“Intervista” Baretta (Cisl): Sia vera concertazione

18/07/2003



        Venerdí 18 Luglio 2003
        Intervista


        «Sia vera concertazione»

        Baretta (Cisl): va recuperato lo spirito del ’93, la maggioranza non scarichi su di noi le sue difficoltà


        ROMA – La Cisl, come del resto gli altri sindacati, è pronta a riprendere il dialogo con il Governo, purché si tratti di vera concertazione e non solo di un espediente per scaricare sulle parti sociali i problemi della maggioranza. Pier Paolo Baretta, segretario confederale Cisl, pone le condizioni del sindacato e ricorda lo spirito vincente del 1993. Baretta, la Cisl andrà al confronto chiesto dal Governo sulla manovra economica?
        Credo che prima di decidere se partecipare o meno a questi tavoli di trattativa sia necessario un chiarimento con il Governo.
        Che tipo di chiarimento?
        A prima vista si potrebbe dire metodologico, ma in realtà si tratterà di un chiarimento tutto politico. Come dimenticare infatti come siamo arrivati a questa proposta del Governo?
        Perché, come ci si è arrivati?
        Sull’onda di una violazione degli accordi con il sindacato. Gli obblighi di concertazione assunti nel 1993 non sono stati rispettati. A Palazzo Chigi non abbiamo avuto a disposizione nemmeno un testo su cui confrontarci. L’illustrazione da parte del Governo sulle sue intenzioni è stata stringata, ma soprattutto superficiale. Non era un momento facile per il Governo e la maggioranza. Capisco tutte le difficoltà, ma forse proprio per questo è necessario affrontare preliminarmente il problema di come andare avanti in questo dialogo che adesso ci viene offerto.
        Non parteciperete ai previsti tavoli di discussione?
        Sarebbe sbagliato da parte nostra rifiutare un confronto su materie così delicate e importanti. Del resto noi abbiamo alle spalle un accordo, che Confindustria e Cgil, Cisl e Uil hanno firmato per indicare le vie da seguire per avere più sviluppo. Su questo accordo abbiamo chiesto al Governo un confronto, segno evidente che una predisposizioone da parte nostra al dialogo c’è.
        Qual è il problema, allora?
        Non vorremmo che le difficoltà dell’autunno, complicate dalle priorità del semestre di presidenza italiana dell’Unione, che può portare il Governo a rinviare alcune importanti decisioni, traducano questi tavoli di trattativa in incontri seminariali, del tutto incapaci di incidere sulle opzioni da assumere. Chiedete al Governo maggiore chiarezza? L’Esecutivo deve dire al sindacato se siamo di fronte a un rilancio serio della concertazione o a un semplice espediente utile per risolvere problemi interni alla maggioranza scaricandoli sulle parti sociali. Ben venga, quindi, la riapertura del confronto, ma non si cancella il fatto che finora la concertazione è stata svuotata del suo significato. Cosa vi darebbe la certezza che qualcosa è cambiato?
        Una scelta del Governo sulle priorità. Dal confronto con il Governo è venuto fuori con evidenza che esistono diverse ricette, dentro il Governo e tra le parti sociali. Si punterà sugli investimenti e lo sviluppo o si cercherà di tagliare la spesa sociale, pensioni e sanità? Occorre saperlo.
        La Cisl crede che sia possibile avere vera concertazione?
        Noi crediamo che sia necessario tornare a un metodo concertativo. Non c’è alternativa per governare le complessità sociali. Se si vuole davvero rilanciare il paese la concertazione è un obbligo, ma non abbiamo certezze su cosa intenda fare il Governo. Solo con il Patto per l’Italia sono state prese decisioni vere, e anche su quelle siamo in attesa di alcune risposte.
        Come dovrebbe comportarsi il Governo?
        Dovrebbe ripartire dal 1993, dallo spirito che animò quell’accordo. La situazione adesso è molto diversa, ma i problemi sono sempre gli stessi: l’emergenza economica, i conti pubblici fuori controllo, il bisogno forte di competitività e sviluppo. Allora vincemmo questa sfida.

        MASSIMO MASCINI