“Intervista” B.Lapadula: «Prossima tappa, le pensioni»

04/10/2002


          4 ottobre 2002

          «Prossima tappa, le pensioni»
          Beniamino Lapadula (Cgil) spiega gli imbrogli della finanziaria
          Un’altra manovra «Il governo avrà bisogno di una manovra correttiva. Ed è prevedibile un blocco delle pensioni d’anzianità»


          MANUELA CARTOSIO


          «La prima fase della riforma fiscale avviata dalla finanziaria è interamente coperta». A
          Porta a Porta il viceministro dell’economia Mario Baldassarri ha buttato acqua sul titolo strillato ieri a tutta pagina dal Sole 24 ore: «Il Patto per l’Italia perde 2,1 miliardi di euro». Spulciando la relazione tecnica allegata alla finanziaria, il quotidiano della Confindustria s’è accorto che lo sgravio Irpef per i redditi medio bassi è conteggiato in 3,4 miliardi di euro di mancate entrate, mentre lo sgravio «per le famiglie» concordato dal Patto è di 5,5 miliardi di euro. Una differenza, in lire, di 4 mila miliardi, «persi» strada facendo dal Patto. L’ennesimo bidone della banda Tremonti? Beniamino Lapadula, dell’ufficio politiche sociali della Cgil, ridimensiona: è la dimostrazione che lo sgravio Irpef non è tutta farina del sacco di Berlusconi. L’aveva già deciso il governo Amato.

          Patto e finanziaria ai redditi medio bassi il famoso caffè al giorno lo regaleranno o no?

          La tazzina è salva. Per spiegare lo scostamento tra la cifra scritta in finanziaria e quella scritta nel Patto, Baldassarri si attorciglia in distinguo tecnici tra dato di cassa e di competenza. Le cose sono molto più semplici. Si conteggia una mancata entrata di 3,4 miliardi di euro perché l’ultima finanziaria del centro sinistra aveva già deciso una diminuzione dell’Irpef di 2 miliardi. Tutto qui. Solo che a chi ha sottoscritto il Patto brucia doverlo ammettere. Se si aggiunge la non restituzione del fiscal drag, vien fuori che il costo reale del Patto supera di poco il milione e mezzo di euro.

          Chiarito questo punto, sul versante delle entrate resta la megaincognita del concordato fiscale. E’ realistico che frutti 8 miliardi di euro?

          Non ci crede neppure il governo, tant’è vero che sta preparando un emendamento per trasformare il concordato in condono tombale. Neppure quello basterà a ramazzare 8 miliardi di euro. Con Berlusconi a palazzo Chigi i lavoratori autonomi hanno ripreso a evadere il fisco alla grande. Ma con i governi di centro sinistra e con gli studi si settore si erano dati una regolata. Per il passato, quindi, i lavoratori autonomi non hanno molto da condonare. Per questo Tremonti il condono dovrà farlo anche previdenziale ed edilizio.

          La Cisl pensionati ieri ha definito «offensiva» la finanziaria. Perché si è smarcata da Pezzotta?

          Perché il buon Maroni aveva fatto credere che i soldi avanzati dall’aumento delle pensioni minime sarebbe stato destinato allo stesso scopo per allargare la platea. Quei soldi, invece, sono stati dirottati altrove e i pensionati della Cisl protestano. Non so se l’uscita dei pensionati Cisl rientri in un gioco dello parti o sia un dispettuccio a Pezzotta di una categoria che pesa.

          Anche tu dai per scontata una manovra correttiva entro la prossima primavera?

          Sì, perché questa finanziaria è in gran parte virtuale. L’unica cosa vera è il taglio ai servizi sociali che gli enti locali saranno costretti a fare. La manovra aggiuntiva consisterà nel blocco delle pensioni di anzianità. Con il decreto fiscale il governo ha già tolto alle imprese 3 miliardi di euro, la promessa d’abbassare i contributi per i nuovi assunti non la può mantenere perché è un costo per lo Stato. Per fare la pace con D’Amato Berlusconi metterà mano alle pensioni senza aspettare che «ci pensi l’Europa».