“Intervista” Bersani: «Il governo va avanti se pedala»

05/02/2007
    domenica 4 febbraio 2007

    Pagina 8 – Primo Piano

    L’ INTERVISTA

      Bersani: le nuove pensioni?
      Non sono una clava

        «Liberalizzazioni: servirebbe una lenzuolata all’ anno. Il governo va avanti soltanto se pedala»

          L’ UNIONE
          Serve una sintesi dinamica
          tra le anime della coalizione,
          perché il problema non è
          durare ma governare

          LE RETI E IL FONDO
          Il fondo per le infrastrutture?
          Può essere considerato
          opinabile. Ma si sbaglia chi
          lo ha visto come il parcheggio
          delle reti, o una nuova Iri

            Rizzo Sergio

              Bersani: le nuove pensioni? Non sono una clava ROMA – Non è nemmeno un consiglio a Romano Prodi. Piuttosto, a tutti quelli che hanno voluto la bicicletta. Compreso ovviamente se stesso. «Stiamo in piedi soltanto se pedaliamo», dice Pier Luigi Bersani, in partenza per gli Stati Uniti. Vedrà i vertici dell’ Fmi, investitori, industriali, esponenti dell’ amministrazione Bush. A modo suo, pedalando: «Pedalare vuol dire accettare l’ idea di fare sintesi coraggiose. Allora le lenzuolate e lenzuolini, vanno bene i contributi di tutti. Tutti i santi aiutano».

              Proprio i santi ci vogliono, con gli stracci che stanno volando nell’ Unione. Giordano accusa Rutelli, Rutelli dice a Giordano che la misura è colma. Che sta succedendo?

                «È un episodio causato anche da una trappola dell’ opposizione che ci ha trovato impreparati. Ma il problema è comporre visioni non sempre collimanti e che finora siamo riusciti a gestire con una politica estera innovativa. Credo che ciascuna forza della coalizione debba assumersi le proprie responsabilità per avere soluzioni compatibili. Ognuno nel matrimonio porta pregi e difetti».

                Vedremo sull’ Afghanistan.

                  «La sintesi si troverà in modo dinamico e creativo, confermando fedeltà agli accordi ma dando più peso alla politica. Ci assumeremo il compito di qualche iniziativa».

                  La conferenza di pace che chiede Rifondazione per votare il rifinanziamento?

                    «Non do etichette. Abbiamo l’ esigenza di trovare sintesi che non stanno geometricamente nel mezzo delle posizioni più estreme, ma un metro più avanti».

                    Nella coalizione ci sono però posizioni davvero inconciliabili, come fra chi vuole pubblicizzare l’ acqua e chi vuole privatizzarla.

                      «Una volta che noi avremo sancito che l’ acqua è di Dio, perché non è un prodotto che si vende, che la sua gestione dev’ essere efficiente e la responsabilità della programmazione di questo ciclo è pubblica, troveremo la soluzione. Non è importante chi distribuisce materialmente l’ acqua, ma che sia efficiente. E l’ efficienza dipende dalla capacità pubblica di programmare l’ utilizzo di questo bene. Pubblico o privato non cambiano l’ acqua in vino».

                      Si sta esercitando a fare il mediatore fra Rutelli e Giordano?

                        «I Ds devono dare una mano a risolvere i contrasti. Dentro il governo l’ attitudine è questa: siamo orientati a fare uno sforzo di sintesi dinamica. Perché il problema di questo governo non è durare, è governare».

                        Prova numero uno. Mario Draghi dice che per le pensioni serve uno sforzo collettivo, come per l’ abolizione della scala mobile.

                          «Trovo del tutto ragionevole che se si allunga l’ aspettativa di vita, dovendo garantire una pensione decorosa alle fasce più basse di reddito e ai giovani, si individuino elementi di scorrimento dell’ età pensionabile. Ma non ritengo che si possano brandire le riforme, anche quella delle pensioni, come una clava, neanche fossimo in emergenza. Non riduciamo la riscossa italiana a un banco di prova ideologico».

                          Prova numero due. Il governatore aggiunge che le tasse sono troppo alte e penalizzano chi fa il proprio dovere. Perciò vanno ridotte con i frutti della lotta all’ evasione.

                            «È assolutamente necessario lavorare per ridurre il carico fiscale, ma questo sarà possibile non man mano che avremo qualche soldo in più, ma quando tutte le misure antievasione ed antielusione, una volta consolidate, ce lo consentiranno. E dobbiamo garantire che una quota delle risorse vada agli investimenti. Non vogliamo fare come Saint Just, ma solo ridurre l’ evasione alla media europea. In Italia l’ economia sommersa è il 27%, in Europa il 18%».

                            Prova numero tre. Perché non si fa lo scorporo di Snam Rete Gas dall’ Eni, che potrebbe avere effetti benefici sul prezzo del gas?

