“Intervista” Beppe Grillo: Il V-day del comico

06/09/2007
    giovedì 6 settembre 2007

    Pagina 15 – Politica

    Intervista
    Il V-day del comico

      “Un vaffa ai politici corrotti”

      Grillo: sabato saremo 200 mila nelle piazze d’Italia, una rivolta che nasce dal basso

        ALESSANDRA PIERACCI

        GENOVA
        «Sabato 8 settembre sarà il giorno del Vaffanculo day, o V-Day. Una via di mezzo tra il D-Day dello sbarco in Normandia e V come Vendetta. Si terrà sabato otto settembre nelle piazze d’Italia, per ricordare che dal 1943 non è cambiato niente. Ieri il re in fuga e la Nazione allo sbando, oggi politici blindati nelle loro auto blu e nei palazzi inconsapevoli di essere già morti. Altro che second life, loro sono già alla terza vita, ancora più improbabile».

        In un paio di mesi Beppe Grillo tramite il suo blog ha organizzato una manifestazione internazionale per promuovere una legge popolare contro la presenza in Parlamento dei politici condannati.

        Pensa che sarà un successo dal punto di vista della partecipazione popolare?

          «E’ già un successo, l’8 sarà solo una piccola conferma. Cinquantamila giovani hanno fatto politica vera, sul campo, organizzando in pochissimo tempo le manifestazioni in 298 città d’Italia, con il collegamento televisivo in diretta grazie a Ecotv cui tutte le emittenti possono collegarsi. Faremo 20 presidi e camminate davanti alle nostre ambasciate e consolati all’estero: Barcellona, Calgary, Chicago, Dublino, Las Palmas de Gran Canarie, Losanna, Madrid, Neuchâtel, New York, Oakland, San Francisco, Tokyo, Helsinki, Bruxelles, Denver, Locarno, Londra, Lugano, Lussemburgo, Nizza, Perth, Praga, Puerto del Rosario, Rio De Janeiro, Santa Cruz, Amsterdam».

          Quante le adesioni al momento?

            «Sono oltre 200 mila. E arrivano a migliaia le foto di intere famiglie, anziani e bambini, che fanno il segno del V Day, che sembra il segno di vittoria di Winston Churchill. Su YouTube ci sono filmati, slogan, canzoni, montaggi musicali, persino il bellissimo inno della giornata scritto dal rapper Leo Pari. Ma vorrei tranquillizzare i politici: non abbiate paura, una legge popolare in 50 anni non è mai stata appprovata. E’ una presa per il culo».

            Sta scherzando?

              «Certo. E’ vero che quando hai 50 mila firme la Cassazione ne richiede l’autenticazione dal Comune di residenza dei firmatari, ma noi grazie alla rete abbiamo una vera organizzazione e abbiamo preparato tutto. Abbiamo avvocati, ingegneri informatici, i notai per l’autenticazione ai banchetti sabato. Questo è il successo della rete, i politici sono morti e non lo sanno. Li lasciamo nel loro sepolcro, perché è l’inizio della fine. Se si chiede in giro, a qualsiasi cittadino, sono tutti d’accordo per cacciare i condannati dal Parlamento. Voglio vedere quando la portiamo alle Camere, se qualcuno avrà il coraggio di opporsi. Certo, potrebbero mettere qualche paletto, magari due mandati e mezzo per garantirsi la pensione. Invece tutti questi dovrebbero lavorare 36 anni, ma lavori duri, per scontare quello che hanno fatto. Del resto il politico deve essere una persona con un suo lavoro che per un certo periodo si presta al Paese e agli elettori e poi torna a fare quello che faceva prima. Questa sarà la democrazia dal basso».

              E’ convinto davvero che ci arriveremo?

                «Ormai i teatri sono vuoti e i politici si raggruppano tutti nei camerini, insieme con i media che ne rendono reale, parlando di loro, l’esistenza. Questo governo non è stato nemmeno capace di guadagnarsi popolarità sfiduciando il ministro della Giustizia Clemente Mastella».

                A che cosa si riferisce?

                  «All’indulto. Gli italiani non lo volevano. E’ servito a evitare il carcere a chi, spesso molto vicino ai partiti, aveva commesso reati contro la pubblica amministrazione, reati finanziari, reati societari, reati fiscali. Il resto sono balle. Gli effetti dell’indulto si sono visti in questi mesi. Adesso un governo di impuniti, senza fare ammenda, ci dice che vuole impedire le scarcerazioni facili. Che vuole combattere la microcriminalità. Io personalmente metto a disposizione dei familiari dei coniugi uccisi a Gorgo al Monticano i miei legali per fare causa al ministero della Giustizia».

                  Lei sarà presente alla manifestazione principale, che si terrà a Bologna: come mai non a Roma?

                    «Perché a Roma non ci hanno dato i permessi, avrà anche le notti bianche, ma è una città nera. Comunque Bologna è perfetta. Saremo in piazza Maggiore dalle 17 a mezzanotte con tanti artisti, giornalisti come Marco Travaglio e Milena Gabanelli, i ragazzi di Locri, don Ciotti e i genitori di Federico Aldrovandi, il ferrarese di 18 anni morto due anni fa durante un controllo della polizia. Ci saranno docenti universitari e scienziati per divulgare quello che non ci viene detto su energia ed economia. Tra i notai ci sarà l’ex magistrato Libero Mancuso».

                    Tutto grazie alla rete?

                      «Dovrebbe essere studiata, perché è l’unica forma di verità che ci è rimasta».