“Intervista” Bersani: Nessun ricatto sul Welfare

10/10/2007
    mercoledì 10 ottobre 2007

    Pagina 5 – Economia

      L’Intervista
      Pierluigi Bersani

        Nessun ricatto sul Welfare
        o perdono i lavoratori

          di Bianca Di Giovanni

          Pier Luigi Bersani adora i fatti. Li elenca d’un fiato: un colpo storico all’evasione fiscale, conti rimessi in pista in un anno, riforme strutturali, una Finanziaria con la più rilevante riforma del fisco per imprese e misure sociali, infine interventi per l’apertura del mercato che hanno tenuta bassa l’inflazione. «Ce lo riconosce anche l’Europa: senza le liberalizzazioni i prezzi sarebbero saliti. Mi limito a osservare che il centro-destra non le vuole più fare», spiega. E le critiche di Almunia? «Gli impegni sono stati rispettati: certo, potevamo fare di più con l’extragettito, ma l’Italia ha anche una grave questione sociale da risolvere». E le divisioni sul welfare? «Ognuno ha le sue opinioni, non escludo piccoli aggiustamenti. Ma avverto: il governo sostenga compatto l’accordo, perché se si apre la questione, si riapre da tutte le parti». Tradotto: a sinistra e al centro. Il bilancio dei fatti è positivo, eppure non si vede. «Da qualche osservatore privilegiato come Paolo Mieli mi aspetterei attenzione su temi concreti, invece…». Sulle tasse «bellissime» solo una battuta: «Non direi che è bellissimo pagarle, ma è bellissimo sentirsi comunità». La vera difficoltà di chi non vede i risultati raggiunti dal governo è la drammatica «frantumazione del mondo politico: si inseguono particolarismi a getto continuo». Negli utlimi tempi è nata una valanga di nuovi partiti e movimenti: ma l’unica faccia davvero nuova sembra Michela Vittoria Brambilla. «Dopo il 14 ottobre dei 2.400 delegati almeno la metà saranno facce nuove – dichiara il ministro – Anche su questo punto c’è molta curiosità in Europa. Ci dicono: ma davvero mandate la gente a votare per fare un nuovo partito?».

            Ministro, a Capri il direttore del Corsera ha detto: se non riuscite a governare andatevene a casa. Cosa replica?

              «Una frase così è inaccettabile. I fatti di questo anno e mezzo dicono altro. Semmai il limite è che non riusciamo a dare a questa azione di governo un profilo univoco».

              Che gioco sta giocando Mieli, quello di Grillo, quello di Berlusconi?

                «Non mi pongo queste domande: credo che ognuno giudica con la propria testa. È irrilevante pensare che ci sia un disegno politico. I problemi vanno affrontati dove sono: chi governa deve farsi comprendere ed evitare di esporsi a giudizi che sono infondati».

                Montezemolo si è dissociato dalla sua base . Non crede a un disegno politico?

                  «Trattandosi di uno degli ultimi discorsi fatti come presidente si è sentito libero di dire quello che pensava e basta».

                  Il caso Visco viene riaperto da una parte della maggioranza. Sul welfare, dopo una lunga trattativa con un patto siglato dal premier, alcuni ministri annunciano un voto contrario. Cosa deve pensare un elettore del centro-sinistra?

                    «Non può certo pensarne bene. L’origine di questa situazione è in una frantumazione del sistema politico che non ha paragoni. Si accavallano rappresentanze molto particolari».

                    Ma dopo questo il governo esiste ancora?

                      «Non sempre le decisioni di governo si prendono all’unanimità. Comunque esiste la possibilità di riportare questo dissidio a un esito di governo. Noi alla fine dobbiamo consegnare al paese delle cose, dei fatti. Tre quarti delle polemiche avvengono su posizioni politiche o politicistiche: le cose concrete rimangono sullo sfondo invisibile. Entro dicembre noi dobbiamo evitare lo scalone, aumentare le pensioni minime, aiutare i giovani. Il pacchetto è questo qui».

                      Lei dirà questo in consiglio venerdì?

                        «Dirò che il governo debba sostenere quello che ha sottoscritto il premier. Se ci sono riserve, penso che debbano essere tenute in modo compatibile con l’unitarietà del governo. Penso che il Parlamento è sovrano: ammonisco sul fatto che aprire una discussione in Parlamento significa prefigurare un esito incerto non solo da un lato. Sono convinto che la soluzione al solito si troverà. Per tre ragioni. Primo: i lavoratori votano. Elemento imprescindibile. Secondo: comunque il pacchetto è un miglioramento. Sullo sfondo c’è un peggioramento. Terzo: non dimentichiamo la Finanziaria, che tiene assieme innovazione ed elementi di politiche sociali».

                        C’è chi accusa che si fa troppo per le imprese e poco per i lavoratori.

                          «Anche qui penso che si parli troppo poco dei fatti concreti. Ci sarà pure un motivo per cui parlano di altro piuttosto che della manovra di bilancio. Che la Finanziaria dopo 24 ore finisca in settima pagina è una cosa che non si è mai vista negli ultimi 10 anni. Anche la tanto decantata Ici è scomparsa. Nella manovra ci sono interventi strutturali per i più poveri, per i deboli, per dare un tetto a chi non ce l’ha e aiutare chi ce l’ha. Assieme a questo c’è l’intervento per lo sviluppo. Certo c’è il limite della “conversione” della spesa corrente. L’altro punto è la restituzione del maggior gettito. Abbiamo pensato ai più deboli, come avevamo promesso. Ci rendiamo conto che i dipendenti sono in sofferenza e sono all’attenzione del governo».

                          Si dice che dimentica il sud.

                            «Altra leggenda. Per la prima volta stanziamo i contributi nazionali assieme a quelli europei per un periodo di 7 anni. Inoltre rivisitiamo gli incentivi con gli automatismi».

                            Sviluppo Italia che fine farà?

                              «Vorrei dire che oggi stranamente Alemanno annuncia di volerla chiudere, dopo che loro hanno moltiplicato i consigli di amministrazione e noi li stiamo “disboscando”. Questi sono i fatti».

                              Sulle rendite la sinistra insiste.

                                «Abbiamo tutto il tempo di affrontarlo con razionalità e fuori dalle turbolenze di mercato».

                                Passiamo al Pd, vero che lei tifa Letta?

                                  «Io sostengo Veltroni, ma dico anche che i candidati alla fine dovranno trovare un terreno comune. I cittadini devono capire che si è tutti nella stessa famiglia. Per esempio a Piacenza, dove sono candidato, con i candidati della lista Bindi e Letta chiuderemo la campagna tutti insieme sullo stesso palco. C’è bisogno di unità».

                                  Cosa si aspetta come primo atto?

                                    «Alla gente chiamata a votare bisogna dare subito un appuntamento. Bisogna fare subito la messa a terra il partito nuovo: costituire le unità di base per entrare subito nel Paese».