“Intervista” Baldassari: «Dai primi stipendi 2003 la smentita alle critiche»

08/07/2002



intervista
Mario Sensini


(Del 7/7/2002 Sezione: Economia Pag. 2)
IL VICEMINISTRO PER L´ECONOMIA SPIEGA IL «PATTO PER L´ITALIA»
«Dai primi stipendi 2003 la smentita alle critiche»
Baldassarri: vanno ai redditi più bassi i tre quarti del totale degli sgravi «Abbiamo un pacchetto concreto. Ora comincia una fase differente»

QUELLO firmato venerdì è un accordo storico, che mette finalmente a frutto l´altro grande patto, quello del luglio `93, che serviva per abbattere l´inflazione e agganciare l´Italia all´Europa. Il patto del luglio 2002 costruisce lo sviluppo, l´occupazione e la giustizia sociale. Per correre, a questo paese servono due gambe, e la seconda ora ce l´ha: adesso può finalmente iniziare una nuova fase». Mario Baldassarri, vice ministro dell´Economia di An, l´«uomo dei numeri» nella trattativa no-stop che ha portato governo e parti sociali alla firma del Patto per l´Italia, è raggiante. «E´ un pacchetto concreto, con obiettivi e strumenti precisi. Articolato su fisco, lavoro, Mezzogiorno e sommerso, perché tutto si tiene. Le regole sul mercato del lavoro, la maggior flessibilità, si associano alla maggior sicurezza garantita dai nuovi ammortizzatori sociali, alle misure per il sommerso che significano più garanzie, più partecipazione e più civiltà, e alla riforma fiscale che prevede la più grande riduzione delle tasse mai fatta in Italia, e concentrata sui redditi medio bassi. Ed è un piano condiviso».

La Cgil, però, ribadisce una valutazione decisamente negativa del Patto e del Dpef.

«Anche la Cgil è d´accordo sugli obiettivi della riforma fiscale, solo che non crede sia possibile farla, non crede ai nostri numeri. Saranno smentiti il 27 gennaio del 2003 dalle buste paga dei loro iscritti».

Dicono che sia stato lei a sbloccare l´accordo all´ultimo minuto, tirando fuori dal cilindro mezzo miliardo di euro in più per l´Irpef e altri 500 milioni per l´Irap.

«Ma quale cappello a cilindro. La verità è che c´è stato un gioco di squadra serio dell´intero governo. Ci siamo presentati compatti, con proposte concrete e una grande disponibilità. Abbiamo trattato fino all´ultimo, in qualche momento anche litigato di brutto, dopodiché la quadratura delle cifre doveva essere parte dell´accordo. Parte fondamentale, direi, perché la concretezza del Patto sta proprio nell´aver definito anche i numeri. Il fatto che la riforma fiscale parta su tutti i fronti, Irpef, Irpeg e Irap, ha permesso l´accordo di sindacati, Confindustria, artigiani, e commercianti».

Nel contratto con gli italiani Berlusconi aveva promesso la riduzione della pressione fiscale al 38% a fine legislatura, nel Dpef però la pressione arriva al 39,8% nel 2006. Perché?

«E´ saltato il primo anno di riduzione che non abbiamo potuto fare perché mancano esattamente quei 30 mila miliardi di extradeficit. Prima della riforma abbiamo dovuto tappare il buco».

Cofferati sostiene che per fare la riforma utilizzate i margini creati dal governo di centro sinistra. L´ex ministro Letta dice che il piano è vuoto, riempito solo da parole roboanti. Che ne pensa?

«Stendiamo un velo pietoso di silenzio sul bonus fiscale concesso dal governo Amato nel novembre 2000. Sono stati sperperati 14 mila miliardi dando 350 mila lire a testa, mille lire al giorno per ciascuno. Lasciamo stare pure la riforma impostata per il 2001 e gli anni successivi che prevedeva una riduzione modesta di tutte le aliquote, ma che non modificava affatto l´attuale curva della progressività, che è vera fino a 70 milioni di reddito, ma inesistente oltre quella soglia. La quantità della nostra manovra fiscale è doppia, la qualità è quadrupla, perché tagliamo il carico fiscale sui redditi più bassi, che beneficeranno dei tre quarti dei 40 mila miliardi di sgravi complessivi previsti a regime. E´ una riforma fiscale che rispecchia la radice politica e culturale di questa coalizione, e in particolare di Alleanza nazionale».

Con il Patto il governo si impegna alla riduzione della pressione fiscale complessiva, quindi anche dei tributi locali. Come faranno le Regioni a far quadrare i conti della sanità?

«Abbiamo parlato con loro e stabilito un tavolo tecnico per avviare questo monitoraggio. Dobbiamo lavorare insieme, noi possiamo aiutarle a risparmiare, ad esempio sull´acquisto di beni e servizi».

C´è l´impegno a non ridurre la spesa sociale nel 2003.

«Però nello stato sociale si possono fare riforme che garantiscano servizi più efficienti. Ci lavoreremo con i sindacati. Questo governo non è, come ci accusavano, il governo della macelleria sociale».

Ci saranno tagli alla spesa pubblica?

«Ci sarà un contenimento della dinamica di crescita della spesa. Si può tagliare molto sull´acquisto di beni e servizi: sono 180 mila miliardi l´anno, risparmiare il 10% vuol dire risparmiare 20 mila miliardi l´anno. Poi c´è la riforma del modo di governo, gli stanziamenti per i singoli ministeri saranno contenuti, però i ministri avranno possibilità di manovrare le spese da un capitolo all´altro. Saranno manager dei propri dicasteri».

Il deficit 2003, lo 0,8%, può essere considerato «close to balance» come chiede la Ue?

«E´ calcolato e concordato con la Ue. Il close to balance significa un deficit di 0,4-0,5% del pil. Lo 0,3% è rappresentato dall´output gap, la differenza tra la crescita effettiva dell´economia e il suo potenziale. Il 2003 non è un problema perché la crescita al 2,9% sfrutta una deriva congiunturale. La crescita tendenziale però si riduce al 2,3-2,4% nel 2004 e negli anni successivi, mentre con le riforme la crescita prevista dal nostro programma sale al 3%. Nel 2002 e nel 2003 dobbiamo costruire, per fare in modo che la ripresa congiunturale si trasformi negli anni successivi in una ripresa strutturale».