“Intervista” Bersani: «le riforme vanno avanti»

02/03/2007
    venerdì 2 marzo 2007

    Pagina 3 – Economia/Primo Piano

    Intervista
    «La svolta è possibile»

    “Ma quale governo incerto?
    Le riforme vanno avanti”

      PAOLO BARONI

        ROMA

        Ministro Pierluigi Bersani che effetto le fanno i numeri dell’Istat?

          «Mi pare che siamo ad un cambio di passo. Non abbiamo ancora risolto tutti i problemi, ma abbiamo una buona occasione per lavorarci».

          Il dato sul deficit, che va al 4,4 per cento, lo mettiamo tra parentesi? Per quanto gravato da fattori eccezionali è brutto.

            «No, il dato è bello. Nel senso che testimonia che sui fondamentali stiamo riprendendo il controllo della situazione, al di là di partite straordinarie che ci sono arrivate addosso, non casualmente».

            Il centrodestra parla di menzogne contabili, di un governo che getta fumo negli occhi degli italiani….

              «Il fatto che il finanziamento dell’Ispa per le opere ferroviarie prima o poi sarebbe caduto sul bilancio dello Stato io stesso e molti colleghi l’avevamo detto tre anni fa. Basta guardare gli atti parlamentari. Quindi non è una cosa inaspettata, ma il frutto di una politica che scaricava sul futuro i problemi».

              E tolte queste voci?

                «L’ordinario sta andando molto bene. Per questo ora dico che ci può essere un cambio di passo, che a mio modo di vedere può essere rappresentato da due o tre fattori. Il primo, una pista di risanamento della finanza pubblica ormai ben individuata anche dai mercati. La Finanziaria 2007 è senz’altro di una certa pesantezza però ci consente di ristabilire la nostra posizione e di iniziare a ripristinare quell’avanzo primario indispensabile a ridurre il debito. Il secondo dato è quello relativo alle riforme, che da un lato hanno prodotto un recupero di disciplina fiscale e dall’altro ha rappresentato un chiaro segnale di liberalizzazione. In questo modo abbiamo incrementato le entrate e dato un messaggio psicologico importante all’economia, di movimento, come hanno riconosciuto tutte le principali istituzioni finanziarie internazionali, dall’Ocse al Fondo Monetario, alla Bce. Il terzo punto riguarda il sistema produttivo, che in questi anni è riuscito a prendere meglio le misure alla globalizzazione e all’euro».

                I dati migliori, infatti arrivano proprio dall’industria e dalle esportazioni.

                  «Dopo 4 o 5 anni, finalmente, siamo di fronte ad una vigorosa ripresa della produzione industriale. Anche le esportazioni, che salgono del 5,3%, vanno bene anche se il commercio mondiale cresce di più».

                  I consumi delle famiglie restano sempre molto fiacchi.

                    «Il dato è un po’ più alto del 2005 ma è ancora abbastanza modesto. Credo che quando si riuscirà ad analizzare in maniera più analitica i dati vedremo che nell’ultimo trimestre la dinamica è stata più sostenuta. La spinta vera all’economia è infatti arrivata nell’ultima parte dell’anno».

                    Le prospettive per il 2007 sono buone?

                      «Il 2007 viene dato in lieve regressione in tutta Europa rispetto al 2006, però noi possiamo aspettarci qualcosa in più di quello che si era immaginato sino ad oggi».

                      Anche al punto di pensare di superare Francia e Germania?

                        «Noi nell’ultimo trimestre del 2006, per la prima volta da sei-sette anni, siamo cresciuti di più della media europea. E’ un abbrivio che ci consentirà senz’altro di toglierci qualche bella soddisfazione. Anche perché qualcosina e anche di più arriverà dalle misure che abbiamo varato. Penso alla Finanziaria, alle tante riforme, ai maggiori investimenti in infrastrutture, alle liberalizzazioni ed agli interventi del pacchetto per l’efficienza energetica. Tutte cose che aiuteranno sia i consumi sia le attività industriali».

                        Oggi Fmi e Ue hanno apprezzato i risultati, però subito dopo hanno chiesto di proseguire col risanamento.

                          «Ma noi sappiamo benissimo che la tenuta dei conti pubblici è un fattore fondamentale per dare certezza ai mercati, agli investitori ed ai consumatori, che non possono aspettarsi sorprese e chiedono manovre economiche sempre meno pesanti; e per togliere qualche spina dal futuro. Un segnale che, tra l’altro, poco a poco si traduce in fiducia».

                          Però in questi giorni si è detto che le riforme potrebbero alla fine venire annacquate dal quadro politico sempre incerto.

                            «Per me il problema di oggi è stare sul pezzo, lavorare e produrre atti di governo. Questo è il nostro compito e penso che dopo le evenienze di questi giorni noi ne usciremo facendo parlare i fatti e lasciando stare le polemiche».

                            Il Parlamento però i provvedimenti deve ancora approvarli…

                              «Certo, in Parlamento ci sono già 4 o 5 decreti ed una ventina di leggi di riforma e si rischia un certo intasamento. Però, a proposito delle mie misure, ho colto sempre la volontà di voler procedere e non di annacquarle. Se devo stare al primo dibattito alla Camera sulle liberalizzazioni il saldo è stato positivo e questo per me è molto incoraggiante».