“Intervista” Bersani: Ricomincio dal bis

08/01/2007
    N.1 anno LIII – 11 gennaio 2007

      Pagina 40/43 – Attualità

      Intervista – Parla il ministro dello Sviluppo economico

        Ricomincio dal bis

          Energia, Sud, infrastrutture, class action. Prodi gli ha chiesto di inventarsi qualcosa. E Bersani ha un pacchetto di riforme pronte.

          Colloquio con Pierluigi Bersani
          di Marco Damilano

            Prima delle vacanze Romano Prodi lo ha invocato come se fosse un mago: "Bersani, inventati un’altra cosa!". E il ministro dello Sviluppo economico, sornione, non vede l’ora: "La nuova ‘lenzuolata’ Bersani è pronta. Appena me la chiedono arriva". Il decreto sulle liberalizzazioni che porta il suo nome è stato il provvedimento più apprezzato del governo di centrosinistra, con ‘L’espresso’ il Gran Riformista apre l’agenda 2007: efficienza energetica, investimenti nel sud e sulle infrastrutture, nuove liberalizzazioni, telecomunicazioni. Con un avvertimento per i verdi: "Non accetto politiche regressive: l’ambiente non può diventare un impedimento per lo sviluppo". E una risposta a chi, come Francesco Rutelli e Piero Fassino, parla di fase due per il governo Prodi: "Le riforme vanno fatte senza nevrosi: non brandite come una clava".

            Partiamo dal pacchetto Bersani uno: è stato un cambiamento reale?

            "A metà gennaio presenteremo un bilancio dettagliato dei primi sei mesi. Intanto, conosciamo i primi effetti pratici: sui farmaci da banco siamo già a 400 nuovi esercizi, in gran parte piccoli, con vistose ricadute sui prezzi in farmacia. Sui tassisti si vedranno i risultati quando per esempio a Roma arriveranno mille nuove licenze. Sugli ordini professionali abbiamo dato il potere all’Antitrust di intervenire. Restano le assicurazioni che cambieranno tra gennaio e febbraio: ho resistito alle richieste di rinvio, andremo avanti. E poi c’è un secondo effetto, forse il più rilevante: per la prima volta si è creato nell’opinione pubblica un clima che rende queste riforme possibili. Le due facce di questa aria mutata sono stati i picchi di popolarità del governo e io che ho vissuto assediato da tassisti, farmacisti, avvocati…".

            Però il presidente dell’Antitrust Catricalà denuncia la resistenza delle corporazioni.

              È vero: ci sono i ricorsi presso la Consulta di regioni come il Veneto, ci sono gli ordini che contrastano l’applicazione di alcune norme. Io voglio continuare a discutere con tutti: di certo non mi è piaciuto che gli ordini si trasformassero in sindacati, pronunciamenti contro di me come quello del presidente della Cassa forense. Non doveva permettersi, è una sovrapposizione di ruoli inaccettabile, visto che all’ordine sono costretti a iscriversi per legge anche quelli che la pensano come me, e sono tanti".

              Ora Prodi le chiede di inventarsi un Bersani-due. Ci sta pensando?

              "Ci sto già lavorando. Non sarà un decreto, ma una nuova lenzuolata Bersani è pronta. Appena me la chiedono arriva".

              Con quali contenuti?

              "Sono cose che se si fanno non si dicono, perché se si dicono non si fanno. A volte mi accusano di tenere l’occhio sul ‘de minimis’, sulle piccole cose, lo dicono a uno che ha spacchettato l’Enel. Ma in questa aria di sufficienza c’è l’arroganza di una politica che non si piega a capire come vive davvero la gente. Andremo avanti, senza distrarci da quello che già stiamo facendo: energia, ordini professionali, servizi pubblici locali, class action. Su questo il Parlamento deve votare, spero che nella maggioranza non ci siano ripensamenti. Non lasceremo andare tutto in cavalleria".

              E per il 2007? Visto che è stato lei a denunciarne la mancanza sulla legge Finanziaria, quale sarà il titolo del film?

              "Eccolo qui: la fiducia di crescere e la tranquillità di cambiare. Restituire al paese una ragionevole aspettativa di crescita. E riforme senza nevrosi: i cambiamenti si fanno se servono per il futuro, non vanno branditi come una clava".

