“Intervista” Baretta: «Chiudere la partita pensioni, poi il Dpef»

03/04/2007
    martedì 3 aprile 2007

    Pagina 17 – Politica e società

    Intervista
    Pier Paolo Baretta
    Segretario aggiunto Cisl

      «Chiudere la partita pensioni, poi il Dpef»

        Marco Rogari
        ROMA

        «L’idea di un super-Inps mi sembra sbagliata». Non usa mezzi termini Pier Paolo Baretta, segretario generale aggiunto della Cisl, in attesa che, superata la pausa pasquale, il confronto tra Governo e parti sociali entri nel vivo. Un confronto da chiudere prima del Dpef. Baretta afferma che sulla previdenza il punto di equilibrio può essere trovato nel congelamento dei coefficienti di trasformazione e l’innalzamento graduale dell’età pensionabile. E lancia un messaggio a Confindustria: su alcuni temi, come il mercato del lavoro, imprese e sindacati devono tornare a trattare direttamente senza la mediazione del Governo.

        Al tavolo il Governo non ha ancora parlato di risorse. Il negoziato non è troppo condizionata dal «tesoretto»?

          La discussione sul tesoretto rischia di essere un po’ fuorviante perché, se è vero che il processo di risanamento dei conti pubblici non può dirsi compiuto, è anche vero che non siamo più in emergenza. Occorre poi ricordare che le imprese hanno già avuto un vantaggio, quello del cuneo, che noi abbiamo condiviso. Il problema è che dalla discussione continua a rimanere fuori il tema dell’equità.

          Anche in questo caso servono risorse…

            Le destinazioni più serie del surplus fiscale sono due: aiutare seriamente la crescita con progetti finalizzati e non a pioggia; dare una risposta alle emergenze sociali, ovvero ammortizzatori e rivalutazioni delle pensioni basse.

            Prodi punta ad un rapido accordo. La Cisl resta convinta che sia possibile tagliare questo traguardo?

              Bisogna evitare di cascare nella trappola della Finanziaria. È quindi auspicabile chiudere la partita prima dell’estate, e comunque prima del Dpef.

              Il nodo cruciale è quello delle pensioni. Si comincia a parlare di scambio tra coefficienti ed età pensionabile…

                Spero che il dibattito possa trovare un punto di equilibrio sullapresa di coscienza che i coefficienti non sono un problema di oggi: qualsiasi intervento avrà effetto dopo il 2015, quindi il tempo per un ragionamento non vessatorio nei cofronti dei ghiovani c’è tutto.

                Siamo in molti a sostenere che così si abolirebbe di fatto il metodo contributivo. Che cosa risponde?

                  È un’accusa che respingiamo. Noi pensiamo che il contributivo abbia il suo ruolo, ma deve essere inquadrato all’interno della sostenibilità sociale e non solo di quella finanziaria. Quanto all’età, questo è un argomento dal quale non si può prescindere soprattutto perché mi sembra che stia prevalendo l’opinione di superare lo scalone. E questo non significa tornare alla soglia minima dei 57 anni fissata dalla "Dini".

                  La Cisl è favorevole alla nascita del super-Inps?

                    Noi siamo fautori della separazione di previdenza e assistenza e quindi l’idea di un ente unico mi sembra sbagliata perché realizzerebbe un «moloch» da cui non avremmo i risparmi attesi. Non mi convince neppure l’ipotesi della nascita del doppio polo previdenziale e assicurativo.

                    In agenda c’è anche il nuovo assetto della contrattazione di secondo livello. Un’intesa è possibile?

                      Sono stupito della sottovalutazione che Confindustria dà di questa novità importante che è presente nel documento dei sindacati. Quello che arriva questa volta è un segnale unitario su un punto specifico sul quale le imprese hanno una convenienza perché si parla di incentivi fiscali alla contrattazione di secondo livello.

                      C’è però chi considera preferibili gli incentivi contributivi a quelli fiscali…

                        Il mondo delle imprese dovrebbe cogliere questa occasione. E in ogni caso i sindacati e gli imprenditori devono tornare a trattare direttamente tra loro. Io penso che uno dei problemi che abbiamo è che ci siano solo tavoli mediati dal Governo: c’è un deficit di autonomia negoziale.