizzazione della spesa pubblica. Il motore di tutto questo è la lotta all´evasione fiscale, della quale si è visto solo l´esordio».