“Intervista” B.Lapadula: «Colpo basso contro la linea Cgil»

20/01/2004


 Intervista a: Beniamino Lapadula
       
 



Intervista
a cura di

Felicia Masocco
 

martedì 19 gennaio 2004
Lapadula: colpo basso
contro la linea Cgil
Il responsabile delle politiche sociali del sindacato: un’iniziativa personalistica

ROMA Beniamino Lapadula responsabile
delle politiche sociali della Cgil. La Margherita ha fatto la sua proposta sulle pensioni, la Cgil l’ha definita «incomprensibile». Rutelli ha rilanciato sui contratti, un fronte caldo visto che molti spingono per la revisione del modello contrattuale. Cosa ne pensa?
«Penso che una forza politica sia sempre legittimata
ad avanzare proposte così come il sindacato è legittimato a criticarle. Noi le critichiamo nel merito e nel metodo, perché ci sembra abbia prevalso un’inutile voglia di distinguersi, tenendo conto che il centrosinistra si era schierato con il sindacato unito: avrebbe dovuto la Margherita preoccuparsi di rafforzare questa unità. E invece la Cgil non può
che notare che ha fatto propria una proposta sulle pensioni avanzata ufficiosamente da alcuni dirigenti della Cisl».
E la convergenza si ripete sui contratti, sono anni che la Cisl propone un potenziamento del secondo livello.
«Infatti. E su questo secondo punto vorrei far notare che, questa sì, è materia delle parti sociali. La politica, come è successo nel ‘93 con Ciampi può favorire un’intesa utile allo sviluppo del Paese,
ma come debbano funzionare i contratti è una questione che riguarda le forze sociali e basta. Naturalmente anche su questo è legittimo per chiunque pronunciarsi, ed è legittimo per la Cgil criticare».
Tecnicamente, nel merito che cosa non va del modello contrattuale prospettato dal leader della Margherita?
«Mi sembra una proposta piuttosto confusa. Da una parte Rutelli conferma l’esigenza di sviluppare la contrattazione di secondo livello per contrattare soprattutto la produttività, dopodiché sostiene che questa contrattazione deve servire per far fronte ad un diverso costo della vita che c’è tra zona e zona, e addirittura adombra una via federalista ala contrattazione che a suo avviso verrebbe a favorire
gli investimenti nel Mezzogiorno grazie ai salari più bassi…»
Che chiamate col loro nome sono le gabbie salariali…
«Esatto. Qui c’è un dissenso totale. Sia per quanto riguarda il profilo sociale considerato che gran parte dei lavoratori del sud sono monoreddito e hanno a
carico figli disoccupati. Quanto all’efficienza economica, dello sviluppo del sud, sarebbe addirittura controproducente».
Perché?
«Prendiamo l’esperienza statunitense: fintanto che il sud degli Usa ha avuto salari molto più bassi del resto del paese, non si è sviluppato; dopo la fissazione di un minimo uguale sull’intero territorio
si è avuto uno sviluppo anche degli stati del sud. Farebbe bene Rutelli a guardare a questo invece di affrontare le cose con tanta approssimazione».
C’è il rischio di nuove divisioni con Cisl e Uil?
«Noi ci auguriamo che si riesca a mettere in linea posizioni comuni e nei prossimi giorni avanzeremo una proposta in tal senso a Cisl e Uil. Non si può
andare avanti in confronti senza una piattaforma
comune e senza idee comuni sulle iniziative di lotta se il governo dovesse procedere. Ci auguriamo che la posizione della Margherita non danneggi più di
tanto, ma al momento ha prodotto una
disarticolazione del fronte antigovernativo
e non lo ha rafforzato».
Nel confronto con il centrosinistra era mai emersa la volontà di intervenire sulle pensioni di anzianità?
«No, non si era vista questa volontà nella Margherita. C’era stata invece una convergenza su molti altri punti. Oggi siamo di fronte ad una sortita che si è guardata bene dal confrontarsi col sindacato: è chiaro che non c’è alcun obbligo, però non si rafforza la posizione che vuol difendere il sistema pensionistico dall’attacco della destra. Sembra che si confidi piuttosto in una qualche capacità dell’ala dialogante della maggioranza di entrare in campo».