“Intervista” Benvenuto: «Quell’appello era rivolto a tutti, non solo ad Epifani»

11/10/2002

            11 ottobre 2002

            le interviste

            «L’idea era di richiamare tutti i sindacati ad uno spirito unitario»

            Benvenuto: «Quell’appello era
            rivolto a tutti, non solo ad Epifani»

            ROMA Giorgio Benvenuto, ex sindacalista e
            capogruppo Ds in Commissione finanze alla
            Camera, è uno dei promotori del documento
            circolato l’altroieri a Montecitorio e poi ritirato
            fra le polemiche interne all’Ulivo. Firmato
            da un gruppo di deputati della Quercia e
            della Margherita, il testo conteneva un appello
            all’«unità sindacale» e un invito, sembra,
            alla Cgil a rivedere la data dello sciopero generale
            fissato per il 18 ottobre. Benvenuto smentisce:
            «Nessun appello soltanto a Epifani, era
            un’iniziativa per ritrovare l’unità sindacale».
            Le condizioni potrebbero esserci: «Sui lavoratori
            Fiat, il Mezzogiorno, la Finanziaria
            nonc’è divisione». E con alle spalle l’esperienza
            da segretario generale Uil e Flm conclude:
            «Nessuno mi può convincere che da soli si
            vince».

              Facciamo chiarezza: qual era il contenuto
              di quel testo?

            «L’idea era di un appello indirizzato a tutte
            le organizzazioni sindacali per vedere, anche
            alla luce della vicenda Fiat, di ritrovare lo
            spirito unitario. In modo che nessuna delle
            tre sigle rimanesse ferma sulle sue posizioni
            ma, nel rispetto della loro autonomia, ritrovassero
            l’unità. Del resto ci sono segnali importanti:
            lo sciopero di tutti i lavoratori Fiat domani
            (oggi, ndr) e il dissenso contro la Finanziaria
            che mette insieme tutti, tranne Berlusconi
            e Tremonti».

              Quindi, nessun appello specifico a Epifani?

            «No, ripeto, a tutte e tre e non soltanto
            alla Cgil. Ritengo che i momenti di unità debbano
            prevalere su quelli di divisione, altrimenti
            si rischia di fare al fine dei capponi di Renzo.
            Dobbiamo muoverci da certe rigidità. Ci
            sono dissensi ben più grandi: il Mezzogiorno,
            le pensioni, i contratti di lavoro che non si
            vedono… I lavoratori vogliono un Paese che
            stia loro accanto».

              Ritiene che gli spiragli fra le tre sigle
              siano promettenti?

            «Guardiamo le risposte di Musi e Baretta
            a Epifani, Non siamo fermi a luglio, non ci si
            può impiccare al patto per l’Italia. Sulla disoccupazione
            alla Fiat e le fabbriche che chiudono
            non c’è divisione sindacale».

              Il documento è stato bloccato in casa
              Ds. Quale sarà ora la sua sorte?

            «L’appello resta fermo nella sostanza, poi
            dovremo vedere come proporlo. Il mondo
            non si ferma al 18 ottobre. La Cgil dice “non
            abbiamo avuto proposte”, Cisl e Uil dicono
            altrettanto. Dobbiamo uscire da questa situazione.
            Io credo che – nonostante le forzature
            giornalistiche, alcune dichiarazioni sopra le
            righe e una pericolosa tendenza all’estremismo
            - ci siano delle cose importanti, come lo
            sciopero dei metalmeccanici. Su questo auspicherei
            un’iniziativa unitaria delle tre sigle. E se
            la situazione Fiat non si sblocca, ricordo che
            in passato la solidarietà si esprimeva con un
            coinvolgimento delle diverse categorie».

              Ma la vostra non è stata una mossa un
              po’ improvvida data la delicatezza del
              momento politico?

            «Come sempre, e questo purtroppo è un
            problema dei Ds, viviamo drammaticamente
            la dialettica che non avviene negli organismi.
            Ci sono degli atteggiamenti precostituiti, c’è il
            complesso della Terza Internazionale. Era un
            appello trasversale, anche se è stato vissuto
            come una questione interna. Si trattava di un
            testo ancora in elaborazione nell’ottica di richiedere
            un’iniziativa politica dei tre sindacati.
            Purtroppo è diventata una questione di
            cucina, ha risentito di questo clima postcongressuale».

              Insomma, non c’era una richiesta alla
              Cgil di sospendere o revocare lo sciopero?

            «No, non vogliamo creare problemi a un
            sindacato che già ne ha, né vogliamo fare una
            conta. Ma io sono testardo e credo che proprio
            in questo momento si debba fare uno
            sforzo di pazienza e di comprensione per ricostituire
            l’unità sindacale. Nessuno mi può convincere
            che da soli si vince».
            f. fan.