“Intervista” B. Lapadula: “Epifani, attento sbagliamo tutto”

28/05/2007

    luned� 28 maggio 2007

    Pagina 22 Economia & Finanza

    Intervista

      Stefano Lepri
      Roma

        Beniamino Lapadula

          “Epifani, attento
          sbagliamo tutto”

            I riformisti della Cgil escono alla scoperto.

            �Mi pare che all’interno dei sindacati si stia sottovalutando la crisi del sistema politico – dice Beniamino Lapadula, responsabile del dipartimento economico della Cgil, personaggio chiave dell’epoca di Sergio Cofferati – perch� io credo che possa investire anche noi. Dalla crisi dei primi anni ‘90 riuscimmo a non essere travolti perch� ci siamo fatti carico di una responsabilit� nazionale. Questo certo oggi non � facile, ma vorrei che ci provassimo. Vorrei che ne discutessimo, all’interno della Cgil e anche della Cisl e della Uil�.

            Altri tagliano corto: salari e pensioni sono bassi, la gente � scontenta per questo.

              �E’ vero che lo sono. Ma il malcontento non � soltanto legato alla difficolt� di arrivare alla fine del mese. C’� anche una componente di generale critica del sistema politico. Senza una linea costruttiva ne usciremo perdenti anche noi�.

              In concreto?

                �Negli anni ‘90 Cgil, Cisl e Uil erano riuscite a guardare avanti su tutti e tre le grandi questioni aperte oggi: pubblico impiego, salari del settore privato, pensioni. Concordammo la privatizzazione del rapporto di lavoro degli statali; l’intesa del ‘93 sul costo del lavoro; la riforma Dini della previdenza. Ora invece non mi piace che Guglielmo Epifani voglia rinviare la discussione su produttivit� e merito degli statali a quando la partita del contratto sar� chiusa. Credo che gli stessi impiegati pubblici siano stufi di una situazione in cui il resto del paese li considera dei fannulloni�.

                Diceva che un problema di retribuzioni troppo basse c’�.

                  �C’� ma non lo risolviamo con la richiesta massimalista di “risarcimento sociale”. Non ci sar� niente per nessuno se l’economia italiana continua a crescere molto meno della media europea. Dobbiamo accettare il dialogo sulla produttivit�. Luca Cordero di Montezemolo aveva proposto un patto per la produttivit� tre anni fa; dobbiamo usare l’anno che resta del suo mandato per accettare la sfida. Altrimenti � probabile che il suo successore venga dalla componente pi� antisindacale della Confindustria, per intenderci quella di Vicenza l’anno scorso�.

                  E sulle pensioni? Da tempo lei sostiene che se non si accetta una revisione dei coefficienti cade tutta la riforma Dini.

                    �Si possono rivedere con tecniche diverse, non lasciare come stanno. Capisco che ci sia il timore di scavalcamento da parte dell’ala massimalista della maggioranza, ma qualche rischio va corso. Prodi 9 anni fa ci scavalc� sulle 35 ore ma un anno dopo Rifondazione lo fece cadere lo stesso. Ora, sarebbe meglio avere davanti a noi un governo con idee chiare; ma se non c’�, non � utile mettersi in una posizione di attesa�.

                    Qui mi pare che la parola d’ordine sia: con un governo debole, prendi i soldi e scappa.

                      �Sulle pensioni temo piuttosto un accordo parziale, ovvero un “non disaccordo” all’ultima ora: non si accetta l’impostazione del governo ma non si intraprendono nuove azioni di lotta. Oltretutto credo che i lavoratori lo vivrebbero ugualmente come una sconfitta�.

                      Il ministro Cesare Damiano ieri parlava di una nuova fascia di flessibilit� per lasciare il lavoro, da 60 a 70 anni.

                        �Dalla riforma Dini la durata media della vita � cresciuta di oltre due anni. Ma non si pu� lasciare inalterata la legge Maroni, difficile da gestire per le aziende stesse con quel salto brusco a 60 anni di et� minima per la pensione dal 2008�.

                        Insomma secondo lei il sindacato rischia di essere coinvolto nella sfiducia verso i politici.

                          �Montezemolo si � espresso in modo parzialmente strumentale e ignorando la quota di responsabilit� che spetta agli imprenditori; ma coglie umori profondi del paese, direi dei lavoratori stessi�.

                          Lei fa molte critiche a Epifani…

                            �Non mi piace nemmeno il suo “disincanto” rispetto al Partito democratico; credo che il formarsi di una grande forza vicina al mondo del lavoro sia nell’interesse della Cgil. Tornando alla Cgil, anzi, credo che giovi anche alla leadership di Guglielmo una sfida sul versante riformista. Fino ad oggi il dibattito rimane sbilanciato dall’altra parte�.