“Intervista” Bersani: Operiamo per unire i lavoratori

10/07/2002

 Intervista a: Pier Luigi Bersani
       
 



Intervista
a cura di

Aldo Varano
 

09.07.2002
Operiamo per unire i lavoratori


ROMA Onorevole Bersani il rapporto tra Cgil e governo si sta inasprendo. Che obiettivi insegue il governo?

“Nel governo c’è sempre stata una linea, sia pure insieme ad altre, che ha puntato all’isolamento della Cgil. Questa linea ha segnato un punto a favore col patto e credo vi sia l’idea di portarla avanti. L’inasprimento è per intero responsabilità del governo. E’ necessario che sul punto – diritto della Cgil di stare ai tavoli, dovere del governo di tenere al tavolo il più grande sindacato italiano – siano chiesti pronunciamenti larghi alle organizzazioni sindacali e imprenditoriali. E’ di lana caprina la distinzione per stabilire se le pensioni sono dentro o fuori il patto. E’ ridicolo. Si parla di temi crucialissimi per il paese e quindi il più grande sindacato deve necessariamente essere a quel tavolo”.

L’Ulivo e la sinistra, in questa situazione, che devono fare?

“Costruire il massimo di unità politica contro le modifiche all’articolo 18 e contro i tentativi di isolare la Cgil. Il nostro compito è ottenere la più larga unità politica possibile su questo”.

Cofferati annuncia una serie di iniziative: estensioni dei diritti a chi ne è oggi escluso, la raccolta di cinque milioni di firme. Come le giudica?

“Va bene tutto quel che mobilita in positivo l’opinione pubblica. Come forze politiche e Ulivo abbiamo una piattaforma, da specificare ma piuttosto compiuta: carta dei diritti del lavoro, riforme degli ammortizzatori, modifica del processo del lavoro. Su questo Ulivo, e mi auguro intero centrosinistra, devono condurre una battaglia parlamentare e politica. Anche in occasione del Dpef dovremo far valere queste posizioni. Altre iniziative che si muovono sul versante sindacale credo abbiano questo stesso senso: andare verso piattaforme positive su cui far crescere un consenso ampio”.

Lei ricorda che l’Ulivo ha già una piattaforma. C’è il rischio che si creino frizioni con le iniziative della Cgil?

“Credo decisamente di no. Si dimostrerà che ci sono molti punti di assonanza. Anche sulla nostra carta dei diritti ci sono stati rapporti coi sindacati. Lo stesso Cofferati nell’intervista sull’Unità di oggi (ieri, ndr) richiama alla coerenza con quella carta. Eventuali differenze mi pare siano nella normalità di piattaforme che, nella storia dei rapporti tra sindacato e partiti, non hanno mai coinciso, ma nei momenti migliori hanno sempre trovato larghissime convergenze”.

C’è un punto su cui invece affiorano posizioni diverse: il referendum sull’articolo 18. Come vi orienterete?

“Ritengo paradossale che si dia l’impressione che ci stiamo dividendo su una cosa ancora di là da venire. Ogni giorno ha la sua pena. Non abbiamo ancora la certezza che tutto il centrosinistra possa avere una posizione univoca sull’articolo 18. Tutto l’impegno va concentrato su questo per far crescere una posizione unitaria. Poi, sono possibili tutte le iniziative. Naturalmente anche, quando c’è una norma negativa, il referendum. Se ne discuterà quando verranno approvate le nuove norme valutando fattibilità e opportunità. Io ritengo che sia una cosa che si può considerare, ma naturalmente bisognerà cercare di considerarla in un dialogo con tutto il centrosinistra”.

L’unità sindacale è a pezzi. Lei fa parte di un partito che ha un rapporto antico e intenso con la Cgil ma in cui si trovano ha anche iscritti e esponenti di altri sindacati. Come regolarsi?
“Vorrei dipanare con nettezza un equivoco: l’attenzione per l’esigenza comunque di riferirsi alla ripresa di un percorso unitario, non significa sottovalutare la gravità di quel che è successo e avvenuto”.

Sta polemizzando con chi vi chiede di scegliere tra unità sindacale e solidarietà con la Cgil?

“Per mia natura non polemizzo con nessuno, ragiono. Attenzione: l’esigenza che le lacerazioni non diventino una barriera definitiva e la fatica per ritrovare il filo di un ragionamento comune, almeno nella prospettiva, non significa oscurare la gravità dei fatti. Anzi, significa avere per intero la percezione dell’attacco del governo, sapere che ha segnato un punto sulla divisione sindacale, tenere conto che gli aspetti di merito sono molto gravi. Significa, quindi, suscitare reazioni e lotta che devono essere molto ampie anche per non provocare una spaccatura permanente tra i lavoratori. Se vogliamo battere Berlusconi bisogna preoccuparsi che non derivino al centrosinistra difficoltà o rotture politiche”.
[b]Ritorna speso l’interrogativo: ma i Ds hanno sostenuto veramente sindacato e Cofferati. Siete stati in disaccordo?
“Non capisco come si possa dubitare di questo se non per sollevare un dubbio per esigenze strumentali interne. I Ds hanno avuto una linea molto chiara nel merito e molto netta e di sostegno alle mobilitazioni sindacali, in particolare della Cgil. Naturalmente i Ds hanno fatto questo da partito politico, con una logica quindi non immediatamente sovrapponibile a quella sindacale e con la responsabilità di essere il maggiore partito del centrosinistra”.