              Bel titolo. E la trama?

              "Cominciamo dalla crescita. Quattro capitoli. Prima di tutto, l’efficienza energetica. Dispiegare da subito un intervento sul ciclo dell’edilizia e sulle ristrutturazioni, sugli elettrodomestici, sulle automobili. Un piano di investimenti con risparmio di energia, rivolto a tutti i cittadini, alle imprese e agli enti locali. Un bottone schiacciato che ci darà risultati importanti in termini di Pil. Un altro bottone da schiacciare è il Sud: riprendere un programma di investimenti nel Mezzogiorno, senza mediazioni amministrative. Terzo: liberare le attività economiche, spingere sull’acceleratore della concorrenza. Quarto: far partire un piano di investimenti sulle infrastrutture meno banale che in passato. Abbiamo meno priorità e più soldi da investire sulla Pedemontana, sull’Alta velocità, sulla Salerno-Reggio Calabria. E abbiamo l’accordo Gentiloni-Parisi sul WiMax e possibilità nuove di investimenti sulla banda larga capaci di far decollare le infrastrutture di telecomunicazioni. Dobbiamo far partire nuovi strumenti di politica industriale: meno capannoni e più tecnologia. Tutto questo si può fare solo se riparte la fiducia nell’esercizio delle funzioni pubbliche".

              Che vuol dire, in concreto?

              "La politica del centro-sinistra può appoggiarsi solo su una pubblica amministrazione con un minimo di credibilità. Altrimenti vince la destra che vuole buttare tutto. Dobbiamo intestarci questa passione per la pubblica amministrazione. Ma anche questo comporta qualche scelta: un contratto di pubblico impiego che garantisca un minimo di mobilità, per esempio".

              Altro che tassisti, lei va a toccare il blocco sociale del centro-sinistra: sindacati, pubblico impiego. Gli stessi che sono già sul piede di guerra per l’annunciata riforma delle pensioni…

              "Sulle pensioni e sul lavoro non servono grandissime riforme, ma aggiustamenti, come ha detto Prodi. E serve un nuovo modello di concertazione e di dialogo con le parti sociali: coordinamento e sobrietà. Non abbiamo bisogno di architetture barocche e altisonanti. Troppe volte, in questi anni, ci sono state grandi liturgie e pochi risultati. Le cose devono funzionare come le cinque dita di una mano: ognuno dica la sua. Poi le dita devono lavorare come una mano: il governo, il premier, faranno la sintesi".

              Prodi promette per il 2007 l’apertura di un’impresa in un giorno: un sogno alla Berlusconi?

              "Dipende dall’impresa. Per costruire un palazzo è difficile fare un’impresa in poche ore. Ma nella mia nuova lenzuolata c’è anche questo, ridurre l’intermediazione amministrativa. E poi il governo è impegnato su altri due fronti. Abbattere i tempi della giustizia, che come dice Prodi è all’incrocio fra economia e questione sociale. E la sanità: una volta certificata la migliore organizzazione regionale, su questo o quel centro di costo, le altre regioni devono assomigliarle, altrimenti pagheranno un prezzo in termini di trasferimenti statali. Non è possibile che in alcune regioni si formino buchi così grandi da portare a fondo tutto il sistema sanitario".

              Si può fare tutto con una maggioranza divisa? Il governo ha bloccato il rigassificatore di Brindisi e si è scritto: Pecoraro batte Bersani.

              "Su Brindisi c’è una procedura dell’Unione europea per infrazione. Di fronte a questo abbiamo riconvocato la conferenza dei servizi che di per sé non significa una sospensione dei lavori. Una cosa è certa: abbiamo bisogno di un rigassificatore in Puglia. E mi aspetto un contributo della regione, che me lo ha garantito".

              Per marzo è stata convocata la conferenza nazionale su energia e ambiente: è pronto ad affrontare la platea ambientalista?

