“Intervista” Benetton: misure tampone, il rischio vero è frenare la crescita

23/09/2002


sabato , 21 settembre 2002
INDUSTRIA

L’intervista

Benetton: misure tampone, il rischio vero è frenare la crescita

Manca Daniele

«Con i provvedimenti tampone non si va molto lontano. Tanto più quando si sono create delle aspettative sino a pochi giorni prima. Le imprese come pure i cittadini hanno bisogno di certezze, di capire che cosa li aspetta. Il rischio vero è che quel p oco di crescita che ancora si riesce a realizzare possa essere definitivamente frenata». Luciano Benetton è sorpreso dell’ ottimismo che sino a qualche giorno fa si è profuso a piene mani e del successivo repentino cambiamento di accenti sulla situaz ione economica.

Cos’ è che la disorienta?

«Fino a qualche settimana fa sembrava che l’ Italia potessse evitare quanto stava accadendo nel resto d’ Europa. Vale a dire un rallentamento della crescita che imponeva delle scelte. Mentre alcuni Paesi euro pei rivedevano al ribasso le proprie stime sullo sviluppo, in Italia si continuava a mantenere previsioni ottimistiche di una crescita attorno all’ 1,3%».

Non più. Ora il governo ha cominciato a fare delle scelte. Tanto è vero che le decisioni annunc iate hanno spinto il presidente della Confindustria a parlare di stangata sulle imprese. Non è poco.

«Anche qui, qual è l’ effetto di togliere o rimodulare come si dice la Dual income tax (una forma di tassazione che agevola il rafforzamento di capit ale delle aziende)?».

Me lo dica lei.

«Al di là delle conseguenze puramente contabili che si potranno valutare attentamente in seguito, è importante che non si tratti di un provvedimento isolato ma che faccia parte di un programma realizzabile che te nga conto anche dello sviluppo. Altrimenti quello che si crea è la sensazione di varare una misura sulla spinta di un’ urgenza che non si era compresa prima».

Ma l’ emergenza esiste. Tanto che un premier imprenditore vara un provvedimento che le azie nde giudicano ostile. Del resto anche Schröder ha deciso di rinviare la riduzione delle tasse..

«E’ vero. Ma si metta nei panni degli italiani che fino a pochi giorni fa sentivano parlare ancora di riduzione delle tasse. D’ accordo essere ottimisti. Tutti gli imprenditori lo sono e devono esserlo. Ma si deve anche al tempo stesso essere realisti. E proporre a questo punto un cambio di rotta con obiettivi davvero possibili». Una cosa è certa: da ieri si è capito che la situazione è difficile. «E a maggior ragione si devono dare certezze. Si deve indicare la traccia che il governo intende seguire, così come si è fatto in Germania, così come fa Aznar in Spagna».

Ma Tremonti è stato più volte esplicito: non è colpa del governo se si è manifest ato un rallentamento della crescita superiore alle attese. O se c’ è stato l’ 11 settembre.

«Ci mancherebbe altro. E’ chiaro che il governo oggi si trova a dover agire in un contesto completamente diverso da quello di due anni fa. Ma proprio avvenime nti come l’ 11 settembre, e addirittura prima, quando l’ economia americana era già chiaramente in frenata, con ripetuti interventi sul tasso di sconto, forse dovevano spingere a una revisione dei propri programmi in anticipo affinché il Paese potess e confermare la fiducia che ha dato a questa maggioranza. Una fiducia che non va sprecata, che ha garantito una stabilità di governo per 5 anni».

Una fiducia data però su un programma che prevedeva a esempio la riduzione delle tasse. Non è facile far e marcia indietro, soprattutto se ridurre le tasse significa aiutare la ripresa.

«Già, ma in certi casi è meglio essere realisti. Guardi che la crisi che si percepisce in giro è forse più dura di quanto si possa credere. E se c’ è crisi le aziende fa nno meno ricavi e meno utili. Pagheranno meno tasse. I conti pubblici ne soffriranno e allora non serviranno provvedimenti tampone. Meglio essere schietti. Il governo non sia timoroso, ha davanti a sé ancora 4 anni, li usi al meglio per il Paese».