“Intervista” Bersani: «Riforme, l´unica via è la concertazione»

03/11/2003

 

3 novembre 2003
 
Pagina 11 – Economia
 
 
L´INTERVISTA

Parla il ds Bersani: "ingenerose" le critiche di Padoa-Schioppa ai sindacati
«Riforme, il governo sbaglia l´unica via è la concertazione»


          GOFFREDO DE MARCHIS


          ROMA – «C´è un eccesso di politiche conservatrici nel sindacato e nei partiti», dice il responsabile economico dei Ds Pierluigi Bersani. Ma Tommaso Padoa-Schioppa, sul tema delle pensioni, è «ingeneroso» verso le organizzazioni dei lavoratori. Che negli ultimi anni hanno dato il via libera alla riforma Dini, alle privatizzazioni, alla legge Treu. «Anche i sindacati hanno dimostrato di sapersi muovere su terreni nuovi. Ma quello che conta è il metodo, lì il governo deve cambiare completamente rotta. Da dieci anni funziona una formula, chiamiamola concertazione o altro, che resta l´unica strada per fare le riforme. Non ce ne sono altre, l´alternativa è non fare niente».
          Ma il dialogo con le parti sociali non rischia di diventare un luogo di veti incrociati?
          «Il diritto di veto non lo pretende nessuno e nessuno lo riconosce. Però è l´esperienza a dirci che le riforme più rilevanti sono avvenute attraverso il metodo del dialogo. Una revisione del sistema previdenziale come la Dini non l´ha fatta nessuno in Europa. E lo stesso discorso vale per la Treu. Per queste riforme valgono le stesse regole delle opere pubbliche: si fanno solo quelle che mettono d´accordo 100 soggetti diversi. Certo, i tempi sono lunghi, i ritardi non mancano. Ma l´altra strada è che le opere pubbliche rimangono in un cassetto e non si fanno».
          Il segretario dei Ds Fassino, a Repubblica, ha spiegato che la sinistra deve smetterla di dire soltanto no avviando una riforma di tutto il Welfare. Avete fatto dei passi indietro?
          «Noi pensiamo che debba esserci un incrocio tra la Dini e nuove politiche del Welfare. Se il governo accetta questo terreno può riprendere un dialogo utile».
          Le proposte della Quercia sono le stesse del sindacato?
          «No, non credo che le nostre proposte sarebbero identiche a quelle delle confederazioni. Ma sicuramente l´obiettivo della sinistra non è quello di ridurre le spese del Welfare».
          Riconosce che l´ultima parola spetta comunque al Parlamento?
          «Ma certo. Lo sappiamo noi e lo sa bene anche Pezzotta tirato in ballo da Padoa-Schioppa. L´ultima parola sulle riforme è quella della politica. Ma prima di arrivare lì conviene seguire un metodo che ha funzionato per dieci anni e che non è stato ancora sostituito da un´idea più brillante. Basta vedere quello che è successo per l´articolo 18, sperso oggi nelle carte parlamentari, un foglietto tra i tanti. La verità è che il governo ormai assomiglia all´orchestra della prova felliniana e non sa come ripristinare un luogo di confronto. Un lavoratore occupato o pensionato deve vedere che qualcuno tutela i suoi diritti in una sede di trattativa. Non può imparare alla televisione come sarà la sua vita del futuro. Non ha gli strumenti per giudicare, si smarrisce. E infatti il 70% degli italiani è contro questa riforma».
          L´Ulivo però è diviso sul problema delle pensioni. La lista unica, che fra quindici giorni è chiamata all´esame delle assemblee di Ds, Margherita e Sdi, servirà a trovare un minimo di unità anche sui temi economici?
          «Un programma solido è uno dei primi obbiettivi della lista unica perché il nostro compito è mostrare al Paese che, una volta esaurito il disastroso ciclo della destra, tocca a noi, che esiste un´altra strada. Eppoi, deve dare un baricentro al centrosinistra. Non possiamo ripresentarci ai cittadini con la stessa foto di gruppo un po´ mossa del 2001».
          A cosa si riferisce?
          «Beh, per esempio a certe comparsate televisive in cui si vedevano 13 persone diverse dell´Ulivo salire al Quirinale per le consultazioni».
          Ma la lista non rischia di dividere di più il centrosinistra, come sostengono gli scettici?
          «La proposta di Prodi è solo una prima mossa. E non la vedo come un triciclo. È un progetto aperto, anzi io considero fondamentale la nascita, nei prossimi mesi, di comitati promotori di varie forze anche non di partito. Mi riferisco a forze civiche, ad associazioni. L´obbiettivo finale è offrire al Paese uno spazio. E dev´essere uno spazio aperto».