“Intervista” B.Leone: «Un meccanismo per rivalutare le pensioni»

29/03/2007
    giovedì 29 marzo 2007

    Pagina 15 – Economia & Lavoro

    Intervista
    Betty Leone

    Per lo Spi va impedita la perdita di potere d’acquisto delle rendite

      «Un meccanismo per rivalutare le pensioni»

        di Bruno Ugolini

        Non un contentino per le pensioni più basse, ma un meccanismo strutturale per i pensionati, in grado di impedire la svalutazione dei loro assegni mensili. Una politica, una strategia per il settore previdenziale. È la linea di condotta del sindacato che rappresenta milioni d’anziani ma che lotta anche per le nuove generazioni. Intervista a Betty Leone.

        Per lo Spi-Cgil, alla vigilia del tavolo di trattative, da dove bisognerebbe cominciare?

          «Esistono due vuoti nella riforma Dini: non parlava dei contributi figurativi per i giovani che lavorano ad intermittenza e non parlava della rivalutazione delle pensioni. Abbiamo un recupero, non completo, rispetto all’inflazione, ma non c’è più nessun aggancio rispetto alla ricchezza prodotta dal Paese. Tutti parlano di aumentare le pensioni basse, ma il tema che noi poniamo è un altro. Abbiamo una popolazione che invecchia e le pensioni si erodono. Non c’è un meccanismo che le difenda. E’ un problema per gli anziani, ma anche per l’economia del Paese. Questi sono il 25% della popolazione e la domanda interna dipende dalla loro capacità di spesa».

          Che fare allora?

            «Non chiediamo tutto e subito. Cominciamo, certo, dalle pensioni più basse, ma troviamo un meccanismo strutturale per la rivalutazione. Da applicare nel tempo. Il tema che mettiamo sul tavolo del governo è questo. Un’altra priorità è la legge sull’autosufficienza. Ecco: aiutare le famiglie potrebbe voler dire intanto aiutare quelle famiglie (due milioni e 800mila) che hanno un problema di disabili a carico. È un’emergenza riconosciuta in tutta Europa, salvo che in Italia e in Portogallo».

            C’è chi vi descrive come nemici dell’aumento dell’età pensionabile. È così?

              «Noi da anni pensiamo che non sia negativo ragionare di un prolungamento della vita lavorativa. Non comprendiamo l’innalzamento “legale” e automatico dell’età pensionabile. Vogliamo una politica capace di rendere effettivamente possibile la permanenza degli anziani nel luogo di lavoro o in altre attività».

              Invece c’è un’espulsione diffusa dalle aziende…

                «Anche nel pubblico impiego c’è una politica d’incentivazione ad espellere gli anziani considerati non più produttivi. Siamo perciò favorevoli a tutti gli incentivi volontari alla permanenza nel lavoro. Non basterà, così come non basterà nemmeno innalzare l’età pensionabile, escludendo i lavori usuranti. Ma il problema è come si fa a rendere produttiva una società che invecchia.»

                E come?

                  «Mettendo in atto politiche che facciano lavorare più a lungo le persone. Penso, ad esempio, ad una scelta sul part time non intesa solo come uscita soft dal lavoro ma anche come elemento di scambio d’attività».