“Intervista” Baretta(Cisl): «Non accettiamo scambi con l’art.18»

11/04/2002



 
   
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«Non accettiamo scambi con l’art.18»

Intervista a Pier Paolo Baretta, (Cisl): «Aumentare i contributi per gli ammortizzatori è ridicolo»

MANUELA CARTOSIO


Senza oneri aggiuntivi per il bilancio dello Stato». E’ l’unica cosa chiara nell’articolo 3 della legge delega sul mercato del lavoro, quello dedicato agli ammortizzatori sociali. Ma senza un onere
anche per lo Stato, cioè per la fiscalità generale, non si possono riformare in meglio gli ammortizzatori sociali, osserva Pier Paolo Baretta, segretario nazionale della Cisl. Dunque, la proposta del governo è «insostenibile e ridicola» e quell’articolo è da bocciare. Mentre lo intervistiamo, da Roma rimbalzano i rumors sull’ultima del governo: far pagare la riforma degli ammortizzatori dalle imprese e dai lavoratori, aumentando i contributi.

«Per il lavoratori – risponde il sindacalista della Cisl – sarebbe una nuova tassa sul salario, per le aziende un aumento del costo del lavoro che il governo, con la decontribuzione previdenziale, vuole abbassare. Mi sembra una cosa impluasibile e impraticale»

Resta in campo, quindi, l’ipotesi finora più accreditata: finanziare gli ammortizzatori sociali – che sono assistenza – togliendo soldi alle pensioni, spalmando la stessa fetta tra soggetti diversi?

Una partita di giro a cui siamo fermamente contrari per molte e intuibili ragioni. Qui mi soffermo solo su una. Pensioni e ammortizzatori sociali sono cose diverse, non si possono sommare pere e mele. Gli ammortizzatori servono per gestire crisi congiunturali nella vita delle aziende e delle persone. Considerarli come normalità ricorrente nel tempo è malsano.

E se fosse proprio questa l’intenzione del Libro bianco della legge delega? Più flessibilità comporta più buchi di non lavoro nell’arco della vita. Di qui l’esigenza di "riformare" gli ammortizzatori sociali, magari abbassando la cig e aumentando l’indennità di disoccupazione perché "non si può dare tutto a tutti".

La filosofia del Libro bianco è che una persona cambi posto di lavoro in continuazione. Mette nel conto brevi parentesi di inattività, brevi perché altrimenti sarebbero in contraddizione con l’obiettivo dichiarato di aumentare l’occupabilità e l’occupazione.

Anche il sindacato vuole riformare gli ammortizzatori sociali. Qual è la proposta della Cisl?

Semplicissima. Cig e mobilità restano come sono. Si aumenta l’assegno di disoccupazione e il finanziamento della formazione finalizzata a trovare un nuovo lavoro. E’ una proposta condivisa da Cgil, Cisl e Uil.

Non per cercare il pelo nell’uovo, ma Cofferati ancora l’altro ieri ha proposto d’abolire i prepensionamenti e di "rivedere" cassa integrazione e mobilità.

Sull’abolizione dei prepensionamenti siamo d’accordo, sul rivedere la cassa integrazione e la mobilità sarei più prudente.

Altra differenza: per la Cgil ci vogliono almeno 10 miliardi di euro per riformare gli ammortizzatori sociali; per la Cisl ne basterebbero 2 e mezzo.

Basterebbero per avviare una riforma a tappe. Discutere sulle cifre non ha molto senso. Il punto fondamentale, su cui c’è assoluta unità tra le confederazioni, è se lo Stato ci mette dei soldi. Se sì, si può trattare, ovviamente dopo lo stralcio dell’articolo 18. Altrimenti quello del governo sugli ammortizzatori sociali è un bluff.

O una trappola usata dalle "colombe" della maggioranza per far sedere la Cisl al tavolo della trattativa, dividendo il fronte sindacale?

Io sono una colomba e so come si vola. Con questi mezzucci il governo non vola da nessuna parte. Gli ammortizzatori sociali sono importanti. Ma qualcuno crede che, dopo tutto quel che è successo e uno sciopero generale, la Cisl accetterebbe di trattare solo su quelli?

Togliete di mezzo l’articolo 18 e ripartiamo dal Libro bianco, ha detto più volte Pezzotta. E’ risaputo che lì ci sono cose che alla Cisl piacciono, che sembrano messe lì apposta per catturare il vostro consenso. Democrazia economica e "riforma" – chiamiamola così – della contrattazione. Cose che alla Cgil non piacciano per nulla.

Sulla democrazia economica le posizioni della Cgil sono in fase di evoluzione. Fa testo la sua disponibilità a confrontarsi unitariamente con Confindustria per tradurre in legge la direttiva sulla società di diritto europeo, che prevede la partecipazione dei lavoratori alle decisioni dell’impresa e non esclude la loro partecipazione ai profitti. Sul modello contrattuale, sbarazziamo il campo dagli equivoci. Ovviamente siamo contrari alla contrattazione individuale. Quanto al federalismo contrattuale: se significa abolizione del contratto nazionale, non ci sta bene; se significa riduzione del peso del contratto nazionale a favore della contrattazione di secondo livello, la cosa ci interessa. Quest’ultima copre solo la metà dei lavoratori. E’ una menomazione del potere sindacale su cui la Cgil credo debba fare una qualche riflessione.

Cosa succederà dopo il 16 aprile?

Te lo dirò dopo l’assemblea della Confindustria a Parma. Non si cospargeranno il capo di cenere, ma un segnale se vogliono cambiare fase o no lo devono dare. Il governo, dopo lo sciopero generale, oltre a stralciare l’articolo 18, dovrà sospendere in blocco la delega sul mercato del lavoro. Non siamo così fessi da trattare su una delega già approvata.