“Intervista” Bersani: il bonus ipoteca sul futuro

04/11/2003

ItaliaOggi (Primo Piano)
Numero
261, pag. 3 del 4/11/2003
di Teresa Pittelli

Bersani, il bonus ipoteca sul futuro

Il super-bonus per chi rimanda il pensionamento è un meccanismo sbagliato perché aumenta la retribuzione sul momento, ma riduce in prospettiva la pensione. E comporta spese aggiuntive per lo stato. ´Se si conoscono un po’ gli italiani si capisce che sarebbe stato meglio il contrario, sia dal punto di vista pratico che psicologico’, spiega Pierluigi Bersani, responsabile economico dei Ds. ´E poi lo abbiamo detto dall’inizio, l’incentivo è troppo costoso perché impone oneri aggiuntivi dovuti sul bonus per chi in pensione non ci sarebbe andato comunque’, continua Bersani, secondo il quale il governo farebbe meglio a convocare subito un confronto con i sindacati. Ma il giudizio dell’ex ministro dell’industria è negativo su tutta la politica economica del governo: ´la Finanziaria creerà un effetto depressivo’, dice Bersani, ´che naturalmente si farà sentire soprattutto al Sud, dove la soppressione di alcune misure fiscali non gioveranno agli investimenti’. Un allarme, quest’ultimo, che Bersani aveva già lanciato nei giorni scorsi al convegno ´Sud, miti e realtà’ organizzato dall’Assindustria di Crotone.

Domanda. Anche la Ragioneria dello stato dice che con il super-bonus del 32,7% non ci saranno risparmi nel 2004, e il tasso di adesione per alcune fasce di lavoratori sarà solo del 20%.

Risposta. Ma noi l’avevamo detto subito. L’incentivo non funziona dal punto di vista economico, perché comporta una spesa aggiuntiva per chi sarebbe rimasto comunque a lavoro. E perché comunque la gente sa fare i conti, e si accorge che lo scambio ´più retribuzione adesso e meno pensione dopo’ non sempre sarà conveniente. E poi ci sono le imprese.

D. Cioè?

R. Non sempre sono propense a tenersi gli anziani, preferiscono il ricambio con i giovani, e quindi potranno adottare contro-strategie.

D. Qual è la risposta del centrosinistra? Farete ostruzionismo?

R. Innanzitutto non si sa neanche che intenzioni ci siano sul calendario della riforma, perché la maggioranza mostra grande confusione al riguardo. Secondo me, prima di venire a discutere in parlamento, il governo dovrebbe riaprire un minimo di confronto con i sindacati, altrimenti tutta la vicenda rimarrà segnata dall’errore iniziale di non aver neanche provato a dialogare con coloro dai quali i lavoratori e i pensionati si sentono rappresentati.

D. Il sindacato vuole un confronto anche sui temi dello sviluppo e del Sud, che ritiene trascurati dalla Finanziaria. Cosa ne pensa?

R. Noi riteniamo del tutto inefficaci i provvedimenti di rilancio dell’economia. La Finanziaria funzionerà in chiave depressiva, perché una situazione di finanze in squilibrio e previsioni non calibrate costringe a intervenire in corso d’opera, con salassi sul tipo dei condoni, sfiducia e prudenza negli investimenti.

D. Una sfiducia emersa anche dall’incontro degli imprenditori del Mezzogiorno organizzato dall’Assindustria di Crotone.

R. Anche in quell’occasione ho sottolineato che quando si attenua l’orientamento a investire, la prima vittima è il mezzogiorno, soprattutto se c’è un’incertezza sugli strumenti di incentivazione, che sono aleatori, deboli e complicati.