              "Sui grandi scenari mi considero piuttosto verde anch’io. Sono certo che non rimetteremo in discussione quello che è già deciso: servono tre o quattro rigassificatori. Pretendo razionalità: se siamo quelli che vanno a gas e il gas è la fonte più pulita dobbiamo dotarci delle infrastrutture necessarie. Per il resto, il mio modo di concepire le politiche energetiche può suscitare sospetti solo in chi ha una visione un po’ settaria delle cose".

              Anche Di Pietro è ai ferri corti con i Verdi sulle autostrade. Non sono troppe due anime così distanti nello stesso governo?

              "Io sono per le sintesi. Per me l’ambiente è il paradigma della crescita, dell’innovazione, degli investimenti. È il motore dello sviluppo, polemizzo con chi lo fa diventare l’impedimento. Non accetto politiche regressive: finché esistono i rifiuti, vogliamo continuare a metterli sotto terra come si faceva un milione di anni fa?".

              Alta velocità: lei dice che è la più grande opera pubblica d’Europa, ma ‘L’espresso’ ha scritto che serviranno 13 miliardi di euro solo per sanare il buco dal 2002 al 2005, più tremila milioni da spendere dal 2007 al 2009, per non parlare delle infiltrazioni criminali. Una macchina mangiasoldi?

              "Il mega-aumento delle spese dipende certo dal territorio, la conformazione orografica dell’Italia, e da compensazioni per le comunità locali magari smodate. Ma soprattutto dal fatto che è stata un’operazione senza gare pubbliche. Da ministro dei Trasporti nel 2000 cancellai le concessioni fin lì assegnate e introdussi procedure pubbliche di gara. Quando sento Tremonti che mi accusa di essere tenero con i poteri forti mi viene rabbia: tra quei concessionari c’erano tutte le grandi imprese italiane! Poi arrivò Lunardi e ripristinò le concessioni che avevo tolto, un atto di gravità senza precedenti. Ma oggi da un’opera vergognosamente lenta e costosa potrebbe nascere una rivoluzione per l’Italia. Il raddoppio delle infrastrutture per tre quarti del paese. Un sistema metropolitano, per esempio, Milano-Bologna-Firenze di incredibile efficacia. E una concorrenza pubblico-privato e privato-privato per le tratte a lunga concorrenza, già previste nella liberalizzazione del sistema ferroviario che ho fatto approvare nel 2001: un’altra ‘Bersani’ che non fece notizia".

              Si è fatto un gran parlare di fase due, chiesta dall’ala riformista, Rutelli, Fassino. Sarà la rivincita sulla sinistra radicale?

              "Le fasi sono le pagine di un libro che dura cinque anni: sfogliamolo e andiamo avanti. Non lavoro per il braccio di ferro con la sinistra radicale. Serve una sintesi razionale e coraggiosa, trovarla è soprattutto responsabilità delle componenti più forti, Ds e Margherita, oltre che di Prodi. E poi ci sono elementi di radicalità che devono essere presenti nel riformismo. L’ambiente, l’uguaglianza, la pace: perché un riformista deve avere sempre il fucile in mano? Perché dovremmo accettare la più grande diseguaglianza dei redditi d’Europa?".

              Nel 2007 nascerà il Partito democratico?

              "C’è l’aereo in pista, ora dobbiamo tirare su la cloche. È fondamentale costruire il partito nuovo per la generazione che è venuta dopo l’89, che si appassiona dei problemi del nuovo secolo e ci chiede di portare dal ’900 le cose essenziali: la Costituzione, la lotta per la liberazione, l’emancipazione femminile, la dignità del lavoro, Falcone e Borsellino. Si dimentica un po’ l’uguaglianza, purtroppo, bisogna tornare a predicarla…"

              Ci sarà una nuova classe dirigente?

              "Non è una questione generazionale, ma politica. Chi ha avuto responsabilità politiche prima dell’89 può accompagnare la transizione, ma poi deve fare un passo indietro. Questo percorso non può essere né pensato in modo burocratico, ma neppure con un euro, un registro, un gazebo e il Pd è fatto. Serve un grande manifesto di cultura politica e di valori e un po’ di generosità".

              Sarà l’ultimo congresso dei Ds?

              "Facciamo questo per bene. E poi guardiamo al prossimo come il congresso fondativo di un nuovo soggetto".