                              «Premesso che abbiamo preso anche misure per incidere sul prezzo, come la Borsa del gas, non ci sono problemi politici per lo scorporo. Il problema è che cosa facciamo della rete. Per me non dev’ essere per forza una soluzione pubblica in senso classico, ma di radicamento nazionale sì. Ci sono state già privatizzazioni finite in ripubblicizzazioni in mani estere».

                              Mettiamo tutto nel tanto criticato Fondo per le infrastrutture?

                                «Riconosco che quella operazione possa essere considerata opinabile come tutte quelle che prevedono partnership pubbliche e private. Chi tuttavia nel Fondo ha visto il parcheggio delle reti, o una nuova Iri, si sbaglia. Io non sarei affatto d’ accordo. Fra l’ altro, per mettere insieme la rete elettrica e quella del gas ci vorrebbe anche una motivazione industriale».

                                Intanto l’ Italia continua ad avere un sistema energetico dipendente da gas e petrolio.

                                  «Ma non vanno trascurate le prospettive tecnologiche. Il tema del carbone pulito è interessante, come quello di una nuova generazione del nucleare, con sicurezza intrinseca, centrali più piccole e trattamento delle scorie».

                                  Favole. Il carbone non lo vogliono i Verdi. E tutti dicono che da noi il nucleare è morto e non si può resuscitare.

                                    «Ora è impensabile. Stiamo ancora pagando l’ uscita dal nucleare di 20 anni fa. Parlo di un orizzonte temporale molto più lungo, come per l’ idrogeno. Ma promuovere una quota più alta di rinnovabili è già possibile. Senza considerare il risparmio energetico».

                                    Dica la verità: continueremo a pagare l’ energia carissima.

                                      «Presto faremo altre cose, come incentivare l’ aggregazione nella distribuzione del gas, troppo frantumata. Oggi ci sono 800 operatori che non hanno massa critica per diventare acquirenti. E i loro margini di guadagno vanno spesso nelle tasche dei comuni senza vantaggio per i consumatori. Non va bene. Ma i prezzi potranno calare seriamente quando avremo sovraccapacità di approvvigionamento».

                                      Il presidente dell’ Antitrust Catricalà dice che scorporando Snam Rete Gas l’ Eni potrebbe avere una scusa per non rispettare l’ impegno a importare più metano.

                                        «Capisco l’ argomentazione ma non mi pare dirimente. Ritengo più importante potenziare i gasdotti e fare i rigassificatori».

                                        La sorpresa della riforma delle authority è la commissione bicamerale per la concorrenza. Ma per Daniele Capezzone rischia di diventare soltanto un nominificio. Ha ragione?

                                          «Non è quello l’ obiettivo. Sulla riforma Enrico Letta e la sua squadra hanno fatto un ottimo lavoro. Io alla bicamerale ho sempre creduto. Nel futuro il governo organizzerà una funzione di promozione della concorrenza, con un sistema di autorità rafforzate. Saremo generici nelle indicazioni perché vogliamo che sia il Parlamento a riflettere sui poteri di questa bicamerale. Ma, per chiudere il cerchio, abbiamo ribadito l’ esigenza di un luogo parlamentare che si occupi di concorrenza e tutela del cittadino consumatore».

                                          Crede possibile che a presiederla sia un esponente dell’ opposizione?

                                            «Per quel che mi riguarda, possibilissimo. Stiamo parlando della modernizzazione del Paese, che riguarda tutti. Ed è un terreno sul quale si dovrà andare avanti».

                                            Bersani, non è che sta preparando un’ altra lenzuolata?

                                              «Ora si stanno muovendo tutti gli interessi colpiti o semplicemente turbati. Avremo settimane di fuoco, mi aspetto che vengano sollevati problemi di ogni genere».

                                              La preoccupa?

                                                «Ciascuna norma della lenzuolata tocca istituti piccoli o grandi che erano in vita da decenni. Credo che con un po’ di pazienza in pochi mesi, avremo sbrogliato questa cosa. Penso però che ogni anno dovremo fare un ripasso dal punto di vista del consumatore».

                                                Intende: altre liberalizzazioni?

                                                  «Stiamo definendo liberalizzazioni una cosa più complessa. L’ insieme dei provvedimenti che abbiamo preso esprime una linea di civismo popolare: diffonde l’ idea che le tasse vanno pagate, che ai giovani bisogna dare prospettive, che chi vuol avviare un’ attività può farlo liberamente e che il cittadino non è un suddito. Questa linea è l’ antidoto al populismo, di cui dobbiamo temere sempre sommamente. Vorrei che ogni anno trovassimo il modo per tenere sempre assieme queste quattro cose».

                                                  Una lenzuolata l’ anno?

                                                    «Se vuole chiamarla così… Ma la biancheria offre anche altre scelte». Di che genere? «Una persona mi ha scritto: Adesso aspettiamo la trapunta».